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A cura di Filippo La Porta
È finita la controra

La nuova narrativa in Puglia

Descrizione:

In questa antologia Filippo La Porta fa il punto sulla narrativa pugliese che, a partire dagli anni Novanta, vive una sua Nouvelle Vague, o Rinascimento, o in qualunque modo lo si voglia chiamare.
19 autori nati tra il 1956 e il 1986 provano a dare un senso, anzi sensi diversi alla mutazione delle Puglie.
Raccontano delle contraddizioni e dell’incanto di una terra che può declinarsi al plurale; e di fallimenti che non sono solo dissipazione ma anche creatività ed epica.
Si legge una inconsapevole opposizione alla modernità e un suo irresistibile, inquietante, fascino. 
 
Brani dai romanzi di Cosimo Argentina, Vito Bruno, Gianrico Carofiglio, Carlo D'Amicis, Giancarlo De Cataldo, Girolamo De Michele, Mario Desiati, Omar Di Monopoli, Nicola Lagioia, Alessandro Leogrande, Elisabetta Liguori, Annalucia Lomunno, Flavia Piccinni, Andrea Piva, Emiliano Poddi, Pulsatilla, Angelo Roma, Livio Romano, Angela Scarparo
 

Argomento: Narrativa

Collana:
Fuori Collana

Anno 2009, 160 pagine - € 14.00 - ISBN: 978-88-6266-218-5

Approfondimenti
Filippo La Porta (Roma, 1952) è saggista, giornalista e critico letterario tra i più autorevoli delle ultime generazioni.
È autore di saggistica e di critica con Einaudi, Bompiani, Bollati Boringhieri, Donzelli, Le Lettere.
È consulente editoriale e collabora con numerose testate giornalistiche, fra cui “Il Corriere della Sera”, “Il Riformista”, “Il Messaggero”, “Left”, “XL di Repubblica”.
 
 



Recensioni

15/11/2009   Gazzetta del Mezzogiorno
Addio controra, in Puglia l'incanto sa di acido fenico
26/11/2009   Fahrenheit

Inchiostro Sud... icio

Chi si ricorda di Salvatore Bruno o di Antonio Rizzo? Fino a una quindicina d'anni fa erano gli scrittori pugliesi più noti. Oggi, tra residenti e emigrati, se ne contano a decine: da De Cataldo a Carofiglio, da Desiati ad Argentina, da Lagioia alla Piccinni, tutte le città della Puglia sono rappresentate. Che cosa spiega questa rapida fioritura? Cosa è accaduto nel tacco dello stivale in questi anni? Una nuova generazione racconta le contraddizioni, anche le più nere e torbide, di una terra sospesa tra tradizione e modernità. Se lo chiede il critico letterario Filippo La Porta nella prefazione a un'antologia appena pubblicata da Manni (E' finita la controra). Un fenomeno che stimola il confronto con le altre regione meridionali: la Sicilia, rappresentata nel nostro dibattito da Evelina Santangelo, e soprattutto la Calabria, il cui catalogo di narratori è oggi particolarmente ridotto.
Puoi ascoltare gli interventi di La Porta e Desiati scaricando il podcast qui: http://www.radio.rai.it/RADIO3/FAHRENHEIT/mostra_evento.cfm?Q_EV_ID=304750
01/12/2009   Qui Salento
I nuovi racconti di Puglia, di Antonella Pulimeno
 
