Sabato 25 maggio alle ore 18, presso il Circolo Gianni Bosio, Via di Sant'Ambrogio a Roma,...
Charles Taylor ricordava che il cattolicesimo si trova preso oggi in un’alternativa: deve scegliere tra la via del ‘modern catholicism’, che si tradurrebbe con la diluizione della religione romana nell’Aufklärung che rifiutava fino a poco tempo fa, e quella della ‘catholic modernity’, fondata su un rinnovato disegno di inglobamento della società secolare. E’ in questa seconda direzione, senza ombra di dubbio, che si è impegnato Giovanni Paolo II”. Un uomo intransigente e illuminato che nel suo lungo Pontificato ha cercato di inscrivere nel “grande racconto cristiano” il mondo nato nell’età dei lumi, grazie a una critica radicale più che ossessiva (il titolo italiano del saggio è un ammiccamento psicoanalitico, l’originale francese è un più sobrio La pensée de Jean-Paul II. La critique du monde moderne). La teologia politica di Wojtyla è contraria ai due grandi paradigmi del mondo moderno, il liberalismo e il marxismo, e non si lascia suggestionare né dall’espansione del primo né dal tracollo dell’altro. Sono entrambe soluzioni che non lo convincono perché povere di umanità mentre “la chiesa possiede, grazie al Vangelo, la verità sull’uomo, verità che ha ricevuto dal suo maestro Gesù Cristo”, come dice ai vescovi latinoamericani riuniti a Puebla, in Messico, il 28 gennaio 1979. “Questa verità completa sull’essere umano costituisce il fondamento della dottrina sociale della chiesa, così com’è la base della vera liberazione”, aggiunge in questo discorso programmatico. E’ il fondamento teorico delle sue encicliche sociali (“Laborem exercens”, “Sollicitudo rei socialis”, “Centesimus annus”) che i commentatori tenteranno invano di rubricare come di destra o di sinistra.
Sabato 25 maggio alle ore 18, presso il Circolo Gianni Bosio, Via di Sant'Ambrogio a Roma,...
Da giovedì 16 a lunedì 20 maggio Manni è al salone di Torino allo stand M114-N113 del padiglione...