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a cura di Carlo A. Augieri
Le Identità giovanili raccontate nelle letterature del Novecento



Descrizione: Sono qui analizzati i personaggi giovanili come raccontati nelle  letterature del Novecento: atteggiamenti, caratteri, emozioni, percorsi di coscienza configuranti la condizione adolescenziale in un periodo storico di crisi dell’identità in generale.

Interventi di Carlo A. Augieri, Franco Brioschi, Remo Ceserani, Anna Dolfi, Giulio Ferroni, Giovanni Invitto, Luigi M. Lombardi Satriani, Romano Luperini, Franco Marenco, Augusto Ponzio, Antonio Prete, Giovanna Scianatico, Mario Sechi, Mario Signore e altri.

Argomento: Saggistica letteraria

Collana:
Studi

Anno 2005, 432 pagine - € 30,00 - ISBN: 88-8176-751-1


Recensioni

03/05/2006   Paese Nuovo

Così la letteratura europea parla dei giovani, di Eliana Forcignanò

Di identità giovanili si discute molto al giorno d’oggi: affrontano la questione discipline quali psicologia e sociologia, tuttavia, anche la critica letteraria sembra avere le carte in regola per dire la sua, perché i giovani sono sempre stati fra i protagonisti della letteratura e, nel Novecento, questa fondamentale presenza si è mutata e tradotta in aperta rottura con gli schemi del passato. Dal “romanzo di formazione” al giovane “scapigliato” in aperto conflitto con il mondo circostante e con i valori da esso proposti: l’emulazione della figura paterna, il rispetto per la tradizione, il bisogno d’introiettare modelli appartenenti a generazioni passate cedono il passo a istanze di “auto-formazione” e “auto-educazione”. Si rivendica, da parte del giovane che si affaccia alla vita, la libertà di seguire una strada propria, una propria “vocazione” al di là della guida, pressante e non più richiesta, degli adulti.
Un argomento davvero interessante quello de Le identità giovanili raccontate nelle letterature del Novecento, nonché il titolo di un Convegno, tenutosi circa due anni fa presso l’Università degli Studi di Lecce, i cui atti, a cura di Carlo Alberto Augieri, sono stati pubblicati di recente da Manni Editori.
Augieri, studioso di Critica letteraria e Letterature comparate, apre il volume con un’importante considerazione sullo status attuale della “questione giovanile” così come essa si è sviluppata nel mondo che ci circonda e che appare lacerato da un profondo conflitto generazionale: da un lato, gli adulti inclini a reputare i giovani immaturi e incapaci di crescere e assumere determinate responsabilità,, dall’altro, i giovani che non hanno alcuna intenzione di crescere e uniformarsi alla dimensione adulta connotata da un’innaturale e quasi ridicola tendenza a rimanere giovani “a tutti i costi”. In breve, i giovani hanno tanta paura di crescere quanto ne hanno gli adulti d’invecchiare. Apprendiamo, così, rammentando la giusta osservazione di Franco Moretti citata da Augieri, che la gioventù non è per l’Occidente una fase della vita, bensì un valore da custodire il più a lungo possibile, un segno di distinzione che rende orgoglioso chi lo possiede. La maturità, la senilità venerate ai tempi dei latini –i capelli bianchi erano, nell’antica Roma, segno di saggezza– sono un incomodo per l’Occidente novecentesco, epoca in cui si consuma inesorabilmente il declino della figura del “vecchio saggio”. D’altra parte, i giovani si rifiutano di abbandonare l’età dell’adolescenza per entrare in quella adulta. Scrive Carlo Alberto Augieri a tal proposito: “[…] Non voler maturare (formarsi) fino alla meta di diventare adulto significa, soprattutto, non inserirsi in una dinamica culturale a carattere finalistico, teleologico, tendente al traguardo concludente dell’avere un’ ‘identità’ forte e ben caratterizzata, che una cultura stabilisce e rappresenta come ethos dell’essere responsabilmente adulto”. (Op. cit. p. 10)
