sulla via di Genoard

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Articolo:
Elena Salibra
sulla via di Genoard
Queste poesie vivono all’insegna del viaggio.
È un libro transitivo, fluido: amalgama i distinti, neutralizza le opposizioni, rende dinamici i presupposti. L’affermazione di sé è diretta, come avviene quando l’Io poetante ha preso possesso dei contenuti e degli strumenti. Il viaggio è insieme metafora di una raggiunta libertà di giudizio e veicolo della sua resa letteraria.
                                                Marco Santagata
 
 
 
info-copertina
sulla via di Genoard
no
anno: 
2007
pagine: 
88
isbn: 
978-88-8176-902-5
Introduzione di Marco Santagata
Elena Salibra, siracusana di nascita, toscana d’adozione, studiosa di letteratura italiana, insegna all’Università di Pisa. Ha pubblicato volumi di saggi e di poesia: per questi ha avuto significativi riconoscimenti.

www.elenasalibra.it


Primi versi

sulla via di Genoard
 
Al-Aziz [Zisa] se entri nell’intrico
transmarino tu non sai dove ma
            verso Genoard terrestre paradiso
            Elnath ti conduce
 
là altra luce [arabo-normanna]
t’affanna come una preda in fuga
…se in fondo non t’attregua…
 
non oltre
 
guadalquivir lasciami al guado – non
            oltre quel faro dal molo una barca
forse m’approda alla torre dell’oro
 
Sibilla
 
le foglie di banano
            oscillano al vento andaluso
                        come gli open systems in balia
                                   di strane voglie. e il cuore di Sibilla
                                               smania ai tuoi presagi
 
                                       che hanno il nome di Sirio e di Mizar
 
m’illuse
 
            m’illuse il nuovo cielo d’alcazar
a cercare il tuo volto tra le volte
            d’un’alcova regale. ancora
verticale era la luce e in tralice
            le tessere del tempo scolorava
[come un vento] il fiato del futuro

Elena Salibra, sulla via di Genoard

03/06/2007
L’Eden dei Normanni, di Daniele Piccini
 
I versi di Elena Salibra lasciano sulla pagina echi e frantumi di una lunga storia di poesia, non solo novecentesca, risolta in lampi, accensioni, brillii, fosforescenze. Sono i residui segnali di “Genoard”, il Paradiso terrestre dei re normanni, forse irraggiungibile, forse disseminato in forma di parola dietro le spalle.

Elena Salibra, sulla via di Genoard

01/01/2008

Un caos discontinuo ed eccitato, di Giorgio Luzzi

Elena Salibra, sulla via di Genoard

01/03/2008

Verso l'altrove, di Niva Lorenzini

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