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Riccardo Notte
Emilio Notte

La vita, le opere

Descrizione:

Questo libro ripercorre le tappe dell’attività artistica e culturale del pittore Emilio Notte, nato a Ceglie Messapica nel 1891, morto nel 1982 a Napoli dove aveva a lungo vissuto e insegnato nell’Accademia di Belle Arti.
Molte sue opere sono presenti in musei e pinacoteche in Italia e all’estero. Fra queste la Galleria d’Arte Moderna di Roma e di Bologna, Palazzo Pitti a Firenze, il Quirinale.

Argomento: Varia

Collana:
Fuori Collana

Anno 2010, 112 + 32 a colori pagine - € 16.00 - ISBN: 978-88-6266-269-7

Note: Inserto con foto e opere dell'artista

Approfondimenti
Riccardo Notte è nato a Napoli nel 1958. Insegna Antropologia culturale presso l’Accademia di Brera, a Milano.
Ha pubblicato saggi scientifici su riviste e in volume e ha curato mostre internazionali, fra cui l’Anteprima I della XIV Quadriennale di Roma.



Recensioni

18/05/2010   Gazzetta del Mezzogiorno - Brindisi
Emilio Notte. La vita e le opere passate in rassegna, di Pierpaolo Faggiano
 
Dopo il sito web, ricco di aneddoti e testimonianze sulla vita, realizzato su iniziativa dell’Amministrazione Federico, il libro.
Esce in questi giorni, edito da Manni, Emilio Notte. La vita, le opere, prima biografia ufficiale che cerca di mettere ordine nella vita artistica e culturale del pittore Emilio Notte, curata dal figlio Riccardo. Un’operazione che si inserisce in un processo più ampio di valorizzazione del celebre pittore futurista (ma inserirlo solo in questo filone è riduttivo, come si evince dalla lettura del libro), come si sa nato a Ceglie ne l 1891 e molto legato alla cittadina messapica (tanto da farle dono di dieci opere, oggi collocate nella Pinacoteca che porta il suo nome).
«Affrontare una biografia pone sempre alcuni problemi al suo estensore – spiega l’autore, docente di Antropologia culturale presso l’Accademia di Brera -. Ogni profilo è frutto di interpretazioni, di punti di vista, anche perché l’orizzonte temporale del biografo è inevitabilmente diverso dall’oggetto della sua indagine. Nel caso in cui l’estensore sia anche figlio del biografato possono sorgere ulteriori inconvenienti. C’è il rischio di cadere nell’aneddotica, emozioni e ricordi possono deviare in situazioni impervie a danno dei fatti essenziali che devono guidare la ricostruzione storica. Perciò si è dato spazio soprattutto ai documenti che, nel caso dell’artista, sono costituiti in primo luogo dalle opere, ma anche dalle testimonianze e dai materiali d’archivio».
La stesura del libro ha richiesto un paio di mesi, ma la preparazione è frutto di circa vent’anni di ricerche.
Ricerche difficili e laboriose, durante le quali l’ostacolo principale – asserisce Notte – è stato proprio il padre che «associava alla manifesta caricatura artistica una inspiegabile “leggerezza” caratteriale nel senso che egli tendeva a non credere nella memoria storica, e meno che mai nella notorietà, almeno nell’accezione che noi oggi, immersi da cinque secoli nella civiltà della stampa e da vari millenni in quelli della scrittura attribuiamo alla parola “memoria”».
Notte conservava poco o niente delle cose che lo riguardavano (articoli di giornale o cataloghi delle mostre cui partecipava), vezzo che ha reso difficile (ma non impossibile) ricostruire la sua carriera. Diviso in 11 capitoli, il libro ha il pregio di collocare il maestro fra i grandi pittori del ’900, affascinato, si diceva, solo in parte dal movimento futurista.
Man mano che negli anni Venti il Futurismo andava attenuando l’impeto degli anni della Grande Guerra, e la pittura italiana andava rinunciando in parte alle sue istanze di avanguardismo, Emilio Notte rielaborava le sue linee espressive, un po’ facendo tesoro delle tendenze che man mano si susseguivano (cubismo, espressionismo tedesco ecc…) ma anche mediando con qualche rilettura dell’impressionismo francese.
Un’opera, questa fresca di stampa, che certamente indurrà riflessioni e contribuirà a conoscere meglio la pittura italiana del «secolo breve».
29/06/2010   Corriere del Mezzogiorno - Napoli
,Vita e opere di un maestro ricco di fascino. Che fu trascurato dalla sua Napoli, di Ugo Piscopo
 