Viene in mente la dialettica hegeliana, la lotta per il riconoscimento fra autocoscienze che, però, qui subisce un curioso rovesciamento: l’autocoscienza del giovane non lotta per ottenere, da parte degli adulti, il riconoscimento che gli consentirebbe di entrare nel loro mondo, bensì lotta per rimanere ciò che è e per essere riconosciuto in quanto “identità giovane”. Nella dialettica “servo-padrone”, era il servo che, attraverso la piena padronanza del proprio lavoro e, dunque, la capacità di soddisfare bisogni, finiva per legare il padrone alle proprie abilità e diventare egli stesso “padrone”. Il giovane, invece, non ha alcuna intenzione di vincolare l’adulto, di mostrarsi, in un certo qual modo, capace nei suoi confronti, bensì vuol rimanere giovane e seguire la strada che si traccia da sé. Suo obiettivo non è vincere l’adulto sullo stesso piano, bensì, rendersi libero e distaccarsi dall’opprimente tradizione. Insomma, fra mondo adulto e mondo giovane rimane l’antitesi: la sintesi, l’Aufhebung è ancora una chimera e tale constatazione è valida nell’analisi dei romanzi del Novecento, quanto nella società attuale.
Il volume edito da Manni raccoglie una serie di pregevoli contributi offerti da insigni studiosi. Qualche nome: Franco Brioschi, Remo Ceserani, Giulio Ferroni, Giovanni Invitto, Romano Luperini, Giovanna Scianatico, Mario Sechi, Mario Signore. L’insieme di questi contributi restituiscono una visione a trecentosessanta gradi dell’argomento, fornendo al lettore gli strumenti necessari per una conoscenza dettagliata della questione. L’indagine non si arresta alla letteratura italiana: Anna Maria Piglionica ci parla de L’identità di Paul Morel in Sons and Lovers di D.H.Lawrence, mentre Alizia Romanovic descrive nelle sue linee essenziali il postmodernismo russo. Fra gli autori della nostra Penisola spiccano i nomi di Verga, Pirandello, Tozzi, Pasolini, Morante: un viaggio affascinante nel nostro patrimonio letterario che viene ripercorso con una chiave di lettura nuova, attraverso la quale i personaggi presenti nelle singole narrazioni oggetto di studio acquistano uno spessore, un significato “altri” rispetto a quelli tradizionali. Pensiamo, per esempio, a I Malavoglia del Verga e alla contrapposizione del giovane Padron ’Toni: quale miglior esempio di conflitto generazionale? “Con ’Toni –scrive Romano Luperini– estraneità e scissione diventano le marche distintive del personaggio del giovane nella modernità”. Si tratta, infine, di una scissione anche fisica, poiché il giovane dei Malavoglia è, a conclusione del romanzo, costretto ad abbandonare Trezza e il mondo di valori arcaici che tale luogo rappresenta. Potremmo citarne altri di esempi e tutti renderebbero più esplicito, sebbene in circostanze e luoghi differenti, il conflitto fra padri e figli. Conflitto in cui, ancora oggi, siamo immersi e del quale diventa sempre più difficile delimitare i confini.

