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Luigi Malerba
Il sogno di Epicuro



Descrizione:

La società non allaccia le scarpe a nessuno, non contare sulla società per i lacci delle tue scarpe.

In una raffinata atmosfera onirica emerge, messa alla prova del tempo, la filosofia epicurea come affrancamento dalle sofferenze fisiche e spirituali.

Il filosofo Epicuro è trasportato in sogno dal suo orto in Atene alla Roma del ventesimo secolo, percorsa da tensioni sociali e popolata da una gioventù disillusa.


Progetto grafico di Roberto Gorla e Michela Barbiero

Argomento: Narrativa

Collana:
Chicchi

Anno 2008, 40 pagine - € 5,00 - ISBN: 978-88-6266-020-4

Approfondimenti
Luigi Malerba è nato a Berceto, in provincia di Parma, ed è vissuto, a Roma, dal 1950 al 2008.
Il suo ultimo libro è Fantasmi romani, Mondadori 2006.

Per ascoltare l'intervista di Tommaso Giartosio a Roberto Barbolini a Fahrenheit del 31 luglio vai su http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/mostra_libro.cfm?Q_EV_ID=258309


Incipit


Un orto ben coltivato, circondato da un muro. Addossato al muro un basso padiglione nel quale si intravedono alcune panche e un tavolo di legno grezzo.
Il filosofo Epicuro, un cinquantenne con una folta barba grigia, cammina fra i solchetti dell’orto, coltivato a rape, cavoli, lattuga, crescione, ravanelli, sedano, cipolle e altre verdure. Lo seguono cinque allievi fra cui una ragazza. Epicuro parla e intanto annaffia le verdure con una brocca piena d’acqua. Quando l’acqua è finita uno degli allievi gli porge un’altra brocca piena e va a riempire quella vuota a una fontanella addossata al muro dell’orto. Intanto Epicuro continua la sua lezione.
«…I piaceri si dividono dunque in “naturali e necessari”, come cibarsi; in “naturali e non necessari”, come cibarsi con alimenti raffinati; e infine vengono i piaceri che non sono “né naturali né necessari”, come arricchirsi.»
Un allievo con una faccetta simpatica e spiritosa si avvicina al filosofo.
«Maestro Epicuro, posso esprimere un concetto?»
«Sentiamo.»
«Io considero i ravanelli crudi un cibo molto raffinato. Il mio amico Sidonio li considera invece un cibo degno delle capre.»
«Il tuo amico Sidonio farà bene a lasciare i ravanelli per te o per le capre dal momento che non gli piacciono. Il piacere comunque non è unico e assoluto per tutti, non esiste “il piacere in sé” come dice Platone, ma vari generi di piacere in rapporto alle persone, agli oggetti, alle condizioni delle persone, all’occasione.»
Mentre parla, Epicuro distrattamente continua il gesto di innaffiare le verdure, ma la brocca è vuota. Un secondo allievo glielo fa notare. «Maestro Epicuro, stai innaffiando con la brocca vuota.»
Epicuro si rende conto della distrazione. «Se veramente continuassi a innaffiare, il fatto che la brocca è vuota non sarebbe rilevante. In realtà non sto innaffiando come tu hai detto, ma sto facendo soltanto il gesto di innaffiare. Insomma sto facendo un innaffiamento “platonico”. Con questo genere di innaffiamento le verdure non crescerebbero e noi finiremmo per morire di fame. Esiste una migliore dimostrazione che la filosofia deve essere tutta tesa ad aiutare gli uomini a vivere meglio, possibilmente a raggiungere la felicità, e che è inutile e perciò dannosa quella filosofia che propone soltanto idee astratte?»
«Come Platone» dice la Ragazza.
Epicuro sorride soddisfatto alla Ragazza, poi prende la brocca piena d’acqua che gli porge uno degli allievi e nell’altra mano tiene la brocca vuota. Le mostra tutte e due agli allievi, una vicina all’altra.
Epicuro alza in alto la brocca vuota. «Questa è la filosofia di Platone.» Poi mostra la brocca piena. «E questa è la filosofia di Epicuro.»
Poi dà la brocca vuota all’altro allievo perché vada a riempirla, e con quella piena riprende a innaffiare le verdure. Dopo qualche istante si ferma e gira lo sguardo intorno.
«Ravanelli, cavoli, rape, lattuga, barbabietole, sedano, cipolle, cetrioli… lo chiamano “il giardino di delizie”, e io sono d’accordo nel dire che queste verdure sono autentiche delizie, ma preferisco che questo luogo venga chiamato “l’Orto di Epicuro” perché di un orto si tratta e non di un giardino.»
Il Primo Allievo fa uno sbadiglio. «Posso esprimere un altro concetto?»
«Dimmi.»
Il Primo Allievo è incerto. «Il sole sta tramontando, maestro Epicuro…»
«La notizia è interessante, ma generica.»
«Con il tramonto del sole i tuoi allievi sentono la necessità di soddisfare un loro desiderio “naturale e necessario”.»
«Se è della cena che intendi parlare, gli ortaggi sono già stati raccolti e lavati. Possiamo dunque entrare nel padiglione.»
Epicuro depone la brocca dell’acqua e si avvia verso il padiglione seguito dagli allievi. Posato su un tavolo c’è un grande cesto con molti ortaggi. Gli allievi siedono intorno al tavolo insieme al maestro e prendono una ciotola ciascuno. Sul tavolo c’è anche una brocca piena di vino e delle coppe di metallo.
Gli allievi attendono rispettosamente, ma con impazienza, che Epicuro incominci a mangiare per primo. Il filosofo guarda il cibo, poi guarda gli allievi in attesa, evidentemente affamati.
Sorride malizioso.
«L’attesa aumenta il piacere.»
Il Primo Allievo mostra segni di nervosismo.
«Posso esprimere un concetto?»
«Certo.»
«Ho fame: l’attesa prolungata e i morsi della fame che l’accompagnano procurano dolore.»
Epicuro risponde allegramente.
«Abbandoniamoci dunque a quest’orgia di piacere!»
Epicuro prende un ravanello e lo addenta.
Gli allievi incominciano a loro volta a mangiare con voracità.
«Quando i nostri nemici ci accusano di essere dei gaudenti dediti ai più sfrenati piaceri dei sensi, in fondo non hanno torto.»




