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Renato Quaranta
Il bello della sinistra

Dai girotondi alla rivoluzione in franchising

Descrizione:

In questo blog cartaceo c’è una storia, una tesi e una visione.
La storia: la sinistra dopo la sconfitta politica del 2001 vista e vissuta da un suo elettore, l’autore. E lettere, fatti privati e pubblici, conversazioni telefoniche con Nanni Moretti, documenti.
La tesi: gli elettori di sinistra sono anche consumatori che esprimono l’esigenza di qualcosa di sinistra che manca.
La visione: riprodurre, diffondere, moltiplicare un’offerta di sinistra utilizzando le tecniche e le armi del marketing.

Argomento: Varia

Collana:
Fuori Collana

Anno 2006, 112 pagine - € 12,00 - ISBN: 88-8176-761-9


Recensioni

28/03/2006   BrindisiTG24

Una sinistra poetica

E’ uscito nelle librerie Il bello della sinistra (dai girotondi alla rivoluzione in  franchising), scritto da Renato Quaranta (Manni Editore). Nel libro c’è una storia, una tesi e una visione.
La storia: la sinistra dopo la sconfitta politica del 2001 vista e vissuta da un suo elettore, l’autore. La tesi: gli elettori di sinistra sono anche consumatori. Milioni di consumatori che esprimono una domanda di "qualcosa di sinistra" a fronte della quale c'è un'offerta nulla. O quasi. La visione: riprodurre, diffondere e moltiplicare un’offerta di sinistra, utilizzando le tecniche e le armi del marketing. Un esempio? Una catena in franchising di Cinema Sacher. Un diario, un racconto epistolare, un saggio: questo e il contrario di tutto questo è Il bello della sinistra. Una sorta di blog cartaceo che si snoda lungo il triennio 2001-2003 fra lettere e conversazioni telefoniche con Nanni Moretti, amici che assurgono al ruolo di personaggi, vicende personali,  accadimenti politici, documenti originali. Quello che ne vien fuori è un testo composito, eclettico, che s’incrocia con i temi caldi della sinistra italiana con passione, leggerezza e ingenuità. Tanto da farcela riscoprire - in fondo - divertente, poetica e bella. Renato Quaranta è pugliese (Ostuni, BR) ed è manager della comunicazione di un grande gruppo industriale. Il bello della sinistra è la sua opera prima.

27/03/2006   www.brindisisera.it
La sinistra di Quaranta
11/05/2006   Quotidiano di Lecce

Nanni Moretti e il bello della sinistra, di Lucia Moro

Un diario, un racconto epistolare, un saggio: questo e il contrario di tutto questo è un libro che si snoda lungo il triennio 2001-2003 fra lettere e conversazioni telefoniche con Nanni Moretti, amici che assurgono al ruolo di personaggi, vicende personali, accadimenti politici, documenti originali.
La sua opera prima è un bel libro di sinistra, che sembra prendere forma dall’esigenza di raccontare l’odissea interiore ed ideologica che ha segnato le sue giornate in questi cinque anni di governo del centrodestra. È così?
«Sì, in effetti è così. Il libro nasce proprio da questa esigenza. A monte c’era un gran bisogno di raccontare degli stati d’animo, delle situazioni, delle corrispondenze del tutto personali, che però nascevano da accadimenti del tutto pubblici intercorsi dal maggio del 2001 fino alla fine del 2003. Negli anni ’70 si diceva: il pubblico è privato e viceversa. Mi faceva molto ridere quella frase, ma chissà che non contenesse qualche germoglio di verità. Ora non so se è proprio il caso di scomodare Omero per definire il mio libro, però in effetti ci sono aspetti riconducibili al suo poema: c’è il viaggio, c’è un certo travaglio interiore, ci sono degli eroi positivi e negativi… ma non andrei oltre».
Ma col ritorno del centrosinistra al potere non teme un appiattimento di quel fervore culturale mosso dalla necessità di manifestare il proprio dissenso verso la leadership di Berlusconi?
«Questo rischio c’è sempre. Ed è tanto più grande quanto più la cultura si rende “dipendente” dalla politica. A prescindere dal suo colore. Per questo in più parti del mio libro si ribadisce la necessità di rendere economicamente autonoma la cultura. Ed è sulla base di questo ragionamento che nasce il mio epistolario con Nanni Moretti».
Lei per primo, se la sinistra dovesse riuscire a governare per l’intero mandato, troverebbe ancora motivazioni sufficienti per scrivere un altro libro?
«Io mi auguro che Prodi governi –e governi bene– per l’intera legislatura. La posta in gioco è molto più alta che la mia opera seconda… Battuta a parte, le motivazioni per cui si scrive non sono mai politiche, ma sempre personali. Almeno per quanto mi riguarda».
La tesi che sta alla base del suo libro è quella che gli elettori di sinistra siano anche dei consumatori, “un mercato enorme” ai quali destinare un’offerta culturale che lei ritiene spesso insufficiente.
«La mia considerazione nasce da un concetto molto elementare. Se guardiamo alla sinistra come “offerta” e agli elettori di sinistra come “domanda”, scopriamo che negli ultimi 5 anni a fronte di una forte “domanda di sinistra”, soprattutto in campo culturale e di informazione televisiva, si è contrapposta “un’offerta di sinistra” nulla o quasi nulla. Nel libro questa cosa è spiegata molto chiaramente, spero. Ma io non parlo solo di offerta culturale o politica, parlo di consumo in senso più ampio».
In tante occasioni Moretti sembra pensare ed agire come lei avrebbe pensato ed agito. Ed il suo Caimano appare perfettamente in linea con le sue teorie, fino al messaggio politico contenuto nel finale del film.
«Che possano esserci identità di pensiero è normale, del resto è nato un intero movimento su certi temi, quindi si era in parecchi a pensarla –grosso modo– alla stessa maniera. Detto questo, il Caimano è un film molto bello».