Troppo umano, nel senso indicato da Nietzsche, artista in implicata tensione di ricerca, Emilio Notte aveva negli occhi lampi luciferini e insieme appelli di avvolgente affetto e comprensione per le debolezze e i limiti altrui.
Coerente e consapevole portatore di interrogazioni aperte e di scarnificanti esigenze di lavorio mentale come condizione fondante per la poiesi artistica, era nelle relazioni col mondo di un’umiltà rara. Me lo ricordo a un dibattito sull’arte contemporanea a Napoli, al Palazzo Reale, seduto tra il pubblico in attento, ma non esibito, ascolto. A un certo punto, un estimatore, che era stato già suo allievo, interruppe i riti previsti dall’agenda, esigendo, per la continuazione, che Notte sedesse al tavolo della presidenza. Se si doveva parlare di arte contemporanea, egli faceva notare, era doveroso dare rilievo concreto a un maestro di altissimo profilo in tale campo. Notte, senza alzarsi, con le mani aperte si faceva scudo alla sua persona e indicava a tutti che si proseguisse il discorso come da programma, perché importante era affrontare le questioni, non esibire le persone degli artisti, gli artisti passano, egli disse secondo una sua consolidata convinzione, l’arte resta. Per smuoverlo e portarlo al tavolo della presidenza, ci volle l’intervento materiale di tutto un gruppo di suoi ex allievi.
Sugli allievi, come sulle donne, Notte esercitava un fascino rapinoso al limite del plagio. E a Napoli, intere generazioni di artisti portano il segno del suo magistero. Tra i maggiori, Carlo Alfano, Armando de Stefano, Carmine Di Ruggiero, Gianni Pisani, Eduardo Palumbo, Lucio Del Pezzo. Con i colleghi dell’Accademia, però, e con gli altri pittori napoletani, erano scintille. Notte, naturalmente, dava ombra, era scomodo e bisognava fargli guerra. Il risultato di questa ostilità è stato che Napoli, città sprecona e masochista, si è fatta sfuggire l’opportunità di dare a Notte i riconoscimenti dovuti e, insieme, di appropriarsi di una parte di storia di sé.
I tempi, però, dovrebbero essere maturi per una mostra sistematizzante dell’attività di Notte, per un lavoro di ricognizione documentata e affidabile, per una operazione di serietà. Un utile contributo a tal fine è dato dalla recentissima pubblicazione della prima accurata biografia dell’artista, Emilio Notte. La vita, le opere. Ne è autore il figlio Riccardo, che tratta la materia con informazioni di prima mano e può portare luce su vari aspetti che finora sfuggivano o erano poco noti.
Nella monografia è ricostruita la vicenda dell’artista dalla nascita (1891) alla morte (1982), con un’esattezza perentoria di dati e di riscontri, che sono il frutto di memoria condivisa, ma anche di ricerche portate avanti per una vita. Esemplari sono le ricostruzioni del periodo trascorso da Notte a Firenze decisivo per la formazione intellettuale e artistica e per i suoi orientamenti verso l’avanguardia e il futurismo e del periodo milanese che fa lievitare la prospettiva futurista datasi a Firenze e introduce nell’immaginario dell’artista motivi e moduli nuovi. Anche sul periodo romano (1924-1936) si forniscono indicazioni inedite. Sul periodo napoletano (1936-1982), invece, il racconto scorre veloce e spiegabilmente risentito verso la partigianeria e l’ostilità pregiudiziali degli ambienti locali. Vuol dire che su questo Riccardo deve riaprire il discorso. Peccato che la condizione di figlio trattenga il biografo dall’abbandonarsi al flusso dei suoi sentimenti e che la consapevolezza che la biografia non è semplice regesto di dati induca l’autore a un rigore che talora è troppo severo.
01/06/2010   Progetto Campania
Emilio Notte, biografia di un artista errabondo 
 
