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Dario Voltolini
Fabio
Descrizione:
Fu lì, sul cavalcavia che passa sulla ferrovia bordato di glicini, che mi venne di rivolgermi a lui
chiamandolo: – Fabio.
Questo è il racconto di un’odissea tra uffici d’igiene, laboratori di biologia, aule universitarie, per tentare di scoprire cos’è, o chi è, Fabio, strana creatura finita chissà come nella camera da letto del protagonista. Un peregrinare che diventa ricerca di sé. Fino a scoprire che, ormai, Voltolini e la creatura sono stretti in una ragnatela.
Progetto grafico di Roberto Gorla e Michela Barbiero
Argomento: Narrativa
Collana: Chicchi
Anno 2008, 32 pagine -
€ 5,00 -
ISBN: 978-88-6266-082-2
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Dario Voltolini è nato a Torino nel 1959.
Il suo ultimo libro è Torino fatta ad arte, EDT 2007. http://forum.aracnofilia.org/index.php?showtopic=11304&st=0#entry104228 INCIPIT
Voglio ricordare Fabio, a distanza di anni, perché fa parte di un periodo della mia vita diverso da quello attuale (eppure continua a essere la mia unica vita tutta quanta) e soprattutto perché mi ha tenuto per un po’ di tempo compagnia e non solo l’ho fatto uccidere, ma non l’ho nemmeno mai ringraziato.
Un giorno tornai a casa in tarda mattinata e trovai mia moglie e mia figlia al centro del lettone strette l’una all’altra. – Guarda là, – mi disse mia moglie indicando un punto della parete vicino alla porta, a poche spanne dal pavimento. – È uscito da sotto il letto e si è fermato lì, non sapevamo come fare. Un ragno nero e peloso stava immobile sul muro. A immaginarlo inscritto in una circonferenza come l’uomo di Leonardo, occupava l’area del coperchio di una scatola di pomodori pelati. – È mostruoso! – dissero. – Che schifo! E poi: – È uscito di corsa da sotto il letto, sembrava un topo! Quando ancora abitavo da solo nella vecchia casa (che mia figlia continua a chiamare “la casa nuova” per via che è di costruzione più recente rispetto a quella in cui tuttora abitiamo) sul balcone terrazzato c’erano dei vasconi di cemento in luogo della ringhiera, adibiti a vasi, pieni di terra. Avevo piantato rose, iris, una forsizia, e altri fiori. Fra i rami di una rosa aveva tessuto la sua tela un ragno esteticamente assai bello, nero e giallo, di un giallo dorato, grasso come un ditale. La tela era magnifica, nelle sue simmetrie lucenti se colpite dal sole. Se ne stava o al centro della sua architettura oppure accanto a una delle attaccature della tela su di un ramo della rosa. Catturavo mosche e gliele davo in pasto. Catturavo formiche e gliele davo in pasto. Raggiungeva agile come le dita di un pianista il punto della tela dove l’insetto si dibatteva, lo imbozzolava, recideva con colpi precisissimi alcuni fili intorno lasciandone solo uno da cui pendeva il bozzolo, come un salame messo a stagionare in una cantina fresca, appeso al soffitto. Poi ritesseva la tela ordinatamente. Un giorno scomparve e non lo rividi più. Era meraviglioso. Appartiene a un altro periodo ancora della mia vita. Ora il ragno sulla parete di casa era una presenza alquanto diversa. Cupo nel suo colore, tanto quanto era smagliante l’altro, confuso nella forma allargata a causa dei peli sulle lunghe zampe e sul corpo, tanto quanto nitido era l’altro, emanava però la stessa energia: non è detto che nella lunga storia dell’inimicizia tra gli uomini e gli insetti non abbia trovato posto da qualche parte un tacito e orribile rispetto tra gli aracnidi, in questo caso nostri alleati, e noi. Se su quella parete fosse andato a piazzarsi anziché un ragnazzo un insetto altrettanto peloso, altrettanto corposo, di sicuro una fatale ciabattata sarebbe partita subito, senza indugio. Invece il ragno era lì, in stallo come il resto della mia famiglia, in simmetrica fotografica stasi. Ma vivo e incolume. Andai rapido in cucina, presi un bicchiere bello grande e un foglio di carta, tornai in camera da letto, accampanai il ragno con il bicchiere e infilai piano piano il foglio di carta tra la parete e il bordo del bicchiere facendo attenzione a non ferire l’animale. Quando tutto il bordo del bicchiere stava sulla carta, portai l’intera prigione e il suo contenuto in giardino posandoli in piano su di un tavolo. Il ragno aveva fatto qualche mossa, ma ora se ne stava nuovamente immobile. Il resto della mia famiglia invece si sgranchiva. Mia figlia poteva finalmente osservare da vicino quella forma vivente che tanto la incuriosiva. Nessuno di noi aveva mai visto un ragno così grosso in libertà, fuori da mostre o documentari. Quello che suonava strano era che una simile creatura potesse essere viva nell’habitat di una metropoli.
Recensioni
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Letture, di Teo Lorini
Fabio di Dario Voltolini è la nona uscita di “Chicchi”, la nuova collana di Manni che ha il pregio di pubblicare racconti troppo lunghi o singolari per essere costretti entro i limiti di un’antologia, ma ancora troppo brevi per ambire alla dimensione di romanzo.
“Vedove nere, tarantole, si muovono nell’ombra dei nostri cervelli ancestrali. Presenze velenose su pietre umide, fredde e senza emozioni, secrezioni digestive che decompongono, che sciolgono, nel ghiaccio silenzioso di una iniezione anestetizzante e letale”.