01/05/2006   Il Punto

L'opera prima di Renato Quaranta, di Vincenzo Palmisano

Una mamma, un figlio, due amici del figlio e Nanni Moretti. La mamma è la sinistra italiana, il figlio è Renato Quaranta, i due amici sono Saverio e Nino, Moretti è il regista che tutti conoscono.
Sono questi i personaggi dell’opera prima dell’ostunese Renato Quaranta, manager della comunicazione di un grande gruppo industriale, ideatore di una pubblicità nuova che è su tutti i giornali e scrittore satirico puntuto e graffiante, tanto bravo da meritare gli elogi del prof. Bartolo Anglani, critico severo ed esigente.
Il libro Il bello della sinistra. Dai girotondi alla rivoluzione in franchising, Manni Editore Lecce, sotto forma di diario-epistolario-pamphlet, affronta il tema della sinistra nel nostro Paese, vista da uno che è sempre stato di sinistra e, proprio per questo, volendola migliore di come è stata ed è, sente il bisogno di rimproverarla e di criticarla, mettendo in evidenza gli errori da lei commessi.
Ai due amici l’autore scrive, chiede lumi e con loro si confida e discute. Scrive anche al regista, proprietario e gestore del famoso Cinema Sacher in largo Asciaghi 1 a Roma, e lo invita ed incita ad aprire tanti altri Sacher in tutta Italia, convinto com’è che solo la diffusione della cultura, non solo cinematografica, su vasta scala e una nuova e sana politica possono far crescere la nostra società, bombardata e incretinita dalla TV.
Il bello della sinistra è un libro che, per il contenuto e lo stile, attrae, trattiene e conquista il lettore.
L’ironi e l’autoironia lo percorrono da cima a fondo. Un libro contro, non solo contro Berlusconi, ma anche contro la prepotenza, la violenza, l’intolleranza, contro l’ingiustizia, il razzismo, il fondamentalismo terroristico, contro le guerre. Tutte le guerre. Anche quelle cosiddette giuste e sante, contro il “giogo letale della televisione”.
«Spegnete la televisione, vi scongiuro – scrive l’autore a pag 41 – Ragazzi, uscite fuori dalle case. Socializzate (…) Bella schifezza la televisione».
Ma cos’è per Renato Quaranta il bello della sinistra?
«Eccolo il bello della sinistra: sta in Nanni Moretti, sta nella passione ideale, sta nella volontà di vivere meglio senza togliere all’altro, sta nella valorizzazione del singolo senza prevaricare la collettività. Sta nei valori condivisi, sta nei risultati concreti, nella vitalità, nell’efficienza. Sta nella libertà d’impresa e nella competizione ad armi pari. Sta nell’apertura mentale, nella solidarietà, nella capacità di dare spazio all’altro, di accoglierlo come amico e non come intruso. Sta nella cultura, nell’arte, nei film, nelle canzoni, nei libri. Ma sta anche nella profonda leggerezza della poesia, nella sua assoluta incapacità di produrre reddito e perciò nella doverosa necessità di difenderla ad oltranza (…)».
Se la sinistra è questa, chi ha paura della sinistra?
In un’email del 26 marzo 2003, l’autore scrive: «Caro Nino, leviamoci dalla testa di voler cambiare (…) Non siamo in grado di cambiare noi stessi, figuriamoci il mondo. Ma poi, caro amico, il mondo non è forse il risultato di tanti singoli? (…) Il mondo è così perchè noi siamo così. Altro che. Lo so che fa schifo, ma perchè siamo noi che, diciamoci la verità, facciamo schifo».
Sono parole dure, impietose, ma sacrosante, sulle quali tutti gli uomini, senza distinzioni politiche, di razza o di religione, dovrebbero meditare.
Oltre a tutto questo, c’è altro nel libro.
Molto belle sono le pagine in cui l’autore parla del suo impegno di lavoro e del suo quotidiano pendolarismo. Qui Renato Quaranta smette di essere scontento, incazzato, polemico e ossessivo, e guarda i paesaggi e il cielo di Puglia con l’anima estasiata di un poeta.
21/06/2006   Il Giornale

Dopo la sbornia girotondina una catena di cinema Sacher

«La mia considerazione nasce da un concetto molto elementare. Se guardiamo alla sinistra come “offerta” e agli elettori di sinistra come “domanda”, scopriamo che negli ultimi 5 anni a fronte di una forte “domanda di sinistra”, soprattutto in campo culturale e di informazione televisiva, si è contrapposta “un'offerta di sinistra” nulla o quasi nulla. Nel libro questa cosa è spiegata molto chiaramente, spero. Ma io non parlo solo di offerta culturale o politica, parlo di consumo in senso più ampio». Così l'ostunese Renato Quaranta, manager della comunicazione di un grande gruppo industriale, autore di Il bello della sinistra. Dai girotondi alla rivoluzione in franchising (Manni, pagg. 112, euro 12) a proposito di questa sua opera prima. Via di mezzo tra diario, saggio breve e pamphlet il volume ripercorre l'odissea ideologica della sinistra dopo la sconfitta elettorale del 2001. Un viaggio spesso autoironico, condito da lettere e conversazioni telefoniche con Nanni Moretti.
 
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