Luigia Sorrentino, La nascita, solo la nascita

16/09/2009
Le poesie materiche, di Francesco Napoli

 

Colpisce, e non poco, la matericità della poesia di Luigia Sorrentino così come ci appare nella sua ultima raccolta «La nascita, solo la nascita» (Manni, 84 pp., 10 euro), matericità rilevata anche da Maurizio Cucchi, nella sua prefazione al volume, che ha ricavato l’impressione «come se il mondo osservato dall’occhio acuto e impaziente di Luigia fosse dotato di una consistenza fisica densissima e mutante».
La raccolta sembra palesare una sorta di inquietudine in Luigia Sorrentino, uno status così profondo da trasmettere al lettore la percezione di avere a che fare con una «infuriata materia», tanto per ricordare una delle sezioni dell’opera.
Infatti, anche solo campionando a vista il lessico adottato ci si avvede come questo afferisca con assoluta prevalenza a una materialità spesso dura e compatta; il movimento è quasi inesistente, c'è come un rigore nella materia del mondo così come l’osserva Luigia Sorrentino anche perché davvero rari sono i verbi di movimento impiegati. Come se in tutta la raccolta si opponessero «il respiro gravido dell’impatto» dell’occhio sul mondo e la sottile speranza aperta dalla «nascita, solo la nascita», espressione più volte ripresa nella raccolta, che lascerebbe intuire un dopo, una qualche mobilità anche se di fatto «non c'è più niente che possa ricomporre/ la supplica dei corpi». Luigia Sorrentino mostra una forte tenuta del verso, anche quando lo impianta su un vertiginoso verticalismo analogico, degno della migliore grammatica ermetica. Ne deriva una visione dalla forte inclinazione assolutizzante che a mio avviso si stempera grazie a un’altra sapiente scelta formale. La Sorrentino, infatti, si mostra più che capace di controllare ogni singolo verso, conferendo un originale autonomia a ciascuno di essi. In altre parole, il suo comporre scivola verso su verso in un tutt'uno architettonicamente ben costrutto, dove ciascun tassello verso potrebbe anche essere isolato senza per questo perdere il senso della propria interezza. Sarebbe allora davvero stimolante seguire un reading di Luigia Sorrentino e ascoltarla per capire se privilegia la singolarità della linea, come ritengo più probabile, o l’insieme più totalizzante della composizione.

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