Dopo una simile rassegna delle immagini archetipiche di terrore che il ragno evoca in noi, non stupisce che l’io narrante di Fabio, richiamato dalle urla di moglie e figlia, si precipiti a imprigionare in un bicchiere il colossale aracnide sbucato d’improvviso da sotto il letto. Assimilandolo a “una creatura che avesse in se stessa sia del parassita sia del ratto”, il protagonista di questo racconto cerca lumi presso l’Ufficio d’Igiene. È solo la prima di una serie di tappe che lo porteranno in giro per la cintura di Torino fra laboratori e istituti universitari, col ragno silenzioso al suo fianco nella prigione di un bicchiere sigillato.
Durante questi vagabondaggi dal retrogusto kafkiano, il narratore si lascia andare a flussi di ricordi repentini e casuali; guidando nel traffico lungo viali di circonvallazione e palazzacci grigi, emergono frammenti di passato (il libro letto tanti anni prima, un viaggio in Connecticut, i supereroi della Marvel) che sembrano quasi trovare nel ragno un ascoltatore telepatico, formidabile e paziente. Fino a quando, a metà di un cavalcavia, il protagonista si gira verso il suo compagno di viaggio e, senza sapere bene perché, lo battezza di slancio: Fabio.
Con prosa asciutta ed efficace, soffusa di tenerezza e autoironia, Voltolini intesse una novella in cui il destino ultimo di Fabio è meno importante del legame che, di tappa in tappa, la
creatura spaventata ha sviluppato verso l’altra, non più repellente e aliena ma, piano piano, vicina, oggetto di ammirazione e di umanissimo rimpianto.
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Ricordando Fabio
«Voglio ricordare Fabio, a distanza di anni, perché fa parte di un periodo della mia vita diverso da quello attuale...». Fabio è un ulteriore grano narrativo di Dario Voltolini nella collana di Manni “Chicchi” (in catalogo testi, fra gli altri, di Naldini, La Capria, Malerba, Piumini, Nigro). Chissà se esiste Fabio, chissà se è un semplice suono, chissà come ha trovato il suo autore. Tutto ebbe inizio una tarda mattinata, quando «trovai mia moglie e mia figlia al centro del lettone [...]. - Guarda là, - mi disse mia moglie indicando un punto della parete [...]. - È uscito da sotto il letto e si è fermato lì...»
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I piccoli libri, Chicchi preziosi di storie intense, di Giuseppe Pederiali
Negli anni Sessanta andavano forte i piccoli (come dimensione fisica) libri pubblicati dall’editore Vanni Scheiwiller in collane come la famosa«All’insegna del pesce d’oro» (specialmente poesia), o «Narratori» che dedicava una particolare attenzione a quelle opere che i grandi autori non consegnavano ai loro abituali editori perché troppo brevi o speciali. Insomma, delle vere e proprie chicche, qualcuna meritatamente entrata nell’olimpo dei classici, come il racconto «L’opzione» di Vittorio Sereni.
I piccoli libri (non tascabili, da taschino) piacciono, ed esistono degli appassionati che li raccolgono in tutto il mondo. Il più grande collezionista italiano è Giuseppe Somenzi. Certo il mercato non li assorbe facilmente: faticano a emergere nel mare delle librerie, tra cavalloni prepotenti e colorati, e sono destinati a un pubblico di raffinati estimatori.
Una collana di minilibri che ricorda molto quelli di Scheiwiller, seppure in una veste grafica più moderna, la sta lanciando l’editore Manni di San Cesario di Lecce. Si chiamano «Chicchi»: copertina rossa o nera con chicchi sparsi (opera dei grafici Roberto Gorla e Michela Barbiero), formato 11x16,5, pagine mediamente 30, prezzo fisso 5 euro.
Ogni titolo un racconto, scelto per la qualità, ma anche allo scopo di rappresentare al meglio lo stile e le tematiche di quel particolare autore. Ormai sono più di quindici, tutti di scrittori noti. C’è Sergio Pent con «Il cellulare», storia struggente della prima volta di un ragazzino di fronte alla morte di una persona cara. Magistrali le ultime righe del racconto.
Antonio Debenedetti in «L’ultimodandy» disegna la figura del signor M., un dandy degli anni Trenta, l’ultimo di una genìa cancellata dal cattivo gusto e dalla distrazione dei nostri giorni. Con «Maschere serene e disperate» Raffaele Nigro compone un amarcord dove, al contrario di quello felliniano, insieme alla nostalgia per la terra e per le persone, emerge la volontà di ricordare (e così recuperare) le tradizioni legate alla religione,alle credenze popolari, alla storia grande e piccola.
Alphonse De Sade è il protagonista del racconto di Roberto Barbolini «Sade in drogheria». Seguiamo il divino marchese in occasione del suo viaggio in Italia, dopo la fuga dalla Francia dove qualcuno (a cominciare dalla suocera) lo vuole morto. Ritroviamo il Barbolini narratore raffinato e divertente, perfetta guida per De Sade tra bordelli e drogherie.
Bravo e funambolico Dario Voltolini in «Fabio»: storia di una strana creatura finita nel letto del protagonista. Ma forse Fabio è meno strano di quel che sembra.
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Dopo il rientro (dalle vacanze) si riparte (con le chiacchiere da ufficio). Breve compendio, in 23 spunti, per essere aggiornati sui temi dell’estate, di Daria Bignardi VOLTOLINI Devi leggere assolutamente un racconto di Dario Voltolini che si intitola Fabio. Fabio è un ragno e Voltolini è un genio. Lo ha pubblicato Manni.
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Per ogni cinque libri commissionati, se ne può scegliere uno in omaggio dall'intero catalogo.
Si può acquistare in libreria (distribuzione PDE) oppure richiedere a noi specificando il codice fiscale; l'ordine sarà evaso contrassegno
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