:: Manni Editori :: Home Page
 
   
 
 

Paola Baratto
Solo pioggia e jazz



Descrizione:

Il tempo e le sue ossessioni ma anche lo spazio del lavoro e della distensione e insieme i malanni del consumismo accanto alla capacità di affrontare la noia e coglierne gli stimoli creativi: questi princìpi animano una storia dove fatti e persone si colorano con una sottile avvincente ironia.

 

Argomento: Narrativa

Collana:
Occasioni

Anno 2005, 144 pagine - € 15,00 - ISBN: 88-8176-713-9

Approfondimenti
Della stessa autrice Carne della mia carne (2007) e Saluti dall'esilio (2009)


Recensioni

02/12/2005   Giornale di Brescia

Baratto, il respiro del tempo

Lo scorrere del tempo come fonte di contraddizioni ed ossessioni che tormentano
l’individuo già soggiogato, anche se dedito ad un iperattivismo che dovrebbe allontanare gli spettri dell’oggi e del domani, da un "horror vacui" la cui dimensione sembra non avere confini.
Un curioso albergo che s’affaccia sul lago, frequentato da una clientela affezionata, dove un giorno un ignoto viaggiatore giunge a proporre
una linea estetica che promette miracoli: "Immortalia", si chiama, ed evoca nel nome stravaganti incantatori ed esoteriche ricette per
sconfiggere l’inesorabile battere delle lancette dell’orologio. Una giornalista esperta in recensioni gastronomiche che si ritrova all’improvviso in uno scenario del tutto mutato: l’hotel è diventato un centro benessere dove ogni "plus" è finalizzato a mantenere l’illusione di un’eterna giovinezza, in verità già destinata a dissolversi in partenza. Lo denota il disagio, il senso di alienazione. O quel che il lettore, più o meno saggiamente, vorrà scoprire in questa cornice che affascina e intriga, sfumando verso le inclinazioni di ciascuno: tale è l’ultimo romanzo di Paola Baratto, Solo pioggia e jazz
(Editrice Manni), ieri sera al centro di una presentazione "sui generis" allo Scarlatto di
via Quarto dei Mille. Tra un aperitivo e uno
stuzzichino, all’insegna di un menù modulato sui protagonisti della stessa trama, l’occasione si è rivelata decisamente piacevole per conoscere
la nuova fatica letteraria (la quarta, dopo La cruna dell’ago, Finisterre, "Di carta e di luce) di Paola Baratto. «I miei sono personaggi e situazioni inventati, anche se, è naturale, lo scrittore "ruba" sempre un po’ dalla propria esperienza e prende spunto dagli incontri fatti
nella propria vita» spiega l’autrice. Il libro si articola in tre parti, ognuna delle quali è introdotta da una citazione illustre - di Baudelaire, Grenier, Wilde - una sorta di
"aiuto" per i lettori che vogliono cimentarsi in una personale interpretazione; lo stile
è sobrio, misurato, volto all’esaltazione dell’essenziale.
E il volume è da "assaporare": può rappresentare un momento di rigenerazione, uno scavo nella complessità della natura umana.

