Lorenzo Greco, Il confessore di Cavour

15/05/2011

L'intervista, di Giovanni Zambito

Il padre francescano Fra Giacomo da Poirino (al secolo Giacomo Marrocco), rettore della parrocchia di Santa Maria degli Angeli a Torino, commette "l'errore" di somministrare i sacramenti in punto di morte al conte Camillo Benso di Cavour, scomunicato a causa delle sue azioni politiche in favore dell'Unità d'Italia. Convocato quindi da Pio IX e sottoposto al procedimento del Sant'Uffizio, viene sospeso a divinis e scacciato: è la trama de Il confessore di Cavour romanzo di Lorenzo Greco (Manni editore, pagg. 160, € 15,00), fra i dodici candidati al Premio Strega 2011. Il lettore in appendice al libro troverà allegata l'intera relazione autografa scritta in propria difesa da padre Giacomo, una bella figura piena di dignità e di coscienza sacerdotale e umana insieme: la sua vicenda sfiora e accompagna il ritratto della personalità ufficiale e privata di Cavour nonché quella del papa. Fattitaliani ha intervistato Lorenzo Greco.
 
Attraverso la figura di padre Giacomo quale fetta o lato della storia risorgimentale vuole fare emergere con il romanzo?
Nel mio libro ho cercato  di guardare un po' più da vicino il momento della morte improvvisa di Cavour e la questione dei conforti religiosi che gli furono assicurati da frà Giacomo, che era il parroco del quartiere dove sorgeva (e sorge)  il palazzo dei Cavour. Cavour era stato scomunicato e quindi non avrebbe potuto morire in grazia di Dio. Ma il suo parroco si prese la responsabilità di confessarlo, comunicarlo, e poi tributargli funerali religiosi. Questo determinò la forte reazione polemica della Chiesa di Roma, che vedeva in quell'episodio messa in discussione la sua autorità.
Cavour, uomo di Stato, davvero "in vita non aveva conosciuto né gioia o serenità, né amicizia o affetti sinceri"?
Queste sono le parole che il frate dice fra sé e sé: vi si sente la visione soggettiva di un sacerdote che forse conosceva solo un aspetto del suo celebre amico. ma io le ho volute far pronunciare al frate perché credo che su Cavour (che attentò al potere temporale dello stato pontificio) si siano poi diffusi luoghi comuni ingiusti, circa la sua dissolutezza, le amanti e così via, quasi un ritratto diabolico.
Padre Giacomo è umile ma non modesto come un curato qualsiasi: in lui c'è la curiosità della passione politica e dei libri proibiti... quant'è moderna come figura spirituale?
Ecco, penso che sia credibile che fosse una figura moderna, come dice lei. intanto aveva studiato teologia, era molto impegnato nella assistenza e carità verso i poveri della Torino popolare del tempo. ma la sua modernità più significativa è nella forza d'animo con cui non si piega all'autorità superiore quando gli appare che questa trascuri e offuschi la sua dignità di sacerdote, e tenda a mettere in dubbio la nobiltà del suo operato di sacerdote.
Per la descrizione della Roma di quel tempo (bella quella sul tragitto che padre Giacomo fa dall'Aracoeli fino a san Francesco a Ripa) a quali fonti ha fatto ricorso?
Ho letto resoconti di viaggiatori stranieri, descrizioni d'epoca, ma mi sono dedicato di persona a passeggiare a lungo per quei percorsi, in modo da vedere con fantasia retrospettiva quel che doveva essere la Roma di 150 anni fa.
Quella per i francescani e per i fiori è una predilezione sua personale?
Il mondo della natura, specie floreale e botanica, mi affascina molto, e m'è capitato di notare l'importanza che anche per molti monaci ha l'ambiente dei giardini, degli orti. Anche per i francescani, di conseguenza, ho molta simpatia, per la loro talora brusca semplicità, da San Francesco in poi molto intrisa di amore per quel meraviglioso dono di Dio che è la natura.
Oggi come allora un cristiano patisce molto quando la propria coscienza contrasta con "le direttive politiche della Chiesa"?
Nel storia del cristianesimo è frequente che la coscienza individuale si misuri con l'autorità, che sia quella delle scritture, o della gerarchia dei prelati... e molte volte c'è stato contrasto, come nel caso del confessore di Cavour. Anche oggi accade che la coscienza individuale avverta una difficoltà nell'aderire in pieno ai dettami ufficiali. Ma questo succede anche verso lo Stato: ricordo solo l'obiezione di coscienza al servizio militare, agli interventi bellici.
Tra i preti letterari ce n'è qualcuno che ha amato particolarmente?
Qualcuno vede nel mio confessore una specie di fra Cristoforo, può darsi, certo è una bella e nobile figura. a me piacciono anche figure minori come il prete  che sta vicino al principe di Salina nel Gattopardo, padre Pirrone. ma anche un Don Camillo, a parte i suoi aspetti caricaturali, può essere una figura che si ricorda volentieri per la sua forza.
 

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