Se la lunghezza geografica della Puglia è incontestabile quanto le sue differenze storiche, paesaggistiche e culturali, che in tale estensione convivono, altrettanto variegato e intenso è il suo panorama narrativo. Per Manni Editori Filippo La Porta, saggista, giornalista e critico letterario, analizza in una accurata antologia, È finita la controra. La nuova narrativa in Puglia, i fermenti letterari che hanno caratterizzato la Puglia dalla fine degli anni Novanta, attraverso diciannove autori nati tra il 1956 e il 1986.
Il volume si compone di alcuni brani tratti dai romanzi degli scrittori presi in esame, ma a questi il curatore fa precedere una introduzione, chiara e scorrevole, nella quale indaga le possibili influenze degli scrittori pugliesi del passato e le altrettante influenze provenienti dal contesto sociale. Ne deriva un quadro dalle tinte forti che fa percepire quanto le nuove leve della scrittura pugliese si sottraggono ai cliché della cartolina turistica della Puglia, quella che contempla solo il mare e il barocco, e dimentica di inquadrare le ciminiere e il lassismo impiegatizio. Solo apparentemente i giovani autori sono cinici e beffardi, nichilisti e volutamente ai margini, nevrotici e inquieti ma, tutti, attraversati da quella che La Porta definisce una “mutazione”, “un tipo umano spesso inafferrabile e invisibile” che, sottolinea, “non si rifanno a genealogie locali, non si rifanno a tradizioni e modelli riconoscibili”, bensì “sembrano quasi nascere culturalmente da se stessi”.
Dalla commedia alla tragedia, dal noir al thriller, fino al reportage, gli estratti dei narratori contemporanei pugliesi, riuniti in questa antologia, fanno, finalmente, venir voglia di pronunciare un nome pugliese in libreria.
29/12/2009   vertigine.wordpress.com

La Puglia che scrive, di Rossano Astremo

È da qualche settimana nelle librerie È finita la controra. La nuova narrativa pugliese, volume edito da Manni che raccoglie il meglio di quanto pubblicato in Puglia nell’ultimo decennio, curato da Filippo La Porta, uno tra i più attivi e militanti rappresentanti della critica letteraria italiana, collaboratore del “Corriere della Sera” di “il Riformista” e di “il Messaggero”. All’interno del volume sono presenti gli estratti dei romanzi di 19 autori nati tra il 1956 e il 1986, disposti in rigoroso ordine alfabetico: Cosimo Argentina, Vito Bruno, Gianrico Carofiglio, Carlo D’Amicis, Giancarlo De Cataldo, Girolamo De Michele, Mario Desiati, Omar Di Monopoli, Nicola Lagioia, Alessandro Leogrande, Elisabetta Liguori, Annalucia Lomunno, Flavia Piccinni, Andrea Piva, Emiliano Poddi, Pulsatilla, Angelo Roma, Livio Romano, Angela Scarparo. La Porta, nell’introduzione, sottolinea da un lato il grande fermento creativo presente in Puglia negli ultimi anni, quello stesso fermento che ha portato Goffredo Fofi, nelle pagine di “Panorama”, a parlare di una vera e propria Nouvelle Vague pugliese, e dall’altro la difficoltà di riuscire, all’interno dello spettro delle narrazioni interessanti prodotte, una sorta di file rouge che la racchiude. In sintesi, l’ironia con cui Pulsatilla infarcisce le pagine del suo best seller La ballata delle prugne secche ha poco da spartire con il taglio tragico della storia adolescenziale imbastita da Flavia Piccinni in Adesso tienimi. E gli esempi potrebbero continuare.
 
Noi del Nuovo Quotidiano di Puglia da anni ospitiamo tra le nostre pagine interviste e recensioni degli autori presenti nell’antologia perché, in concordanza con quanto scritto da La Porta, crediamo che grande energia creativa sprigiona dalle menti dei nostri giovani autori, come da anni non accadeva. Non è un caso che in Italia autori quali De Castaldi e Carofiglio siano tra quelli che più vendono nelle librerie e Desiati e Lagioia siano molto stimati da critici e giornalisti.
 
Qualche appunto su alcune scelte. Forse il volume di La Porta necessitava di un’introduzione più analitica che motivasse le scelte compiute. Ad esempio, perché questi 19 autori e non altri? Perché Vito Bruno e non Nino G. D’Attis, che con Montezuma Airbag Your Pardon e Mostri per le masse, entrambi editi da Marsilio, ha certo acquisito sul campo il merito di entrare nel novero dei narratori che contano oggi in Puglia.
 