19/11/2005   Giornale di Brescia

Il tempo è un gioco di specchi, di Claudio Baroni

Poche frasi, due pennellate. E quel pontile lo avete davanti agli occhi. Un aggettivo e su quell’isola già ci siete approdati.Ha una capacità evocativa notevole Paola Baratto. Essenziale, nitida, sicura.
Dietro la prosa levigata si coglie il lavoro certosino, ma il lettore scivola leggero come sull’acqua del lago che circonda l’isolotto di Aldien. Terra incantata, albergo di charme. Anche se il proprietario, uno strano filosofo dai lunghi silenzi, non fa alcunché per compiacere l’ospite. Ognuno cerchi la sua dimensione, si ricavi lo spazio che vuole. E gestisca il suo tempo. Ecco: il tempo... Una sola condizione viene posta al visitatore: consegnare l’orologio; semplice gesto che provoca uno spaesamento non facile da gestire. Sull’isolotto di Aldien giunge la protagonista: giornalista specializzata in guide per viaggiatori esigenti e in recensioni gastronomiche (passioni che i nostri lettori conoscono nell’autrice per i suoi articoli nelle pagine culturali del "Giornale di Brescia"). Arriva attratta dal fatto che l’Auberge de l’Ennui (attenti ai nomi, nel libro hanno un ruolo tutto da meditare) abbia una clientela fedelissima. Perché? Eppure il lago non offre paesaggi suggestivi, la cucina è generosa ma ripetitiva e tutto si consuma, come diceva il titolo di un articolo dedicato al luogo, in Solo pioggia e jazz. Lento e ripetitivo il ritmo della vita, dilatati spazi e tempi. Nulla sembra accadere... Eppure giunge, un giorno, uno strano viaggiatore ad offrire i prodotti della linea estetica Immortalia. E tutto non sarà più come prima.
La protagonista avrebbe voluto lasciare quell’isolotto dopo una sola notte, è rimasta quasi per ignavia. Tornerà pochi mesi dopo, quando Aldien è diventata un centro di benessere dove ogni attimo e ogni angolo sono «ottimizzati» nel tentativo di sfuggire alla morsa del tempo e dei suoi effetti.
Le due parti del romanzo sono costruite con simmetrica e speculare scansione. Identici i luoghi, rovesciato tutto il resto. L’Immortalità ha preso il posto della Noia. E la nuova situazione crea più disagio che serenità. Non è un caso se il direttore del centro di benessere è un medico che un tempo (quanto lontano?) faceva da assistente ai torturatori. Non più di tanto velata è la critica al mondo dell’informazione, che si divide tra chi non coglie lo spessore della situazione e chi opportunisticamente vi aderisce e si adegua.
Suggestivo questo quarto romanzo che segna il ritorno di Paola Baratto al lavoro di lungo impegno.
Lieve, essenziale e profondo.
Continua la linea ideale già tracciata dai precedenti. Se La cruna del lago rifletteva sulla fine di una generazione che approdava traumaticamente al disincanto e Finisterre narrava di un mondo dove televisione e realtà sono ugualmente prigionieri del surreale, Di carta e di luce sembrava segnare la fine senza speranza, in un’Europa irrimediabilmente corrotta, di ogni possibilità di salvare la cultura, e forse anche la vita.
Tutti questi temi riecheggiano in Solo pioggia e jazz. Deliziosa l’idea di una biblioteca dove i libri sono sezionati, scomposti in singole pagine. Angosciante il montare della marea densa del lago che incancrenisce. E tutta «barattiana» è la terza parte, appena accennata, che lascia il romanzo aperto e il lettore - divertito, sorpreso? - alle prese con emblematici specchi per le allodole.

