Di fabbrica si muore

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Articolo:
Alessandro Langiu
Maurizio Portaluri
Di fabbrica si muore
La storia come tante di Nicola Lovecchio morto di tumore al petrolchimico di Manfredonia
Nel 1994, Nicola Lovecchio, operaio del petrolchimico di Manfredonia, scopre di avere un tumore ai polmoni. Insieme al medico Maurizio Portaluri, avvia un’indagine anche tra i suoi colleghi denunciando la fabbrica per l’incidente che nel 1976, qualche mese dopo il disastro di Seveso, provocò la fuoriuscita di decine di tonnellate di arsenico.
La ricostruzione delle vicende è trascritta, con passione e ragione, da Portaluri. Accanto, la pièce teatrale Anagrafe Lovecchio, di Alessandro Langiu, è poesia di denuncia civile che coinvolge ed emoziona.
 
 
L’avvocato inizia a parlare del tasso di arsenico nell’urina degli operai nei giorni dell’esplosione. Altissima, oltre ogni immaginazione, valori normali di 90-100 sparati verso l’alto a 1000 e 2000 e 3000 a seconda dei casi.
Il punto che nessuno si spiega, nel collegio, è come sia possibile che rimanga così elevato anche mesi dopo, o dopo il periodo di malattia in certi casi obbligatorio.
Ed ecco la spiegazione: «Siamo in una città di mare, e l’alto tasso di arsenicure è riconducibile ad un elevato consumo di crostacei, in particolare di gamberi. Elevato, costante ed in quantità esorbitante. Circa un chilo al giorno.»
Nessuno ride.
info-copertina
Di fabbrica si muore
Libro novità
anno: 
2008
pagine: 
104
isbn: 
978-88-6266-033-4
Alessandro Langiu è nato a Taranto nel 1973. Autore, attore e regista di teatro, si occupa di tematiche sociali e ambientali. Tra i suoi ultimi lavori, Otto mesi in residence e Venticinquemila granelli di sabbia.
http://www.alessandrolangiu.it
 
Maurizio Portaluri è nato a Brindisi nel 1960. È medico oncologo radioterapista. Dal 1999 è primario all’ospedale Perrino di Brindisi.

INCIPIT

Questa è una storia come tante, di sviluppo e industrializzazione del Sud, dalle conseguenze, forse, imprevedibili.
Alla fine degli anni Sessanta, l’Eni e il Comitato dei Ministri per il Mezzogiorno decidono di localizzare ai piedi del Gargano un impianto petrolchimico per produrre fertilizzanti (l’urea e il solfato di ammonio) e caprolattame, una sostanza da cui si ottengono le fibre di nylon.
La stampa indipendente si schiera contro il progetto. Bruno Zevi su “L’Espresso” del 3 dicembre ’67 scrive:

"Sarà distrutta ogni possibilità di valorizzare in senso turistico il comprensorio garganico, l’unico in Puglia miracolosamente integro dello splendore dei paesaggi rocciosi e delle fasce costiere; Manfredonia col suo abitato compatto cinto dalle torri aragonesi, Siponto con la cattedrale romanica e i resti dell’antico porto, Lama Volara con il convento di San Leonardo, la zona archeologica di Salaria, soprattutto Monte Sant’Angelo con il suo santuario, il castello federiciano, il borgo medievale e la catena di preziosi insediamenti che sorgono lungo la “Via Sacra Longobardorum” animando le pendici del Gargano, non avranno più alcuna prospettiva di sviluppo."

Ma oltre alle voci nazionali, si levano anche le nefaste profezie locali come quella descritta nel ’69 da Biagio Pignataro, ingegnere di Manfredonia autore di numerosi saggi di urbanistica sulla sua città:

"Questa scelta impone un capovolgimento delle naturali e razionali impostazioni urbanistiche per i seguenti motivi: toglierà lavoro a turismo e agricoltura, che con il loro sviluppo in questa zona avrebbero superato le possibilità di lavoro che offrirà il petrolchimico; in conseguenza di tale ubicazione resterà impegnata al porto tutta la fascia litoranea urbana e sarà impedito quindi alla popolazione ogni libero sfogo al mare. Ciò imporrà inoltre la chiusura di tutti gli stabilimenti balneari esistenti sul lungomare; l’espansione urbana di Manfredonia sarà inesorabilmente contenuta, circoscritta, disturbata, ostacolata da un nefasto semianello di circumvallazione per il traffico pesante al servizio della zona industriale di Macchia che peserà come una cappa di piombo sul destino della città, inibendole ogni ulteriore razionale sviluppo."

Ma a nulla servono questi allarmi.

Langiu-Portaluri, Di fabbrica si muore

30/04/2008

Morire di lavoro, di Nicola Lovecchio

Il 25 gennaio 1997 Nicola Lovecchio fu invitato al Convegno Internazionale di Medicina Democratica che si tenne all’Università di Milano col titolo “Conoscenze scientifiche, saperi popolari e società umana alle soglie del Duemila: attualità del pensiero di Giulio Maccacaro”. Lovecchio affidò il suo intervento scritto a Maurizio Portaluri perché lo leggesse ai convegnisti.

Langiu-Portaluri, Di fabbrica si muore

09/05/2008
Manfredonia arsenico e vecchie verità, di Livio Costarella
 
Il 9 aprile 1997, Nicola Lovecchio, operaio del petrolchimico di Manfredonia, muore di tumore ai polmoni a soli 50 anni.
Senza aver mai toccato una sigaretta. Malattia professionale, probabilmente. La causa?

Langiu-Portaluri, Di fabbrica si muore

18/05/2008

Qui petrolchimico, ecco come muore un operaio, di Katia Ippaso

Langiu-Portaluri, Di fabbrica si muore

01/06/2008

Dietro il "bum", il lavoro che uccide, di Cinzia Di Lauro

Langiu-Portaluri, Di fabbrica si muore

27/06/2008

Nicola, che morì avvelenato dal lavoro, di Graziano Graziani

Langiu-Portaluri, Di fabbrica si muore

02/07/2008

Il male che viene dall'industria, di Rossano Astremo

Langiu-Portaluri, Di fabbrica si muore

25/08/2008
Roba da niente, di Giammarco Raponi
 
È il 26 settembre 1976, 9.50 del mattino, la deflagrazione non è per nulla fragorosa, non ha niente di dirompente, anzi arriva quasi ovattata. Ciononostante le conseguenze saranno drammatiche. Ma cosa è successo con esattezza? È esplosa la colonna di lavaggio dell’arsenico, dicono. Roba da niente, forse.

Langiu-Portaluri, Di fabbrica si muore

01/12/2008
Libri del 2008
 
Dicono che furono in pochi a sentire quella sorda esplosione la mattina del 26 settembre 1976. Chi era in acqua a fare il bagno, però, vide un grande fungo che si alzava verso il cielo. Era esplosa la colonna di lavaggio che conteneva l’ammoniaca del petrolchimico di Manfredonia, ai piedi del Gargano.

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