Alessandro De Santis, Metro C

16/09/2013

Vite impossibili da ricucire, di Matteo Fantuzzi

Le problematiche territoriali e urbane sono diventate sempre più stringenti tanto da entrare con forza all'interno del ragionamento letterario: certamente sarebbe impossibile sorvolare se queste questioni, o meglio solo un modo sterile di considerare la materia poetica (che ahimè ed è anzi ampiamente rappresentato) potrebbe continuare ad interessarsi di una parola fine a se stessa.
Per questo anche un libro come quello del romano Alessandro De Santis, appena uscito per la casa editrice Manni va sicuramente segnalato e incoraggiato perché ragiona su questioni così stringenti da diventare una sorta di “istant book sociale”, il racconto è quello di una metropoli come appunto la Capitale, all'interno di un'ottica oggi che inizia ad imporsi (si veda per esempio anche lo svizzero di origini italiane Fabiano Alborghetti e il suo “Registro dei fragili”), quella degli ultimi, dei miserevoli, degli “scarti” di una società che ossessivamente al contrario ricerca la perfezione: poveri, pazzi, barboni, menomati, stranieri tutti diventano protagonisti di un mondo che tende a disumanizzare chi non si omologa.
E questo sottile confine diventa proprio grazie alla poesia uno dei passaggi fondamentali, impossibile raccontare queste vite (non mi stancherò mai di dirlo) se non si utilizza un mezzo fragile e splendente come sa essere la poesia, e anche l'autore che sembra volere soffermarsi molto sulla descrizione dei particolari, sul ritratto dei protagonisti finisce per essere un corretto narratore che evita una deriva buonista e perbenista per rimanere invece sulla solidità dei valori sociali e umani. L'affresco che ne deriva è quello di una costante perdita di valori, di un insieme di vite sfuggite e impossibili da ricucire che riempiono le nostre città e in particolare le nostre metropoli, e forse una volta di più fanno comprendere che quelle grida d'allarme urlati negli ultimi decenni da poeti (in particolare dialettali) quali Raffaello Baldini e Tolmino Baldassari sono corretti se non addirittura “profetici” di quello che sarebbe stato un futuro nemmeno così prossimo. Ma sulla capacità profetica della poesia tanto s'è scritto (ricordo anche un convegno recentemente dell'amico ed editore riminese Alessandro Ramberti) e probabilmente non così a torto.
 
 
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Al monte dei pegni
la fila esce dal muro
la conta non ha primi
ma ultimi a decine [...]
 
 

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