31/12/2005   Brescia oggi

Il senso del tempo nell’albergo della noia, di Massimo Tedeschi

Un gioco di specchi, un apologo sul Tempo, uno studio musicale in cui prevale il pianissimo, un acquarello in cui il verde brillante si disfa e poi si cristallizza, un arpeggio delicato sulle sillabe di un dizionario intimo.
Ci sono molti modi - lirici - per dire dell’ultimo romanzo della scrittrice bresciana Paola Baratto, Solo pioggia e jazz (Manni editore, pagine 149, euro 15). La prosa, invece, dice di un’invenzione magica e realistica al tempo stesso, irta di citazioni e genuine invenzioni.
Un’autrice di guide turistico-gastronomiche (ricordate il film Turista per caso?) approda con intenti stroncatòri all’isolotto di Aldin, una lingua di terra, prati e alberi non più lunga di mezzo miglio in cui sta acquattato l’Auberge de l’Ennui (sì, avete letto bene: l’albergo della noia). Un buen retiro dall’aria rètro dove si celebrano riti strani: le luci bassissime inibiscono lo svago della lettura, il bureau sequestra garbatamente gli orologi degli ospiti, le pendole sono immobili da tempo immemorabile, le villeggianti si entusiasmano ad osservare un chimerico bradipo che impiega anche venti giorni per risalire un albero, la biblioteca è folta di libri senza dorso e copertina, di cui si consulta un foglio estraibile alla volta. Il sottofondo musicale è monocorde, il maltempo costante, la cucina ristretta nella gamma di proposte: Solo pioggia e jazz è il titolo di una precedente stroncatura toccata all’Auberge gestito dall’enigmatico e filosofico Malco Avan che - come tutto il suo innominato Paese - porta le tracce di recenti ferite, di tragedie storiche da poco consumate.
Al Sanatorio Internazionale Berghof di Davos Giovanni Castorp e gli altri ospiti andavano (ufficialmente) per guarire dal male del secolo, in fondo per sfuggire a quella che sarebbe diventata la guerra civile europea. Ottant’anni dopo, all’albergo della Noia, un’eterogenea combriccola si ritrova non si sa se per guarire o per ammalarsi, di certo per sfuggire alla tirannia del tempo sincopato, assillante, iperproduttivo di fuori. Un’atmosfera torpida, blande liturgie quotidiane, una lentezza suadente e morbida irretiscono anche la turista per caso, che finisce per smussare la stroncatura e divenire - come gli altri - un’assidua dell’Auberge de l’Ennui.
Sull’isolotto incombe però una sorte oscura che, nel secondo movimento (pardon: capitolo) si svela: sulle rive del lago sono arrivate nuovissime autostrade, l’Auberge ha lasciato il posto a una clinica salutistica in cui si rispecchiano, martellanti, i ritmi del tempo di fuori. Il benessere è inseguito in maniera ossessiva, programmando ogni istante degli ospiti (se vi coglierà una sensazione di dèja vu, e ripenserete alla vostra ultima vacanza in un villaggio o in una beauty farm, non sarà casuale).
Sparito Malco Avan, il nuovo demiurgo è un sinistro dottore dall’inquietante passato. A minare il progetto provvederà la natura, con la scomparsa delle piogge e una eutrofizzazione putrescente del lago, che assedierà l’isolotto (e la clinica) con tonnellate di alghe graveolenti.
Il terzo, rapidissimo tempo del romanzo non scioglie la suspance che aleggia sull’isolotto, ma - in un gioco dichiarato di specchi - mette il lettore di fronte al proprio senso del tempo. Come certi carillon dalla musica malinconica e dolce, qui aprendo la scatola ci si trova di fronte all’immagine riflessa di se stessi e a un marchingegno perfetto ordito da un’autrice melodica, un’orologiaia lieve, una scrittrice di valore.

29/01/2006   Il Giorno - Brescia

Il viaggio, di Magda Biglia

Si intitola Solo pioggia e jazz il quinto romanzo di Paola Baratto, giovane scrittrice bresciana di talento.
Resta dai libri precedenti la domanda sul senso della vita, la ricerca di significati singola e collettiva, le atmosfere sospese tra realtà e sogno perché forse sta lì la risposta.
Ancora una volta le parole chiave sono l’acqua, il tempo, gli orizzonti.
Il viaggio, tema prezioso e ricorrente della sua produzione, si circoscrive qui in una situazione da “Montagna incantata” che sembra ferma e invece è un lungo percorso. In fondo ci sta un rifiuto dello strapotere volgare, che annulla l’uomo e impoverisce la natura.