Personalità eccentrica. Errabondo e inquieto per temperamento, il pittore Emilio Notte è di fatto ancor oggi e paradossalmente una delle personalità più note ma anche tra le meno conosciute nella sua interezza dagli storici dell’arte e dai critici contemporanei. Da oltre un decennio la sua opera è oggetto di una crescente riscoperta critica e storiografica.
Ora un libro, scritto dal figlio Riccardo e pubblicato da Manni Editori di Lecce ne ricostruisce il complesso percorso attingendo a documentazioni in gran parte inedite.
L’autore è stato particolarmente attento ad evitare l’aneddotica, le emozioni o i ricordi prediligendo i fatti essenziali per la ricostruzioni storica. Perciò, ha dato spazio soprattutto ai documenti, alle testimonianze e ai materiali d’archivio.
Nato a Ceglie Messapica, da genitori veneti, nel gennaio 1891, Emilio Notte mosse i suoi primi passi nel mondo dell’arte all’Accademia di Napoli nel 1906 ma si formò poi realmente a Firenze. Allievo di Giovanni Fattori e all’Accademia fiorentina di Adolfo De Carolis, vicino alle esperienze degli espressionisti europei e poi dei postimpressionisti, gravitò nell’ambiente artistico e letterario di “Lacerba”. Fu amico e sodale di Aldo Palazzeschi, di Ardengo Soffici, di Arnaldo Ginna, di Emilio Pettoruti. Nel 1915 entrò nel movimento futurista fiorentino, collaborando al periodico “L’Italia futurista”, dove nel 1917 firmò con Lucio Venna il manifesto del Fondamento Lineare Geometrico. Reduce della Grande Guerra, che aveva combattuto nelle trincee del Carso, nel 1918 si trasferì a Milano; frequentò Marinetti, Carrà, Russolo, Fedele Azari, e fu assiduo nel salotto di Margherita Sarfatti.
Venne poi la stagione del rappel à l’ordre, con nuovi trasferimenti, prima a Venezia, poi a Roma, dove insegnò all’Accademia di Belle Arti. Nella capitale entrò in relazione con il circuito di Villa Strohl-Fern e della celebre “terza saletta” del caffè Aragno. Nel 1936 si stabilì definitivamente a Napoli, città purtroppo lontana dal cuore del sistema dell’arte. Tenne la cattedra prima di Decorazione, poi di Pittura all’Accademia di Belle Arti napoletana di cui fu direttore per un decennio. A Napoli visse fino alla morte, avvenuta nel 1982. Notte partecipò a quasi tutte le Biennali di Venezia, dal 1910 al 1948, e alle Quadriennali di Roma dal 1931 al 1955. Sue opere figurano presso la Galleria d’Arte Moderna di Roma, la Civica Raccolta d’Arte Moderna di Milano, la Pinacoteca Civica di Brescia, la Galleria d’Arte Moderna di Bologna, a Palazzo Pitti e al Palazzo del Quirinale.
24/07/2010   Corriere del Mezzogiorno - Bari
Il ricordo di Notte. La vita e le opere dell’artista di Ceglie Messapica, di Felice Blasi
 
