Di fabbrica si muore

sottotitolo
La storia come tante di Nicola Lovecchio morto di tumore al petrolchimico di Manfredonia
copertina
anno
2008
Collana
Categoria
pagine
104
isbn
978-88-6266-033-4
Title
Di fabbrica si muore
Price
€11.00
ISBN
978-88-6266-033-4
Nel 1994, Nicola Lovecchio, operaio del petrolchimico di Manfredonia, scopre di avere un tumore ai polmoni. Insieme al medico Maurizio Portaluri, avvia un’indagine anche tra i suoi colleghi denunciando la fabbrica per l’incidente che nel 1976, qualche mese dopo il disastro di Seveso, provocò la fuoriuscita di decine di tonnellate di arsenico.
La ricostruzione delle vicende è trascritta, con passione e ragione, da Portaluri. Accanto, la pièce teatrale Anagrafe Lovecchio, di Alessandro Langiu, è poesia di denuncia civile che coinvolge ed emoziona.
 
 
L’avvocato inizia a parlare del tasso di arsenico nell’urina degli operai nei giorni dell’esplosione. Altissima, oltre ogni immaginazione, valori normali di 90-100 sparati verso l’alto a 1000 e 2000 e 3000 a seconda dei casi.
Il punto che nessuno si spiega, nel collegio, è come sia possibile che rimanga così elevato anche mesi dopo, o dopo il periodo di malattia in certi casi obbligatorio.
Ed ecco la spiegazione: «Siamo in una città di mare, e l’alto tasso di arsenicure è riconducibile ad un elevato consumo di crostacei, in particolare di gamberi. Elevato, costante ed in quantità esorbitante. Circa un chilo al giorno.»
Nessuno ride.
 
 
Alessandro Langiu è nato a Taranto nel 1973. Autore, attore e regista di teatro, si occupa di tematiche sociali e ambientali. Tra i suoi ultimi lavori, Otto mesi in residence e Venticinquemila granelli di sabbia.
http://www.alessandrolangiu.it
 
Maurizio Portaluri è nato a Brindisi nel 1960. È medico oncologo radioterapista. Dal 1999 è primario all’ospedale Perrino di Brindisi.

INCIPIT
 

Questa è una storia come tante, di sviluppo e industrializzazione del Sud, dalle conseguenze, forse, imprevedibili.
Alla fine degli anni Sessanta, l’Eni e il Comitato dei Ministri per il Mezzogiorno decidono di localizzare ai piedi del Gargano un impianto petrolchimico per produrre fertilizzanti (l’urea e il solfato di ammonio) e caprolattame, una sostanza da cui si ottengono le fibre di nylon.
La stampa indipendente si schiera contro il progetto. Bruno Zevi su “L’Espresso” del 3 dicembre ’67 scrive:

"Sarà distrutta ogni possibilità di valorizzare in senso turistico il comprensorio garganico, l’unico in Puglia miracolosamente integro dello splendore dei paesaggi rocciosi e delle fasce costiere; Manfredonia col suo abitato compatto cinto dalle torri aragonesi, Siponto con la cattedrale romanica e i resti dell’antico porto, Lama Volara con il convento di San Leonardo, la zona archeologica di Salaria, soprattutto Monte Sant’Angelo con il suo santuario, il castello federiciano, il borgo medievale e la catena di preziosi insediamenti che sorgono lungo la “Via Sacra Longobardorum” animando le pendici del Gargano, non avranno più alcuna prospettiva di sviluppo."

Ma oltre alle voci nazionali, si levano anche le nefaste profezie locali come quella descritta nel ’69 da Biagio Pignataro, ingegnere di Manfredonia autore di numerosi saggi di urbanistica sulla sua città:

"Questa scelta impone un capovolgimento delle naturali e razionali impostazioni urbanistiche per i seguenti motivi: toglierà lavoro a turismo e agricoltura, che con il loro sviluppo in questa zona avrebbero superato le possibilità di lavoro che offrirà il petrolchimico; in conseguenza di tale ubicazione resterà impegnata al porto tutta la fascia litoranea urbana e sarà impedito quindi alla popolazione ogni libero sfogo al mare. Ciò imporrà inoltre la chiusura di tutti gli stabilimenti balneari esistenti sul lungomare; l’espansione urbana di Manfredonia sarà inesorabilmente contenuta, circoscritta, disturbata, ostacolata da un nefasto semianello di circumvallazione per il traffico pesante al servizio della zona industriale di Macchia che peserà come una cappa di piombo sul destino della città, inibendole ogni ulteriore razionale sviluppo."

Ma a nulla servono questi allarmi.