Sangu

07/03/2011

Autori alla sbarra, di Francesca Maci

Palazzo di giustizia di Lecce, prima sezione penale della Corte d’appello. Ore 16. I presenti si alzano in piedi per l’ingresso in aula del presidente della Corte, Mario Buffa. Sul banco una pistola, alcune provette e le foto identificative di quattro autori-imputati: Omar di Monopoli, Elisabetta Liguori, Piero Manni e Livio Romano. Per una volta, però, non si tratta di un vero processo, ma dell’insolita conferenza stampa di presentazione del volume Sangu. Racconti noir di Puglia, edita da Manni, disponibile a partire da oggi nelle librerie salentine e in uscita a metà marzo in tutta Italia. Un’idea ironica, volta ad inserire la presentazione in un contesto ufficiale, in un ambiente in cui quotidianamente le storie di crimine sono all’ordine del giorno.
“Un libro non di genere, in cui trovare pulp, suspense, ironia, politica, trash, allucinazioni. Un libro non per turisti alla ricerca di taranta e orecchiette con le cime di rape. Un libro che non descrive una Puglia da cartolina e nemmeno una Puglia per il giornalismo morboso e ammorbante. Dieci storie rosse, più che nere, che raccontano ciò che di tremendo può accadere sotto il sole, prima del mare, nel soffio del vento”. Queste le parole stampate sul retrocopertina del volume Sangu, che alludono ad una Puglia meta turistica, ma contemporaneamente anche soggetto di invasione mediatica. “Negli ultimi mesi il nostro territorio è stato teatro di eventi criminali che hanno attirato l’attenzione mediatica – ha sottolineato a tal proposito Giancarlo Greco, responsabile del progetto presso Manni editori –, però la Puglia non è una regione con un tasso di criminalità particolarmente alto, o almeno non più di altre”.
Attraverso i racconti inseriti in Sangu, i dieci autori si sono confrontati con la società in cui si consumano i crimini, metabolizzandone la crudeltà e confrontandosi con l’evidente morbosità che si sta dimostrando intorno alle storie nere. Tra questi, Piero Manni, fondatore dell’omonima casa editrice e autore de “L’inverno del Diciotto”, presente nel volume, che ha raccontato la propria esperienza di scrittura. “Non sono pratico di noir – ha spiegato –, per cui mi è capitato di trasferire il mio mondo grottesco e satirico nel testo, dando vita ad un racconto pieno di indignazione, il movente che mi spinge, ogni volta, a mettermi alla tastiera per scrivere”.
Come da prassi, a concludere il “processo” il pronunciamento della Corte. “Tutti noi abbiamo nel nostro intimo delle paure – ha spiegato il presidente Mario Buffa, interrogandosi sulle motivazioni del successo dei romanzi noir –, che questo genere di racconti ci permettono di materializzare ed analizzare. Riportando le nostre esperienze nella finzione letteraria, abbiamo la possibilità di risalire alle possibili cause e ai presunti responsabili dei nostri timori e cercare di eliminarli”.

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