Benedetto Di Pietro, Il canto della pernice

13/10/2010

Raccontare l’emigrazione in un libro: Di Pietro al Salotto letterario di Lodi, di Carmen Sobacchi

Nell’incontro mensile di ottobre, tenuto nei giorni scorsi, il Salotto letterario di Lodi ha dato spazio a una vecchia conoscenza, lo scrittore Benedetto Di Pietro, perché parlasse del suo ultimo romanzo Il canto della pernice (Manni Editore). Introdotto da una breve presentazione del dottore Alberto Raimondi e preceduto dall’esposizione di una essenziale recensione del libro stesso da parte di una componente del gruppo, è stato lo stesso Di Pietro a chiarire le tematiche della sua opera: la migrazione siciliana del dopoguerra verso paesi europei alla ricerca di un lavoro che permettesse di lasciare alle spalle fame e miseria; l’integrazione nei nuovi paesi affrontata con dignità e determinazione nonostante la nostalgia; il desiderio di dare ai figli un benessere; la crescita della seconda generazione di immigrati che, nel faticoso impegno di migliorare il proprio stato sociale e occupare posti di rilievo nelle nuove realtà economiche e lavorative in cui si è trovata a vivere, finisce col perdere le proprie radici; la delusione di chi scopre di avere sacrificato alla carriera e al denaro valori ben più importanti e che coglie un’occasione fortuita per ricominciare tutto da capo e costruirsi un’esistenza che valga la pena di vivere. È stato molto interessante, quindi, scoprire le strategie seguite da uno scrittore che, per formazione e preparazione culturale, proviene da un ambito tecnico-scientifico.
L’autore ha rivelato di aver progettato il suo lavoro secondo uno schema ben definito: numero di pagine contenuto, perché il romanzo potesse essere letto in un tempo relativamente breve; una storia di facile comprensione, onde evitare continui ritorni alle pagine precedenti per ritrovate il filo della vicenda; narrazione stringata, senza eccessivi indugi alle descrizioni, per lasciare il gusto al lettore di contribuire “di suo” all’immaginazione di luoghi e personaggi; puntualizzazione mirata di certi particolari, soprattutto a livello psicologico, che permettessero di cogliere, nel protagonista, la graduale crescita interiore che lo porterà alla scelta finale di rottura definitiva col passato.
Di Pietro ha ammesso i chiari riferimenti a Pirandello, ma ha precisato che in lui sono riscontrabili numerosi altri riferimenti a scrittori siciliani, tipo Verga, Tomasi Di Lampedusa, Capuana. D’altra parte ogni scrittore è frutto della cultura di cui si è nutrito, così le sue origini siciliane non sono state certo cancellate dalla sua lunga permanenza in quel di Melegnano.

 

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