Tilde Pomes, Amore scarno

11/06/2013

Intervista all'autrice, di Teresa D'Aniello

Tilde Pomes nasce ad Ostuni, la magnifica Città Bianca del Salento, e per il suo lavoro oggi vive ad Altamura. Il suo romanzo d’esordio è Amore scarno, pubblicato nel gennaio scorso dalla casa editrice Manni.
Importante nella formazione dell’autrice è stata la cultura tramandata e ereditata dai nonni paterni, fondatori e curatori della Biblioteca Popolare Ostunese, dove ha trascorso gran parte della sua adolescenza. La madre, donna di grande fantasia e aperta alle curiosità delle altre culture, le ha trasmesso non solo l’amore per la letteratura, ma l’ha anche guidata in quell’affascinante mondo multietnico, rispettando le sue inclinazioni. Tilde ha avvertito, infatti, sin da piccola, una forte attrazione per la lettura, dalla quale ricava piacere e utilità: ama immergersi nelle pagine di autori “geniali e cosmici”, quelli che forniscono stimoli, di cui è sempre alla ricerca per arricchire costantemente la sua interiorità. La Letteratura nobilita chi la ama: questo dimostra ai suoi studenti, a cui insegna con grande passione.
Le rivolgiamo alcune domande per conoscerla meglio:
In “Amore Scarno” affronti una tematica molto attuale: la violenza domestica. Come è nata l’idea del libro?
Amore scarno” è il frutto di riflessioni sulla relazione uomo – donna (che non può trovare la sua condizione giusta in una contrapposizione diffidente e difensiva!) e sulla violenza, che spesso la contraddistingue e che si insinua purtroppo nei luoghi quotidiani. A tal proposito avevo da dire la mia, anche perché come docente mi imbatto in situazioni difficili che coinvolgono i minori e le loro famiglie. Dietro volti composti può celarsi un inferno, tra le parole “buttate lì”da un adolescente in un compito in classe possono svelarsi scenari su cui bisogna far luce. E a volte non si riesce ad agire come si dovrebbe. Ho ritenuto utile raccontare una situazione complessa che offre altri spunti di indagine: vocazione all’autodistruzione, violenza psicologica, inefficacia della famiglia, della scuola e della chiesa. Anche lo scrittore creativo deve lavorare per denunciare i problemi e contribuire alla loro risoluzione.
Il romanzo è ambientato tra la fine degli anni ’50 e gli inizi degli anni ’70 del secolo scorso, quando la donna protesta nel movimento femminista. Tuttavia la storia che si svolge ad Ostuni non sembra percorrere i nuovi tempi...
L’eco della contestazione del movimento dei diritti civili interrazziali e di quello femminista arriva anche nel brindisino. La veemenza della protesta delle donne cambia a seconda della latitudine. Negli anni ’60 le donne del Sud sono ancora escluse dalla vita dell’uomo, che servono e devono “omaggiare”come un signore. Per farla breve, e non è un caso limite: in Sicilia il padre uccide la propria figlia colta in flagrante mentre bacia un ragazzo. Al Nord, invece, le donne possono rivendicare a gran voce la loro emancipazione. A volte ottenendola. Ma tutte si lamentano, perché c’è un disagio comune che nasce da una condizione generale di ingiustizia. Le situazioni descritte nel romanzo non sono inconsuete. L’uomo prende per sposa una “madre” e per donna un’”amante”; la figlia gli si oppone con tutte le forze; in lei la protesta si traduce in un tentativo disperato di cambiamento a vantaggio della dignità umana e della famiglia, ma le costa caro.
La storia di Sara colpisce profondamente il lettore, non deve essere stato facile scrivere di lei...
E’ una storia che mi ha tolto il sonno. Come tante storie di minori e donne soggette a violenza fisica e psicologica, soprattutto da parte di chi dovrebbe amarle. Un padre ed una madre, appunto. Ci sono, nella protagonista, momenti di profondo dolore e di rabbia, ma anche di coerenza morale, di profonda pietà per i suoi aguzzini.
Lei è insegnante e avrà notato come in questi ultimi anni il femminicidio sia in aumento nonostante le giovani generazioni abbiano più possibilità di apprendimento. Non le sembra un’inversione culturale?
A scuola il femminicidio e le sue cause sono quotidianamente materia di discussione e di studio, anche perché purtroppo le aperture sull’attualità ce lo consentono con una frequenza allarmante. E ora tutto diventa più urgente perché i mezzi di comunicazione sono una cassa di risonanza importante per gli emulatori. Si fa costante opera di sensibilizzazione. Da tempo ci impegniamo, io e i miei studenti, contro la violenza sulle donne, che sono “esseri umani, menti a se stanti, corpi autonomi e liberi” (“paroladistrega”).
 

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