Paola Baratto, Saluti dall'esilio

28/04/2010

Gli esiliati della Baratto affollano il Sancarlino, di Nicola Rocchi

Aldo Piazza, tabaccaio di Borgovezio è un perfetto «uomo della strada» televisivo, la cui apparente spontaneità è frutto di una raffinata operazione commerciale. Intorno a quest’individuo modellato sull’audience, istintivamente consapevole che «è ormai la forza inconfutabile del trionfo, non delle convinzioni, a consentirci di andare a testa alta», si muovono i protagonisti di Saluti dall’esilio, il nuovo romanzo della bresciana Paola Baratto. Il libro (Manni editori) è stato commentato ieri, in un affollato Teatro Sancarlino, da Claudio Baroni, vicedirettore del “Giornale di Brescia”, e dal giornalista di “BresciaOggi” Massimo Tedeschi, in un incontro organizzato dall’associazione culturale La Piramide. Domenica 16 maggio, alle 15, la Baratto sarà alla Fiera del Libro di Torino, presentata dal poeta Giorgio Luzzi.
Ieri Massimo Tedeschi ha lodato la capacità della scrittrice bresciana di mettere in scena un mondo «feroce» fondato sull’apparenza: l’esilio a cui è costretto Aldo Piazza comincia dopo che un incidente l’ha privato della facoltà di mentire. Al suo destino è legata una «bella collezione di personaggi».
Lo scrittore Sandro, il ghost-writer di Piazza, che ha messo il proprio «cervello clandestino» «al servizio delle sue disillusioni». Isa, la sorellastra di Sandro, una giornalista ancora capace di custodire «residui infiammabili di indignazione». «Tra i poli del cinismo e delle capacità di indignarsi – osserva Tedeschi – ci sono tutte le sfumature in cui vive chi oggi fa informazione».
Il libro è anche un «grande esercizio di stile», musicale nella scelta e nell’accostamento delle parole, dosate in immagini cristalline. Ed è un riuscito «apologo del nostro tempo», segnato dalla ricerca spasmodica della visibilità. Un’epoca, sottolinea Claudio Baroni, della quale i più sembrano ignorare le contraddizioni: «Romolo Bugaro in un libro appena edito da Laterza, Bea vita! Crudo NordEst, si meraviglia di vedere tante persone – poveri e ricchi, imprenditori e precari – a cui questo mondo piace così come è. È questa la gente che Piazza incanta in televisione. Non capiscono come il massimo della finzione venga spacciato per il culmine della spontaneità, in virtù di ciniche operazioni manovrate da registi occulti». In esilio finisce chi dice la verità.
Un «esiliato» particolare è anche Oreste, un anziano maestro di musica che sembra svanito ma si rivela instancabile inventore di personaggi ai quali adegua il proprio passato nel tentativo di «liberarsi dalla prigionia della verità». «Oreste è l’emblema della letteratura: sa creare figure e storie per scoprire aspetti sempre diversi di sé».
Le parole possono essere usate per rivelare o mistificare. Lo sa bene Sandro, che «vende cinicamente la propria capacità di comunicazione». Il fatto che Sandro e Isa, affezionata a un’idea di moralità del giornalismo, siano fratellastri e intimamente legati, è per Baroni «simbolicamente significativo e preoccupante».
Interrogata sul futuro, Paola Baratto è prudente: «mi sono presa una pausa per accompagnare questo romanzo». La prima pagina del nuovo libro, però, è già scritta: «Non è tanto la fantasia, quanto l’osservazione della realtà che ti aiuta a costruire i personaggi. E io sto osservando».

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