Recensioni

27/06/2008   Il Corriere della sera

Un sogno amaro, in una Roma senza ideali, di Giorgio De Rienzo 

I giovani credono che sia uno di «Comunione e Liberazione» e poco gli danno retta. Gli mostrano brutalmente come il suo pensiero sia stato stravolto. «Si direbbe che ogni cosa che io dica posso essere usata per uno scopo opposto a quello che io propongo, a vantaggio dei peggiori uomini del mondo», conclude Epicuro amaramente.
L’editore Manni manda in libreria lunedì 30 giugno un testo di Malerba scritto per la radio e mai pubblicato. Risale ai primi anni Ottanta: è dunque contemporaneo delle Galline pensierose (1980) e del Diario di un pensatore (1981). Proprio di sogno qui si tratta: Il sogno di Epicuro. Il filosofo è ritratto nel suo orto ad annaffiare le verdure e discetta con tre allievi, due giovani e una ragazza, prima di andare con loro a cena. Beve con loro, «china la testa sul tavolo e si addormenta».
Inizia il sogno. Epicuro «fa un balzo nel tempo di duemila anni e arriva nel mondo di oggi». Si trova a Roma, legge scritte di violenza sui muri sobbalza al passaggio di un automobile, sbarra gli occhi al passaggio di una gigantesca motocicletta», che scambia per un centauro con le ruote, alza gli occhi al cielo per ammirare un aereo, ma è costretto anche a vedere a terra «cumuli di spazzatura, cartacce, cassette di verdura, bottiglie vuote, sacchetti di plastica». Arriva in Campo dei Fiori e trova un gruppetto di giovani sotto la statua di Giordano Bruno. Come se fosse nel suo orto in Grecia parla loro da maestro, anche perché tra i giovani appariranno i suoi antichi allievi.
Sono ragazzi invecchiati precocemente. Usciti sconfitti da una stagione di impegno, cercano ora rifugio nella droga. Epicuro ha un bel dire che la «politica» va abolita e che la sola forma di Stato è quella «tenuta insieme dall’impulso naturale dell’amicizia».
27/06/2008   Il Venerd́ di Repubblica