23/02/2006   Giornale di Brescia

L'ossessione del tempo, di Anita Loriana Ronchi

Il tratto essenziale, nitido, sicuro, dalla forte capacità evocativa. Un nucleo centrale - il tempo - scandagliato nei suoi rimandi enigmatici, gioco di specchi che restituisce all’ineludibile finitezza del vissuto. Un libro che si misura «con un tema complesso, reso ancora più arduo dalla cifra del romanzo e dalla necessità di procedere per accumulazioni di indizi sino allo svelamento finale». Parole con cui il sindaco Paolo Corsini ha commentato l’ultima fatica letteraria di Paola Baratto, Solo pioggia e jazz, presentata al salone Vanvitelliano con l’intervento, oltre che del sindaco e dell’autrice, di Claudio Baroni, vicedirettore del "Giornale di Brescia" e di Massimo Tedeschi, inviato di "Bresciaoggi".
«Paola Baratto ha ormai raggiunto piena confidenza con una struttura letteraria non facile e che lei piega a esigenze interiori plurime» ha detto ancora Corsini, ripercorrendo i precedenti lavori della scrittrice bresciana, da La cruna del Lago del ’94, che si colloca «lungo il crinale del viaggio e dell’esplorazione di atmosfere irlandesi, stimolato dalla passione per la musica di un’isola incantata» a Finisterre, romanzo dai tratti surreali ambientato in Inghilterra. Di carta e di luce, dato alle stampe nel 2000, rappresenta - ha notato Claudio Baroni - un «grandissimo affresco della crisi dell’Europa contemporanea, nel passaggio dal secondo al terzo millennio». Ed ora l’approdo, col quarto romanzo, a una dimensione in cui la scrittura costituisce l’elemento più significativo; «scrittura scritta e non parlata», per dire di un’eleganza che non conosce improvvisazione o sciatteria: «Un libro che va letto d’un colpo solo, come una pièce teatrale, per cogliere tutte le preziosità che vi stanno nascoste» ha sottolineato il vicedirettore del nostro giornale.
La scrittrice, questa volta, s’immerge in profondità dentro un aspetto di portata esistenziale: l’evenienza del tempo, tiranno nel suo scorrere inesorabile, angosciante nel suo reclamare di essere costantemente riempito, anche quando lo si definisce «libero», ovvero da assaporare nel fluire del suo ritmo. Ma lo scotto da pagare è il «rimanere soli con se stessi e con i propri pensieri».
Molti gli elementi che affascinano nel racconto, ha rilevato Massimo Tedeschi: la raffinatezza dello stile, le invenzioni narrative originali ed incisive (dall’idea di una singolare e destrutturata biblioteca alla figura della giornalista esperta in enogastronomia, che manda all’aria i propri schemi quando non riesce a incasellare sapori e profumi), il dipinto di un’umanità variegata e quasi fatalisticamente riunita.
Il messaggio che emerge, in conclusione (ma un epilogo vero e proprio non c’è, piuttosto un invito a letture polimorfe e personali), lo comunica la stessa scrittrice: «La tendenza, oggi, a vivere il tempo come un’ossessione. I ragazzi vengono educati al terrore della noia, spinti alla socializzazione forzata, spesso delegano addirittura il divertimento alle iniziative altrui». Spunti che ci aiutano a riflettere, a rifuggire dalle strumentalizzazioni che fanno leva sulle nostre paure e a riappropriarci di ciò che maggiormente ci appartiene.

24/03/2006   Brescia oggi

Baratto, l’apologo del tempo rimosso, di Federica Papetti

Combattere il trascorrere del tempo è una guerra persa. Tale consapevolezza esplode non a caso nell’assenza del tempo artificialmente scandito dagli uomini, quando l’ozio prende il sopravvento sulla frenesia delle attività umane.
La scrittrice bresciana Paola Baratto con la sua ultima fatica letteraria, il romanzo Solo pioggia e jazz edito da Manni editori e presentato al salone Vanvitelliano in palazzo Loggia, si addentra nel mistero del tempo offrendo ai lettori un’opera di grande pregio stilistico. La sua scrittura raffinata, la prosa levigata, frutto di un lavoro certosino, è il dato sottolineato dal sindaco Paolo Corsini, ma anche dai giornalisti Claudio Baroni, vice direttore del Giornale di Brescia e Massimo Tedeschi, inviato di Bresciaoggi.
Il breve romanzo prende le mosse dal viaggio di una critica gastronomica catapultata in un albergo dove ogni ospite è obbligato a consegnare il proprio orologio prima dell’inizio del soggiorno. Incipit eloquente per un percorso letterario dove la noia apparente scandisce il passare dei giorni dei protagonisti. L’unica attrattiva è rappresentata dalle evoluzioni di un bradipo e dalla biblioteca con libri senza rilegature, nè copertine. È lo spunto suggestivo che permette all’autrice l’inversione di marcia nella seconda parte quando, invece, l’auberge diventa una clinica «no age» dedita alla promozione della linea di prodotti di bellezza «Immortalia». Solo nella terza parte «il soffio del nuovo manda all’aria le tessere» e - senza fornire anticipazioni sul finale - Claudio Baroni confessa l’assenza di un vero e proprio «the end». La scrittrice decide di lasciare il lettore ad un bivio, sicuramente con un punto di domada. Forse con punto esclamativo. Con questo romanzo, osserva Massimo Tedeschi, l’intreccio letterario trascina «il lettore in un gioco di specchi, e offre un grande apologo del tempo e sul tempo». La dimensione temporale descritta da Paola Baratto è una provocazione per riaffermare il valore del vuoto e del silenzio. Spazi che possono apparire un baratro sui pensieri angoscianti della condizione umana, ma luoghi indispensabili per elaborare la dolorosa finitudine del tempo, evitando cedimenti alle lusinghe illusorie dell’immortalità.