O, ancora, qualche parola in più circa la scelta di pubblicare estratti da un libro piuttosto che da un altro dello stesso autore poteva essere spesa. Ad esempio, perché scegliere di pubblicare per Mario Desiati pagine tratte da Neppure quando è notte e non da Il paese delle spese felici?
Sia ben chiaro, qui non si stanno mettendo in discussione le scelte compiute. Il critico, per definizione, opere delle scelte. Quindi La Porta, quando ha confezionato il presente volume ha avuto ben chiaro in mente quale percorso seguire. La sensazione, però, è di spaesamento. Maggiori dettagli e informazioni avrebbero giovato alla forza complessiva dell’operazione.
16/01/2010   Corriere del Mezzogiorno - Bari

La carica dei neopugliesi, di Enzo Mansueto

Su queste stesse colonne, a inizio decennio, comparendo sullo scenario mediatico regionale, lamentavamo un deficit di visibilità della letteratura pugliese. Le scritture regionali, per un complesso incrocio di ragioni, che non sempre, ovviamente, riguardava la qualità intrinseca delle produzioni, stentavano a guadagnarsi una riconoscibilità nazionale. Angusto e marginale appariva anche il canone di autori che, con punte circoscritte di eccellenza, puntellavano il recente Novecento pugliese. Poi qualcosa è successo.
Complice un’ondata di rinnovamento, agitata non poco da sommovimenti politico-amministrativi, ma anche da una facilità a liberarsi dal fardello del regionalismo a tutti i costi, la nuova Puglia letteraria, in pochi anni, si è guadagnata la ribalta mass-mediatica. E se poco meno di dieci anni fa, pur con spirito provocatorio, qualcuno poteva a ragione affermare che l’Italia letteraria era senza tacco, da qualche tempo una tale ipotesi risulta improponibile. La Puglia, anzi, culturalmente fa «tendenza», e chiunque potrebbe citare un libro o un autore pugliese significativi. Non abbiamo qui lo spazio di approfondire la questione, nelle sue implicazioni critiche e non solo – per esempio intorno alle dinamiche delle «mode» culturali. Ma non possiamo non restare sorpresi di fronte ad un’operazione editoriale che, appunto, sino ad una manciata di anni fa, sarebbe stata impensabile: un’antologia esemplare della nuova narrativa in Puglia.
Tale è infatti la nuova proposta dell’editore leccese Manni, affidata alla cura del critico Filippo La Porta, che in più occasioni ha riservato pagine attente alla narrativa nostrana, intitolata È finita la controra. Un titolo che allude non troppo velatamente a quel discrimine che segna l’avvento di una nuova generazione di narratori: l’abbandono consapevole degli stereotipi linguistici e ideologici (la «controra» li assomma a sé) del meridionalismo letterario.
Diciannove autori nati tra il 1956 e il 1986 sono proposti al lettore con una snella selezione delle loro pagine più significative. Più che un’antologia, un campionario del prodotto letterario made in Puglia. Evidente è l’intenzione promozionale, in senso anche politico-culturale, dell’operazione, anche se essa, proprio alla luce di quella inaudita esposizione della cultura pugliese, in questi tempi, appare superflua. Tanto più che Filippo La Porta, dal quale ci saremmo aspettati una più sostanziosa riflessione critica sul fenomeno, si limita ad introdurre l’antologia con nove paginette, comunque utili a fare il punto, per grandi tempi oramai acquisiti sullo stato recente della critica letteraria: la varietà, pluralità irriducibile a correnti, motivata anche come riflesso di una varietà interna morfologica e antropologica; la condizione di frontiera che favorisce le lingue meticciate e i traffici interculturali, la mutazione antropologica da un mondo arcaico e contadino ad un laboratorio sfrenato del postmoderno; l’assenza di padri illustri, sostituiti da riferimenti esogeni e internazionali (il cinema, la musica, il fumetto, etc.); il pensiero «meridiano», nelle sue evoluzioni rivedute e corrette degli ultimi tempi.
Insomma, un provvisorio punto fermo su un fenomeno culturale che, per certi versi, ha già superato i provvisori tentativi di definizione.
20/01/2010   Quotidiano di Lecce
La narrativa pugliese: arcaica e postmoderna, intervista di Rossano Astremo

Il critico romano Filippo La Porta sarà a Lecce mercoledì prossimo per presentare presso la Libreria Gutenberg l'antologia da lui curata È finita la controra. La nuova narrativa in Puglia (Manni Editori).
Interverranno nel corso della serata il regista Edoardo Winspeare, il giornalista Pierpaolo Lala e, tra gli autori antologizzati, Elisabetta Liguori e Livio Romano. Abbiamo intervistato il critico, prima del suo incontro pugliese.