17/05/2006   Gazzetta del Mezzogiorno - Lecce

Ragazzi del Novecento, di Dino Levante

 Uno, nessuno, centomila: sono le diversità di identità, sono gli altri che ci permettono di essere noi. Nel dicembre del 2003, nell’Università di Lecce si tenne un convegno sul tema Le Identità giovanili raccontate nelle letterature del Novecento. Di quelle relazioni sono stati pubblicati gli Atti, con lo stesso titolo, a cura di Carlo Alberto Augieri.
Nelle pagine sono analizzati i personaggi giovanili più significativi, così come raccontati nei testi letterari del secolo appena trascorso. Sono atteggiamenti, caratteri, emozioni, percorsi di coscienza che aiutano a configurare la condizione giovanile, adolescenziale, calata nel periodo storico noto per la crisi dell’identità più in generale. Si passa dalla letteratura a cavallo tra Ottocento e Novecento sino agli estremi esempi della «gioventù bruciata». Il volume raccoglie gli interventi di Franco Brioschi, Antonio Prete, Romano Luperini, Mario Secchi, Carlo Alberto Augieri, Anna Maria Piglionica, Giovanna Scianatico, Franco Marengo, Giovanni Invitto, Giovanni Pugliesi, Mario Signore, Remo Ceserani, Augusto Ponzio, Marco Santoro, Marco Gaetani, Anna Dolfi, Giulio Ferroni, Alizia Romanovic, Fabio Vittorini, Patrizia Guida, Susan Petrilli, Luigi Lombardi Satriani, e le comunicazioni di Pamela Serafino, Eleonora Carriero e di Simona Cives.
Si parte con l’affrontare il romanzo di formazione, cioè proprio dal tramonto di un genere letterario novecentesco.
Si passa alle considerazioni sui turbamenti derivanti dallo stato d’innamoramento, alle citate identità del giovane fra Otto e Novecento attraverso la figura di ’Ntoni Remigio. Il mito dell’autoeducazione è il titolo di un altro saggio che si sofferma sulla linea forte generazionale nella cultura della crisi tra gli anni 1880-1915. Gli autori più vicini alle problematiche giovani e dell’identità sono tutti presenti: da Paul Morel a D.H. Lawrence, a Luigi Pirandello, Carlo Emilio Gadda, Pier Vittorio Tondelli, e poi Elsa Morante e il più vicino Pier Paolo Pasolini.
Di ognuno di essi vengono riproposti gli scritti che ravvivano le tematiche dell’identità giovanile, anche come metafora «aperta» della somiglianza «dissimigliante». La narrativa contemporanea analizza gli stessi «giovani» nella scrittura, e gli esempi sono dati dagli adolescenti che nel dopoguerra si sforzano di conquistare un rinnovamento della scrittura. È la gioventù, che si nasconde, che si maschera come fa nel teatro di Jean Paul Sartre, ma anche quella delle borgate romane raccontata da Pasolini, alla ricerca di un’identità senza tempo. Il lettore si raggirerà tra autenticità e diversità, tra i mille volti dell’età giovanile compreso il famoso «giovane Holden». Un’occasione per trovarsi e ritrovarsi negli scritti di un tempo e di un modo d’essere.
28/05/2007   www.booksblog.it
Tra padri e figli, di Rossano Astremo Le identità giovanili raccontate nelle letterature del Novecento è il titolo di un convegno tenutosi presso l’Università degli Studi di Lecce, i cui Atti sono stati pubblicati da Manni, in un volume curato da Carlo Alberto Augieri. Una tre giorni di studi che ha visto alternarsi docenti di tutto rilievo, accademici di primo piano: il compianto Franco Brioschi, Remo Ceserani, Anna Dolfi, Giulio Ferroni, Romano Luperini, Antonio Prete, Augusto Ponzio, Mario Sechi, Giovanni Invitto, Giovanna Scianatico, Anna Maria Piglionica, Franco Marenco, Giovanni Puglisi, Mario Signore, Marco Santoro, Marco Gaetani, Alizia Romanovic, Fabio Vittoriani, Patrizia Guida, Susan Petrilli, Luigi M. Lombardi Satriani e lo stesso Augieri. Il Novecento letterario diviene oggetto di studio privilegiato, attraverso l’analisi attenta e suggestiva di atteggiamenti, caratteri, emozioni e percorsi di coscienza rappresentativi della condizione adolescenziale in un periodo storico di crisi dell’identità in generale. “Alla base delle tensioni – scrive Augieri nell’introduzione – tra mentalità adulta e reazione giovanile c’è senz’altro un diverso modo di raccontarsi, cioè di significarsi temporalmente, cronotopicamente, la vita: ai padri va riconosciuta una capacità ed un’abitudine di visione prospettica per cui vale la pena formarsi e maturare in vista del dopo, meta da raggiungere (…). I figli, al contrario, trasgredendo questa logica temporale, preferiscono vivere in una quotidianità normale e, a volte, inquietamente individualistica, la loro emotività senza pudore, anche regressiva, perché senza alcuna meta lineare, progressiva”. Il Novecento letterario vede il tramontare, quindi, del romanzo di formazione, e assiste inerme alla messa in crisi del rapporto tra padre e figlio, motivo primigenio della comparsa di narrazioni in cui a prevalere è la componente irrazionale e istintuale di giovani protagonisti. Molti i contributi di interesse, dalla relazione di Giovanni Puglisi sulla gioventù nei romanzi e racconti di Pier Paolo Pasolini, replicata dal testo di Augusto Ponzio dal titolo esemplificativo “Pasolini, i giovani e ‘La Grande Trasformazione’ della società italiana”, a quella di Remo Ceserani, che si sofferma sugli effetti e la ricezione di un romanzo cult quale “Il giovane Golden” di Salinger nel mondo letterario italiano, dall’intervento di Marco Santoro sull’esperienza giovanile così come rappresentata nell’opera di Elsa Morante, al lavoro di Marco Gaetani sul significato e senso della giovinezza in Carlo Emilio Gadda, per poi giungere alle identità inquiete di Pier Vittorio Tondelli, così come analizzate da Fabio Vittorini, e alle giovinezze in negativo ritratte dalla penna caustica di Giulio Ferroni, il quale nel suo intervento si sofferma, stroncandoli, su autori a noi temporalmente molto vicini, tra cui De Carlo, Baricco, Ammaniti, Scarpa e Aldo Nove.
 
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