Paola Baratto, Saluti dall'esilio

27/02/2010

La verità ai tempi della finzione, di Claudio Baroni

La verità ai tempi della finzione. Vero e verosimile, realtà e fabulazione: quale spazio ha la sincerità in stagioni dove l'apparenza conta più di ogni altra cosa? Se si assume la convinzione che basti mettere un microfono ed una telecamera davanti ad un viso rubicondo per avere un parere importante, cinque minuti dopo qualcuno cercherà di manovrare quelle «voci di piazza» per condurre l'opinione dove fa più comodo. Aldo Piazza - il nome è già un presagio - è il protagonista del nuovo romanzo di Paola Baratto. Ruvido senza essere becero, ha una predisposizione naturale ad assecondare l'interlocutore. Al suo paesotto, tra Emilia e Liguria, nella tabaccheria che gestisce con la famiglia, ha affinato l'abilità di sfornare opinioni come pantaloni che si adattano ad ogni fondoschiena, senza fare una piega. Quando finisce tra il pubblico di uno dei programmi televisivi pomeridiani che dibatte a vanvera di tutto e di tutti, spicca subito come l'uomo giusto al posto giusto. Un abile professore, potente quanto defilato «suggeritore» televisivo, lo nota, intravede le sue potenzialità e con una serie di esperimenti lo porta a diventare l'«uomo comune» più ascoltato d'Italia. Affiancato da un segretario-ghostwriter, con testi adatti ed adattati, marcia sicuro sulla strada del successo. Tutto va a gonfie vele. E con i tempi che corrono, la candidatura alle elezioni politiche è lo sbocco naturale. Ma per un incidente, perde la capacità di mentire. Che fare? In attesa di soluzioni definitive, lo si spedisce su un'isola, in una sorta di convalescenza-esilio...
Ma quando pensate d'aver capito tutto - ecco il «solito» romanzo sulla finzione televisiva e sull'opinione manipolata - l'autrice scarta di lato e vi porta a scoprire come la questione sia ben più complessa e profonda. Lo fa mettendo in scena Oreste, maestro di musica che appare ormai «perso» nei suoi anni. E invece insegue un suo mondo di fabulazioni, trasformandosi in diversi protagonisti di storie fantasiose per «liberarsi dalla prigionia della verità». E sentirsi vivo.
Mentire e fingere, per regie manovrate o per intima vocazione, non è mai una scelta univoca. E anche la scrittura ha ruoli ambigui. A seguire Aldo Piazza sull'isola greca è Sandro, l'autore che ha scelto di vendere la sua abilità al miglior offerente; ad assistere Oreste nella breve vacanza in Liguria è Isa, giovane introversa che insegue il mito di un giornalismo libero. Lo scrittore venduto e la giornalista d'assalto sono fratellastri: si attraggono e si respingono - non solo simbolicamente - in un incessante rapporto di amore e odio. I loro sentieri, per un'occulta regia, si incrociano e infine s'intrecciano nell'ineludibile sconfitta.
Con stile inconfondibile e originale, con una scrittura limpida nel disincanto degli argomenti trattati, Paola Baratto costruisce un gioco di incastri dove il tempo, i personaggi e gli ambienti, si alternano in meccanismi perfetti. Divertito lo stile, profonda l'analisi. Come la scrittrice bresciana già aveva fatto nei romanzi precedenti, affrontando i temi dell'ambiente («Solo pioggia e jazz») e dell'eredità generazionale («Carne della mia carne»), dopo aver descritto la fine dei miti giovanili («La cruna del lago») e dipinto un affresco grandioso dello sfaldamento dell'Europa («Di carta e di luce»). La Baratto prosegue così nell'itinerario personalissimo lungo le contraddizioni del nostro tempo. Giunge al cuore dei «nodi» intricati senza avere la pretesa di scioglierli. Perché «la rinuncia o l'azione sarebbero state entrambe fonte di rimorso».

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