Quella sana follia necessaria per sopravvivere
Riscoperte le poesie in dialetto di Rausa
Vita spericolata, di Maria Claudia Minerva
Il narratore, di Antonio Errico
Ecco le Metafole, racconti per piccoli e adulti, di Vito Lubelli
I Punkabbestia nel romanzo scaricabile da Internet
Primo fotogramma del libro: la celletta di un frate cappuccino chino sul suo deschetto, intento a scrivere il proprio racconto: «Io so che non mi crederete. Mi prenderete per un pazzo o per uno spudorato mestatore, perché quella che vi sto per raccontare è una storia di donne, di cavalieri, di amori, di gesti nobili e di audaci imprese, ma vi assicuro che è tutto vero e che ho tutto visto coi miei occhi e sentito con le mie orecchie».
Il “cuore” degli autori jonico-salentini, di Claudia Presicce
La lingua dei padri è quella spontanea di un popolo, quella “vissuta” tra le mura domestiche, tenuta viva nei cortili e nelle corti salentine, ma anche nelle case dei notabili, nei luoghi di lavoro, nelle piazze. Una lingua spesso rimasta fuori dai libri, ma capace di dar voce, nella poesia, ad emozioni autentiche.
Versi del Novecento, di Claudia Presicce
C’è dialetto e dialetto. Uno è il linguaggio popolare tradizionale, colorito, spesso sgrammaticato e fuori da ogni regola sintattica, l’altro è una lingua antica e sapiente, sempre pittoresca ma usata con le stesse costrizioni metriche dell’italiano come possibile strumento poetico. Quest’ultimo è il dialetto che i letterati del Novecento hanno utilizzato per la loro espressione artistica, per creare poesie spontanee e libere perché collegate all’immediatezza dell’imprinting della propria terra, della propria cultura.