Sarah Tardino, Il custode

07/08/2009

Lo sguardo sull'abisso, di Ottavio Rossani

Sarah Tardino (Licata, 1980) con il suo libro d'esordio Il custode (Manni, 2008, pagg. 97, euro 10) si propone come poetessa già matura, con un eccellente controllo dei propri mezzi espressivi. Sa muoversi bene tra le varie forme (dall'epigramma all'asserzione filosofica, dal tuffo emotivo alla razionale scoperta di orizzonti classici e moderni insieme). Usa una lingua ricercata ma anche irruente, spontanea e pensata. Nel panorama dei nuovi poeti della generazione Ottanta, si staglia per la scrittura determinata e sapiente, anche ancora alla ricerca della sua definitezza. Questa prima raccolta poetica è una sorta di campionario (timido, umile, ma con le scansioni molto precise) delle sue  capacità di spaziare nei diversi territori. Sia in italiano sia in dialetto siciliano alterna evocazioni arcaiche a modernissime mediazioni. Fattura versi duri e crudeli ma anche prolusioni e asserzioni dolci e chiare. 
Consapevole di ciò che vuole estrarre dal sottosuolo della sua lingua e della sua cultura classica/filosofica, rincorre indefessa nuove combinazioni tra l'armonia del mito e della classicità e il caos della contemporaneità. Tenta nuove scoperte ed esplorazioni, portandosi nello zaino mentale tutto ciò che ha composto e modellato la sua personalità nella Sicilia remota, ancestrale, mitologica, misteriosa. Tale retaggio trova la sua esplosione passionale nelle ultime poesie in dialetto siciliano, che per la scrittrice rimane ricchezza e nutrimento necessari.

Il custode
si articola in sei sezioni. La poesia in esergo è lapidaria e dà il titolo alla raccolta: "Sei lo zero che tutto promette/ e niente possiede;/ il vuoto Custode del tempo -/ adesso basta/ che qui sei mio". E non si sa chi è il Custode, che comunque è l'interlocutore principe. Non c'è  niente da discutere: "che qui sei mio" è una dichiarazione d'intenti e di ruoli, ma è anche il linguaggio che l'autrice possiede, costringe, amministra, e ribalda lo tiene sotto sequestro, per manipolarlo a piacimento. Quindi si può ipotizzare che il Custode è la scrittura, cioè la lingua, dunque è il "Tu", l'alter ego della poetessa, che sfida ed è sfidato nel complesso gioco del possesso e della trasgressione. L'artista aggiunge subito, nel secondo pronunciamento iniziale: "L'ala d'Amore canto", quella sinistra, spezzata che l'ha sostenuta, "perché era un uomo". Quindi, passione, Amore, uomo, in un corpo a corpo con lei, la donna, la scrittrice, che tutto "comprende", nel senso dell'accoglienza, il mondo e l'uomo, cioè la vita. Il cerchio qui si chiude: la donna ama, scrive, attira, contiene, genera, controlla e insieme si perde.
La prima sezione Cittadino dei giorni pari dovrebbe essere una rivendicazione di genere, ma cambia direzione: il maschile non è qui genere, ma dimensione universale, che comprende l'uno e il molteplice, l'uomo e la donna, il flusso vitale. Questi versi sono i più epigrammatici, subito risolutivi. "Le sue mani erano il contorno esatto del pudore./ Nient'altro di lui può essere detto". E sono le parole i fondamenti, più degli sguardi, più dei gesti: le "parole avvengono", ecco sono fatti, eventi, accadimenti. Chiarezze. Ma subito seguono misteriche formule di iniziazione: "Il centauro è costretto a nutrirsi/ di bacche che qualcuno ha avuto in elemosina". Fa capolino, come dovunque nel libro, la passione: "Ho un nastro di pettirossi che/ mi circonda i fianchi;/ li svezzo con il silenzio della tua bocca". Passione che esploderà forte e propulsiva  nella sezione La sposa del nome in cui l'altro, l'uomo, ora è avvocato, ora avversario, ma "bozzolo di baci per una notte di lance/ mi rendevi./ Inchiodo tavole storte sulle labbra del crollo". La vita è crosta di pane, amore, baci. Ma non si creda ad una poesia sentimentale. L'ipotesi di una notte d'amore è una metafora della crisi dell'esistenza e delle difficili scelte da fare.
La sezione Variazioni sul tema natale  in esergo porta alcuni versetti di Isaia (40, 4), quelli che invocano che le valli siano innalzate e le montagne e le colline siano abbassate, e ciò che è accidentato diventi piano e ciò che è scosceso diventi liscio. Insomma, gli opposti trovino conciliazione e completamento: terra, cielo, fiumi, baci, pensieri - "variazioni sul tema natale", cioè su nascita, amore e passione, metafore e attese. La poetessa nonché donna si interroga sui motivi della sconfitta, cerca il senso del perduto amato, e scopre il tempo non più amico che non le permette di ritrovare l'amato, accompagna la nascita dei mille perché senza risposta.
La poesia che trascrivo è emblematica della sua poetica multiforme, espressa in soluzioni formali diverse:

Non ricordo in quale vita ti ho perduto
Non ricordo in quale vita ti ho perduto
ma identico ti ritrovo, uguali le ferite
dove ho inciso germogli di durata
e un'altra ne lascio per trovarti ancora.
Ammutinata dalla sorte l'apparizione;
e vermiglio il fronteggiare di un mare di trappola
e ancora sei affiorato lago di millenni:
ancora.
E per un lampo il sangue è consegnato
e in quello sono -
imperatrice  delle mie messi di statua.
Appassionati passeri profani,
i miei, e ai venti si dipanano
dove hai seminato, vaga, l'orma -
amico mi era il passo,
e complice la via del tempo che ti conduce
dov'eri, dove sei, dove sarai ancora.
 