 
Lo scorso 12 luglio lo scrittore e critico napoletano Ugo Piscopo, in un intervento su queste pagine, ha ricordato la figura del pittore Emilio Notte, scomparso nel 1982 a Napoli dove aveva a lungo vissuto, insegnando all’Accademia di Belle Arti: un artista che ha attraversato tutto il Novecento, dalle avanguardie toscane di inizio secolo, al futurismo, al post-cubismo, passando poi negli anni ’50 in un realismo con dimensioni arcaiche, per giungere nel decennio successivo a quadri più ermetici ma sempre di forte impatto allegorico, quali una serie di Crocifissioni degli anni ’70. La recente pubblicazione della monografia scritta dal figlio Riccardo, Emilio Notte. La vita, le opere permette di avere una sintesi del percorso dell’artista che attende ancora una mostra completa e sistematica delle sue opere, come si augura Piscopo. Il quale ricorda l’ostilità che Notte subì a Napoli, «città sprecona e masochista, che si è fatta sfuggire l’opportunità di dare a Notte i riconoscimenti dovuti e, insieme, di appropriarsi di una parte di storia di sé». Forse però anche la Puglia potrebbe fare di più, come da qualche anno meritoriamente hanno iniziato a fare le diverse amministrazioni del Comune di Ceglie Messapica, prima con un convegno nel 2002 e oggi realizzando il progetto editoriale pubblicato dall’editore Manni, i cui proventi serviranno per restaurare alcune opere che l’artista aveva donato, ormai anziano, alla cittadina pugliese: perché a Ceglie Notte era nato il 30 gennaio 1891. La famiglia non era pugliese: il padre Giovanni era originario di Marostica, la madre Lucinda Fincati apparteneva ad una nobile famiglia vicentina. Giunsero in Puglia quando il padre fu inviato dal Ministero delle Finanze come Ricevitore dell’Ufficio del Registro, per riordinare l’amministrazione del territorio secondo i nuovi criteri dell’Italia unita. A Notte i paesaggi cegliesi della giovinezza restarono impressi per sempre e li ricordava in ogni intervista autobiografica. «A chiunque gli domandasse delle sue origini – racconta il figlio Riccardo – ripeteva che il colore, l’atmosfera e l’idioma della prima infanzia gli erano rimasti scolpiti nella mente e nei sensi e che, sebbene fosse veneto per antica famiglia e cultura d’origine, per il resto egli si sentiva cegliese sin nel midollo». Forse, per capire l’origine della poetica di Notte e per evitare rischi di provincialismo, andrebbe ricordato che il giovane Emilio, a seguito dei trasferimenti del padre, visse in tutto il Mezzogiorno continentale: a Bovino, nel foggiano, a Lagonegro in Lucania, a Serino e a S. Angelo dei Lombardi, in Campania, dove frequentò il liceo e diede le prove di una precoce vocazione per la pittura. Un artista meridionale al di sopra dei regionalismi: consapevole delle differenze fra le culture del Mezzogiorno, ne trasse l’elemento unificante di un’inclinazione realista che conservò ad impronta della sua opera, pur attraverso le sperimentazioni avanguardistiche in cui la sua creatività lo condusse. Osservava la vita degli umili e si calava nel vissuto della gente semplice per esaltarne il senso: come ne I contadini del 1914, un quadro di grandi dimensioni ed energia che rievoca il Quarto Stato di Pelizza da Volpedo, realizzato quando Notte si era trasferito a Firenze ed era già considerato tra i giovani protagonisti dell’avanguardia toscana. Quasi 40 anni dopo, ne La strage di Melissa (1953), con lo stesso intreccio di realismo arcaico e forza emozionale il pittore raffigurerà l’uccisione di alcuni contadini siciliani. A dimostrazione che il lavoro fu sempre per lui «assillo ma anche riscatto», come ricorda ancora il figlio Riccardo, un tema che ripropose in molte opere, tra cui il Corteo del Primo Maggio, di proprietà della federazione napoletana dei Ds e oggi alla Galleria d’arte moderna di Castel sant’Elmo a Napoli: contadini, operai, artigiani, intellettuali, donne e uomini, giovani e anziani, con il pittore tra loro, in autoritratto.
 
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