Come l'Epicuro di Malerba conquistò i fricchettoni romani di Campo de'  Fiori, di Antonella Barina

Una serie di «incontri impossibili»: quello tra l’Innominato e l’Uomo Invisibile, tra Sancho Panza e Anna Karenina, tra Turandot e Bertoldo, tra l’Otello di Verdi e quello si Shakespeare… Brevi dialoghi – bizzarri, visionari – che Luigi Malerba scrisse per il teatro alla fine degli anni Settanta. E che, rappresentati in palcoscenico, non sono però mai stati pubblicati.
Solo ora uno di quei suoi randezvous surreali, Il sogno di Epicuro, che Mario Scaccia mise in scena tanti anni fa, viene portato in libreria: l’incontro paradossale tra il grande filosofo greco e un gruppetto di tossici dei nostri giorni. Perché Epicuro si addormenta (complice il vino) parlando ai suoi allievi e in sogno vola nella Roma del XX secolo, con uno sbalzo di più di duemila anni. Ed eccolo a Campo de’ Fiori, tra fricchettoni e coatti, che sobbalza a ogni clacson, trasecola alle sigarette, assaggia sospettoso la pizza («La vuoi banca o rossa?» « C’è anche colorata?»).
Intorno a lui, i giovani alternativi di trent’anni fa (per cui la barba lunga e la tonaca di Epicuro possono sembrare alla moda). Grande saggio e sballati tutti lì a discutere di politica e impegno, ma soprattutto di piacere. La sapienza del filosofo «per piacere non intendo quelli della crapula, ma il non avere dolore nel corpo né turbamento nell’anima» contro l’ebbrezza fatale della droga pesante.
Un divertissement amaro che lo stesso Malerba, prima di morire, ha ripreso e ritoccato, trasformando il testo teatrale in racconto per darlo all’editore Manni: sedotto dalla sua nuova collana Chicchi, snelli librini neri in odore di bibliofilia.
 
27/06/2008   Panorama

Tra Epicuro e Malerba, di Roberto Barbolini

«Per caso eri all’ultimo festival dell’Unità?» «No.» «A Orvieto per l’Umbria Jazz?» «No.» «A Montalto di Castro per la manifestazione contro la centrale a carbone?» «No. Sono arrivato oggi.» Chi risponde così alle futili domande del suo studentesco interlocutore sarà anche arrivato oggi, ma di sicuro non è nato ieri. Si tratta, nientemeno, che del filosofo Epicuro (341-271 a.C.), nome illustre dell’Ellenismo greco, viaggiatore onirico nella Roma dei giorni nostri.
Sconcertato, sorpreso? Macché. Magari gli manca un filino d’aggiornamento, non conosce la pizza o il principio d’indeterminazione di Werner Heisenberg, ma questo non basta certo ad appannargli la lucidità del ragionamento, né a fargli perdere l’atarassia, la calma del saggio che domina le passioni e non si lascia turbare dal caos della frenetica modernità.
Il sogno di Epicuro, in uscita il 30 giugno nella collana Chicchi dell’editore Manni, è l’ultimo scritto consegnato alle stampe da Luigi Malerba prima della sua scomparsa, a 81 anni, l’8 maggio scorso. Mentre per settembre Manni annuncia Parole al vento, raccolta di interviste allo scrittore corate dalla figlia Giovanna Bonardi, vale la pena di godersi questo estremo apologo dell’autore della Scoperta dell’alfabeto.
Non lasciatevi ingannare: anche quando se la prende con il «vuoto annaffiatoio» della filosofia di Platone, o si proclama padre dell’atomo in barba a Democrito (quel «mangiatore di lumache»), l’Epicuro malerbiano sta parlando di noi e per noi.
Lo fa con la voce ironica e pacata d’un vero scrittore, ma questo lo sappiamo: lodare Malerba è come portar vasi a Samo, non a caso patria di Epicuro.
12/07/2008   Tuttolibri - La Stampa
Immaginare Malerba
 
