Sabato 25 maggio alle ore 18, presso il Circolo Gianni Bosio, Via di Sant'Ambrogio a Roma,...
In cinque monologhi Francesca, Sapia, Pia, Piccarda e Cunizza, venendo fuori dall’Inferno, dal Purgatorio e dal Paradiso di Dante si raccontano in un vissuto carico di emozioni e suggestione per comunicare, a chi legge, una partecipazione nata dalla condivisione di sentimenti immutati attraverso i secoli.
Forse la scrittura di Carmela Fiore ha raggiunto il punto più profondo della memoria. L’autobiografia non potrebbe essere più onesta. La finzione della scrittura letteraria qui risulta quasi azzerata. Le parole dicono ricordi vivi, oppure rivitalizzano i ricordi. Tempi precisi. Luoghi identificati. Figure concrete. Concretamente amate. Figure di concreta bruciante nostalgia.
C’è consolazione, rimpianto, coraggio, in questo narrare. C’è mistero. C’è amore. C’è sentimento e coscienza del tempo.
In questa raccolta poetica c’è il racconto della vita nel suo quotidiano consumarsi, nell’alternarsi di ragione, sentimento, passione, gioia, dolore, vanità.
I versi, come una lente, guardano il senso nascosto, colgono legami, affermano il carattere rivoluzionario dell’amore, e diventano grido, rifiutando l’ovvietà e la religione del potere.
Dopo anni di eroina, il giovane Leandro Serotini è "pulito" da otto mesi grazie alla comunità terapeutica Il Cantiere.
Durante la sua prima libera uscita torna a casa a Firenze, e scopre per caso che l’omicidio di un tossico di cui parla tutta la stampa è stato commesso in comunità. E quel cadavere ritrovato in un cassonetto non sarà l’unico.
Ostuni, tra gli anni Cinquanta e i Settanta. In primo piano le stanze di un palazzo signorile in cui si compie la storia, narrata in prima persona, di Sara, a partire dalla sua infanzia.
Una madre inconsapevolmente egoista, un padre-padrone violento, una nonna e un fratello assai amati, gli zii, le amiche, la scuola e il paese tutto sono protagonisti delle vicende che vedono in primo piano gli aspetti psicologici nel quotidiano svolgersi di tensioni, emozioni, eventi imprevisti.
Nella Prefazione, Giorgio Bárberi Squarotti scrive: “Questa poesia si svolge come ricostruzione sempre molto riflessiva e lucidissima del tempo di vita trascorso, al fine di capirlo in forza della parola che, sola, è in grado di chiarirla, di giudicarla, di rinnovarne la presenza e la grazia e la varietà e i dubbi.
Il viaggio del poeta è, sì, nello spazio e nel tempo, ma anche nella parola: nei termini antichi, nei miti, nei nomi di poeti e filosofi d’illustre passato.”
Queste poesie delineano, in uno stile denso di ragione e sentimento, un viaggio interiore: l’inchiesta senza fine, tra vero e sogno, alla ricerca di un proprio radicamento e di un senso nel mondo tecnologico-mercantile; un percorso satirico venato di malinconia; il racconto lirico e lo studio dell’affettività profonda attraverso se stesso; infine l’affaccio a un oltre laicamente religioso.
Sabato 25 maggio alle ore 18, presso il Circolo Gianni Bosio, Via di Sant'Ambrogio a Roma,...
Da giovedì 16 a lunedì 20 maggio Manni è al salone di Torino allo stand M114-N113 del padiglione...