La parola notturna

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Articolo:
Carla Riccardi
La parola notturna
Fonti dantesche, musicali, liriche in d’Annunzio
Il Notturno è esemplare della saturazione culturale che sta dietro a un testo, della pluralità di modelli tematici e stilistici che vi si concentrano, delle fittissime relazioni intertestuali tra i diversi campi conoscitivi attraversati: dalla letteratura alla musica, dalla filosofia alla mistica, alle religioni.
L’esame di carte autografe, cartigli, bozze, ha portato a rivedere completamente la storia del testo: si è così scoperto che l’elaborazione fu molto complessa – e non concentrata nel breve periodo di cieca immobilità della primavera del 1916 a seguito di un incidente di ammaraggio – e durò dal ’15 al ’21 in varie fasi.
Il primo saggio è dunque la storia di tutto ciò e i due seguenti presentano i testi dei diari che hanno permesso la nuova datazione e la discussione critica degli stessi, nonché pagine, rimaste inedite, di amori veneziani del primo periodo di guerra.
 
info-copertina
La parola notturna
Libro novità
anno: 
2009
pagine: 
168
isbn: 
978-88-6266-208-6
Carla Riccardi è professore ordinario di Letteratura italiana presso l’Università di Pavia. Ha insegnato in varie università europee e extraeuropee nell’ambito del progetto Socrates o come professore ospite. Si occupa di letteratura dell’Ottocento e del primo Novecento. Ha pubblicato le edizioni critiche di Vita dei campi e del Mastro don Gesualdo di Verga (nell’Edizione Nazionale), della Colonna Infame e degli Scritti letterari (nei Classici Mondadori) di Manzoni, il commento alla Lettre à M. Chauvet presso l’editore Salerno; ha in preparazione l’edizione critica (per l’Edizione Nazionale delle Opere) del Notturno di d’Annunzio. Recentemente ha curato per Mondadori l’antologia Racconti italiani dell’Ottocento.






Nota dell’autore

Come nasce un volume di saggi dannunziani tra filologia e critica? Il Notturno, oltre a presentare una storia compositiva complessa, è esemplare della saturazione culturale che sta dietro a un testo, della pluralità di modelli tematici e stilistici che vi si concentrano, delle fittissime relazioni intertestuali fra i diversi campi conoscitivi attraversati: dalla letteratura alla musica, dalla filosofia alla mistica, alle religioni. Si svelano dei veri e profondi percorsi della conoscenza con basi comuni: ad esempio Dante o la musica nell’accezione più ampia. Percorsi che permettono di chiarire il significato del Notturno: in sintesi, la metafora cristologica della passione vissuta dal poeta attraverso la perdita dei compagni di volo e la sofferenza purificatrice e salvatrice della cecità, insieme all’esplorazione dell’ombra. Visioni e incubi indotti dalla malattia conducono a una nuova conoscenza di sé, dei propri processi inconsci e, naturalmente, all’autocelebrazione degli stessi, nonché alla consacrazione del nuovo mito guerriero, un nuovo epos tra verità e mistificazioni, una miscela che produce pagine retoricamente e stilisticamente ineguagliate nella prosa dannunziana.
Il saggio La parola “notturna” tra Dante, Nietzsche e Skrjabin non nasce però da una semplice rilettura o, comunque, da una mera ricerca di fonti, ma dai risultati di un lungo lavoro filologico ai fini dell’edizione critica del Notturno per l’Edizione Nazionale delle opere di d’Annunzio.
A documentarlo sono i testi che costituiscono la seconda parte della sezione dannunziana, Notturno. Storia del testo: Il delirio lirico organizzato; Le carte del Notturno; Appunti, taccuini, diari. L’esame di carte autografe, cartigli, bozze, ha portato a rivedere completamente la storia del testo. Per lungo tempo, infatti, si è creduto che la storia elaborativa del Notturno fosse quella divulgata da d’Annunzio: il libro sarebbe nato nel febbraio-marzo del 1916 dalle visioni e dagli incubi, dai tormenti patiti durante l’immobilità e le dolorose cure per salvare l’occhio traumatizzato nel corso di un ammaraggio di fortuna. Il vero itinerario elaborativo del libro è stato chiarito quando abbiamo ritrovato preziose testimonianze: un autografo elegantemente legato e intitolato Diario triste presso la Biblioteca Nazionale di Roma, contenente la cronaca veneziana della Prima Offerta, altri appunti autobiografici emersi al Vittoriale, ovvero il diario o brani di diario scritti fin dai primi mesi di guerra e poi rifusi nel Notturno, che, inizialmente, avrebbe dovuto accompagnare La Leda senza cigno, come si evince da una lettera a Guido Treves inserita in una copia dell’edizione del ’21, reperita presso un archivio privato. L’esame delle nuove carte e il riesame di quelle note ha portato alla scoperta che l’elaborazione fu molto complessa e non concentrata nel breve periodo di cieca immobilità e durò dal ’15 al ’21 in varie fasi, che è stato possibile ricostruire solo studiando a fondo la gran massa di autografi e i cartigli. Il primo saggio è dunque la storia di tutto ciò e i due seguenti presentano i testi dei diari che hanno permesso la nuova datazione e la discussione critica degli stessi, nonché pagine più intime di amori veneziani, rimaste inedite perché ai tempi troppo scabrose, persino per un d’Annunzio.

Il delirio lirico organizzato
, primo dei saggi filologici, deriva dalla rielaborazione ab imis di due articoli: L’elaborazione del “Notturno”: il delirio lirico organizzato, in D’Annunzio notturno, I, Atti dell’VIII Convegno di Studi dannunziani, Pescara, 1986 e La prima forma del “Notturno”, in “Paragone”, 4, 1988. Anche gli altri saggi sono ricavati da articoli (Autografi inediti del “Notturno”: “I giorni funebri” e “L’apparizione”, in “Autografo”, 7, febbraio 1986; G. D’Annunzio: Taccuini, diari, lettere. Nuovi documenti sulla genesi del “Notturno”, in “Strumenti critici”, settembre 1987) che sono stati aggiornati e, in molte parti, completamente riscritti.

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