“l’immaginazione”, la rivista di Manni Editori, diretta da Anna Grazia D’Oria, rende omaggio a Luigi Malerba, morto in maggio, pubblicandone alcuni scritti tra cui gli epigrammi di Pechino («Meno male / Meno Mao / Questo è il mio tazebao»). Da Manni, di Luigi Malerba, sono in uscita il racconto Il sogno di Epicuro nella Roma del ’900, e, curato dalla figlia Giovanna Bonari, Parole al vento, raccolta delle migliori interviste rilasciate nella carriera letteraria.
27/07/2008   Il Sole 24 Ore

Il riso amaro di Epicuro, di Armando Massarenti

Un modo felice di fare dell’umorismo attraverso la filosofia è sperimentato da Luigi Malerba nel racconto Il sogno di Epicuro. Il sogno catapulta il filosofo nella Roma di oggi in un dialogo con dei giovani disincantati che alla sua “atarassia” hanno sostituito varie forme di menefreghismo bello e buono, impermeabili alla sua dea di politica basata sull’amicizia e al suo invito alla moderazione. Lui stesso verrà costretto a drogarsi, e quindi a provare quel genere di esperienze che la sua dottrina sconsiglia vivamente. Prima del sogno Epicuro si trova nel suo orto a dialogare con cinque allievi. Lo chiamano «il giardino delle delizie» ma in realtà si tratta appunto di un orto. Vi si coltivano ortaggi volti a soddisfare i piaceri “naturali e necessari”, lasciando ad altri quelli “naturali e non necessari”, come il cibarsi con alimenti raffinati, e i piaceri “né naturali né necessari”, come l’arricchirsi. Mentre Epicuro impartisce questa lezione sta innaffiando filari di rape, carote, lattuga, crescione, ravanelli, sedano e altre verdure che serviranno per un banchetto. In realtà egli continua a innaffiare le verdure mentre la brocca è ormai vuota. Un allievo glielo fa notare e, anziché ammettere la distrazione, Epicuro ribatte: «Se veramente continuassi a innaffiare, il fatto che la brocca fosse vuota non sarebbe rilevante. In realtà non sto innaffiando come tu hai detto ma sto facendo soltanto il gesto di innaffiare. Insomma sto facendo un innaffiamento “platonico”. Con questo genere di innaffiamento le verdure non crescerebbero e noi finiremmo per morire di fame. Esiste una migliore dimostrazione che la filosofia deve essere tutta tesa ad aiutare gli uomini a vivere meglio, possibilmente a raggiungere la felicità e che è inutile e perciò dannosa quella filosofia che propone soltanto le idee astratte?».
26/08/2008   Quotidiano di Lecce

Malerba ed Epicuro, di Rossano Astremo

Il sogno di Epicuro è l’ultimo scritto di Luigi Malerba, scomparso a 81 anni l’8 maggio scorso. Il testo, scritto per la radio e mai pubblicato, si sofferma su un sogno di Epicuro che, complice il vino, si addormenta parlando ai suoi allievi, e si trova catapultato nella Roma del XX secolo. Lo ritroviamo a Campo de’ Fiori, totalmente spaesato. Intorno a lui, i giovani alternativi di trent’anni fa. Nello specifico, il racconto è stato scritto nel 1980, anno che idealmente segna un mutamento forte nell’immaginario comune delle giovani generazioni: la partecipazione politica lascia spazio all’immersione totale nel mondo della droga. Epicuro e i giovani discutono di politica e di impegno, ma soprattutto di piacere.
Non solo Il sogno di Epicuro, però, perché Malerba rende omaggio all’autore della Scoperta dell’alfabeto sull’ultimo numero della rivista “l’immaginazione”, pubblicando alcuni scritti tra cui gli epigrammi di Pechino. Inoltre, annuncia la pubblicazione di Parole al vento, raccolta di interviste allo scrittore corate dalla figlia Giovanna Bonardi.
 
Per ogni cinque libri commissionati, se ne può scegliere uno in omaggio dall'intero catalogo.
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