Come nasce l'idea di raccogliere in un'antologia il meglio della nuova narrativa pugliese?
"Casualmente. Una telefonata estiva e un invito da parte di Agnese Manni, a cui ho risposto subito con entusiasmo. Per una serie di ragioni. Perché le mie radici sono pugliesi: un nonno paterno di San Paolo di Civitate e una nonna materna di Lucera, dalla quale si è tramandata fino a me la ricetta di polpette fatte solo di pecorino e mollica di pane e poi messe nel sugo di pomodoro. Perché mio figlio diciannovenne ha fondato un gruppo di raggamuffin e ascolta quasi solo musica di Giamaica e Salento Perché mi sono subito venuti in mente alcuni scrittori pugliesi che apprezzo molto (probabilmente la stessa cosa non sarebbe successa, poniamo, con scrittori calabresi). E in ultimo perché a 15 anni mi incantò il cinema di Carmelo Bene".

Pur nel diverso uso della lingua e nelle diverse declinazioni di contenuto presenti nelle opere degli autori antologizzati, se dovesse connotare la nuova scena letteraria pugliese con poche parole, cosa direbbe?
"Meglio di altre narrative meridionali sa raccontare la miscela di arcaico e postmoderno, di localistico e globalizzazione. È cosmopolita e autoctona. Ma nell’introduzione ho insistito molto sulla varietà: tematica, stilistica geografica, linguistica. Si tratta di modi diversi di declinare la stessa appartenenza a un Sud, dell’Italia e del mondo. Del resto in un mio saggio in Narratori di un Sud disperso, avevo già parlato del Sud come di una modalità e uno stile di vita, che non coincide necessariamente con un’area geo-politica".

Nell'antologia ci sono autori di una sola opera ed altri autori con più libri pubblicati. Cosa l' ha spinto a scegliere alcuni titoli rispetto ad altri? Ad esempio, perché Né qui né altrove di Carofiglio e non uno tra i romanzi dell'avvocato Guerrieri? Perché l'esordio di Desiati e non Il paese delle spose infelici?
"Come lei sa, il critico oltre ad avere dei doveri ha anche dei diritti. Ho seguito l’ispirazione del gusto. Credo che l’opera di Desiati non abbia più raggiunto la freschezza narrativa e la intima necessità del romanzo d’esordio. A proposito del giallo e affini non è notizia di oggi che non mi considero un devoto del genere. Amo i noir al cinema, ma quelli letterari mi sembrano macchine narrative spesso molto complicate e con scioglimenti finali di assoluta banalità oltre ad abituarci alla idea falsa che la letteratura è solo intreccio".

Vittorio Spinazzola sull’annuario dedicato alla letteratura italiana, Tirature 2010, parla, riferendosi alle tendenze attuali della narrativa, di "nuovo realismo", citando tra gli "esponenti" di questa nuova corrente anche i pugliesi Desiati e Lagioia. Le sembra appropriata questa etichetta?
"Beh, è forse dal punto di vista letterario il tema principale di questa epoca. La fiction – ma forse l’arte in generale - in genere ha oggi il compito di raccontare la realtà nel momento in cui il mondo è divenuto un lunapark e i media ci propongono una postrealtà, spettacolare e manipolabile (che poi assomiglia alla fiction). Come si rappresenta la realtà? Certamente attraverso un artificio (la “forma”). Diceva Dante della sua opera: “Il ver ch’ha faccia di menzogna” (mentre ad es. il reality televisivo è la menzogna che ha faccia di vero!). Ma questo artificio deve funzionare, non deve dare impressione di gratutità. Tema affrontato dagli scrittori in vari modi, e con ampio ventaglio di risposte: reportage, inchieste, romanzi-verità, autobiografie narrative… Siti, Ammaniti, Saviano, forse Moresco, e poi in Puglia anche Desiati e Lagioia ma direi soprattutto Leogrande".

 
 
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