Graziella Tonon, Traslochi

04/06/2009

Le emozioni trattenute, di Amedeo Anelli

Nella concretezza delle favole e con la tangibilità del vissuto si muovono, con garbo, discrezione ed ironia, gli atti di questo diario poetico di Graziella Tonon. Il tutto è reso in una dimensione di familiarità e con un montaggio a sequenze ed istantanee che rende la tonalità e lo smalto di una situazione vissuta e di un’epoca: fra constatazione e rammemorare. Pochi tratti di felice forza plastica e musicale sono questi versi che si tengono lontani dalla minimalità e da certo studiato riduzionismo poetico che tanto ha prodotto nella poesia di questi ultimi venti anni sino al balbettio, all’afasia, allo studiato idiotismo. Scrive a ragione Giovanni Tesio che «quanto più rischiosa è la materia affettiva tanto più alto diventa il controllo cui è sottoposta, la vigilanza che l’avvince a disciplina». Questo è forse un pregio e nel contempo un limite di questa poesia dal solido esito strutturale. Si dovrebbe forse osare di più verso l’aperto, l’ignoto, verso l’alterità e la materia magmatica e irriducibile del mondo e la sua molteplicità. Ci si dovrebbe forse spostare da «una sorveglianza che imprigiona la centralità del suo fuoco», parole sempre di Tesio, ad un «pensiero appassionato» ad una «passione pensata». Ma gli esiti sono buoni perché chiedere di più? Diamo un esempio con la poesia: «È un gioco d’azzardo il ritorno / l’ultima volta ho perso in un colpo / l’ombra gentile del tiglio / e il profumo delle granaglie / sul consorzio ora incombe una torre. / Per questo appena imbocco il vialone / gli occhi li abbasso / accelero il passo / e punto dritto al portone di casa. / Lì tiro il fiato / come un baro che cala / un poker d’assi».

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