E l'uomo amato, infine, è solo una "parola", "pietra d'angolo della notte". Le poesie sono evocazioni delle lacune e dei vuoti nelle ore dei movimenti possibili, e visioni di elementi accessori nelle delusioni amorose.
Nelle sezioni La sposa del nome, Dalle Troiane, In casa della strega e La Passione cambiano ancora ritmo, argomenti e forma dei versi. Il richiamo ai miti, la ricreazione del passato con i crismi del presente e l'uso del dialetto come rientro nell'alveo materno della terra originaria (recupero della memoria che è linfa vitale): tutte queste componenti comportano una visionaria partitura di variazioni musicali, che è poi un'ondulatoria scossa interiore, di modica gradazione ma continua. Le vibrazioni sono sempre vivide, gli azzardi linguistici infiorano una filosofia dell'esperienza che richiede aderenza alla realtà e fantasia rinnovatrice. Propongo alla lettura il seguente testo:
 
Ciauru
Na pezza arristà u to ciauru,
u suduri è sali 'menzi i gliommiri
ascuta e sciacca;
amuri di corpiceddu martoriatu,
scanciu d'un sordo di ventu arraggiatu, d?unni;
ogni sciacca è munti  e ciaia ogni trama
arrispunna crafazza o sbalanzu.
Gerbia di manu e jammi stritti,
cunchi d'uri,
e a diritta munciuta du pisu di na stizza
e i ciancha fraschi vutati all'ummitu di na vasata
e u ciato fascina, tiranti e siti e riti ciossai da tarantula.
O parmu, ca raspusu arresta,
notti d'allarmi, e fuiri cu tia,
pirchì barcuni i vrazza a livanti
e ni to vrazza u tempu,
ora è rina intra un pugno.
Ecco la traduzione della stessa autrice:
Ciauru "Nel panno è rimasto il tuo odore,/ il sudore è sale fra i grovigli/ ascolta e incrina/ amore di corpo martoriato,/ baratto d'un soldo di vento furente, di onde;/ ogni spacca è monte e piaga ogni trama/ risponde faglia allo sbalzo.// Pozzo di mani e gambe strette,/ conche di ore/ e il dritto piegato dal peso di una goccia/ e i fianchi frasche legate all'umido di un bacio/ e fiato fascina, tirante e sete e rete più del ragno.// Al palmo, che ruvido frena,/ notte d?allarme, e fuggire con te,/ perché balcone le braccia a levante/ e nelle tue braccia il tempo/  ora e sabbia nel pugno".
La poesia di Sarah Tardino, tornando a un discorso critico generale, è osanna alla bellezza coniugata sui bordi della conoscenza. Nell'identificazione di un tempo, di uno spazio, di un sentimento, l'autrice riconosce e perpetua le contraddizioni. I versi sorprendono per l'imprevedibilità. Ci si aspetta che chiudano un concetto razionale e invece improvvisi scartano verso un'altra direzione, non logica e spesso misterica. L'interpretazione è necessaria e subito dopo è inutile. Il senso è nelle singole parole. Ecco come:

Uno sciame di comete le punse il midollo
Uno sciame di comete le punse il midollo
ammise, a denti stretti - non scriverò altro -
bacio per errore toccato alle labbra.
Serrato pagina a pagina: quadrifoglio,
filo di fune, fianco a fianco,
ciocca castana in pegno al firmamento,
elemento di atomo squartato, legame dell'orbita
si sporse dal celeste.
Alcune poesie sono composizioni museali, da decifrare verso per verso, come una successione di nature morte che al secondo sguardo acquistano movimento. Ed è sempre la "parola" protagonista delle visioni ora allucinatorie ora retoriche che sprofondano e riemergono nei/dai miti, nelle/dalle leggende e letterature. Quella di Tardino è certamente una poesia colta, ma non elitaria o solipsistica. Il lettore si sente coinvolto in un'improvvisa colloquialità. "una parola sperata è notte insonne": in un verso la semplicità di un'intensa sospensione nel tempo, con un coacervo di sottintesi. In tutte le sue poesie, aleggiano i suoi studi filosofici, ma insistono anche le sue sensuali esposizioni siciliane rivestite da panni bolognesi, che spingono a un estetico piacere del vivere, a un estenuante pensare, e soprattutto ad un febbrile immaginare. Bologna è la città elettiva. Luogo di studi e applicazioni intellettuali. Tardino è anche scrittrice di teatro. Essere stata selezionata tra i dieci finalisti giovani del Premio di poesia Cetona Verde 2009  è la prova che la sua ricerca poetica non è scorsa vana. Non poteva, dato che a scrivere la prefazione al libro è stato Maurizio Cucchi, presidente del Premio, il quale mette subito in vetrina lo "sguardo stralunato su una specie di abisso che provoca vertigini".
Sogni e metafore si moltiplicano in questa raccolta. Di colpo appaiono anche strapiombi semantici che annunciano pericoli e arditezze di repentini cambiamenti di colori e suoni. "Le rose  le danzo sugli spilli e non le conto,/  che per i colpi sordi ho perso i sassi./ Il tuo amore lento, zitto;/ a ridosso più niente che terra bagnata". E torna quindi l'amore come parametro delle attese e delle delusioni. Se un amore travolge, non si può pensare che  la sua fine lasci indenne. E se l'eroina domanda all?interlocutore, non arriva risposta. Così è anche per la vita, per le cose, per i nomi. La sofferenza e il mistero sovrastano sempre. Alla fine, c'è solo la poesia che, fedele, accompagna lungo il cammino.
 
 

Cerca libro

News