01/06/2006   Tabloid
Due orologi

La protagonista, esperta in recensioni gastronomiche vi trascinerà nella hall dell’Auberg dell’Ennui, un albergo in riva al lago, dove ci sono due orologi che indicano orari diversi e che subito dopo scoprirete fermi. Lo considererete un particolare di minima importanza, sospeso nelle prime righe di questo romanzo. Dovrete ricredervi perché, con la richiesta di consegnare gli orologi da polso alla reception e nel dipanarsi degli eventi, che porteranno l’albergo ad una nuova gestione, inizierà a divenire visibile un binario sottile. Questo binario, delicato e quasi impercettibile, è la voglia di vivere ubriacandosi di una vita che scorre lentissima fino a fermare il tempo, proprio come quei due orologi diversificati dalle loro lancette immobili e uniti dalla stessa fissità temporale. Ben altra cosa la vecchia gestione de l’Auberg dell’Ennui quando c’era solo pioggia, jazz e nient’altro.

14/12/2006   Giornale di Brescia
 Solo pioggia e jazz diventa un e-book. Gratuito.

Il romanzo di Paola Baratto è stato, infatti, scelto da Manni come nuovo libro da scaricare liberamente dal sito www.mannieditori.it, all’interno di un’iniziativa che ha portato la casa salentina, da circa un anno, ad essere il primo editore in Italia a dar vita ad un progetto - definito rivoluzionario - di copyleft (vocabolo che indica, con un gioco di parole, il contrario di copyright), sull’onda del dibattito aperto dal collettivo Wu Ming.
Il romanzo della scrittrice bresciana resterà a disposizione – in versione integrale – per circa un mese. Sulla home page di Manni c’è, in alto a destra, un’apposita mascherina, cliccando sulla quale si può accedere al file (in formato pdf, dunque scaricabile con il comune programma Adobe Acrobat Reader) che «traduce» elettronicamente le 144 pagine del libro della Baratto.
«Sono due - spiega Grazia Manni, amministratore unico della casa editrice salentina - le ragioni che ci hanno spinto a mettere in rete gratuitamente libri del nostro catalogo, selezionati fra quelli maggiormente indirizzati ad un pubblico giovanile e colto.
Innanzitutto la convinzione che sia giusto dare la possibilità ad un potenziale lettore di provare il "prodotto" e, solo successivamente, acquistarlo o regalarlo o ancora solo parlarne bene; per questo scegliamo libri di qualità, in cui crediamo molto.
Il secondo motivo è più commerciale: è ormai dimostrato come il copyleft aumenti le vendite di un romanzo, anche perché siamo convinti che nessuno potrà mai rinunciare al fascino di un libro vero, al suono delle pagine e alla comodità di poterlo portare sempre con sé».
«L’iniziativa - prosegue Grazia Manni - ha avuto un grande successo: mediamente, ogni romanzo ha avuto circa 800 download. Adesso abbiamo in cantiere, per il 2007, di potenziare la presenza del copyleft nel nostro catalogo».
Solo pioggia e jazz - pubblicato poco più di un anno fa - è un libro intrigante, che si regge sui pilastri di una scrittura tanto accurata quanto evocativa e di una sottile, acuta ironia.
È ambientato in un luogo immaginario, l’isola di Aldien, e - attraverso la storia di un albergo chiamato provocatoriamente «della Noia» e delle alterne atmosfere riservate agli ospiti, tra ozio suadente ed estenuanti dinamismi - svolge una riflessione sul Tempo e sui tempi.
La scelta di Solo pioggia e jazz come e-book prelude, anche, ad un ulteriore capitolo del rapporto tra la scrittrice bresciana e la Manni, che pubblicherà – presumibilmente prima dell’estate 2007, nella tradizionale veste editoriale su carta – il nuovo romanzo di Paola Baratto, tra riflessioni sull’attuale senso di precarietà ed inattese tinte «noir».
Lo fa con leggerezza, grazie ad uno stile asciutto ed incisivo mutuato dalle sceneggiature dei film francesi d’autore, ma anche con profondità di analisi.

 
Per ogni cinque libri commissionati, se ne può scegliere uno in omaggio dall'intero catalogo.
Si può acquistare in libreria (distribuzione PDE) oppure richiedere a noi specificando il codice fiscale; l'ordine sarà evaso contrassegno (+ € 3 di spese postali, per importi inferiori a € 25).