Nevica sull’Isola di Baro

copertina
anno
2006
Argomento
Collana
Categoria
pagine
216
isbn
88-8176-806-2
Favola e racconto filosofico tra sorprese e paradossi, ironia e leggerezza: un’immaginaria comunità esotica è qui come una piccola Macondo votata alla felicità.
                                                            Giulio Ferroni
 
 
“A Baro la gente, ognuno nel segreto dei suoi sentimenti, ma ciascuno inconsapevolmente come ogni altro isolano, sembrava attratta da tutto ciò che era proibito.
Questo Tomás Faccia-di-cuoio lo sapeva, e lo sapeva anche Ramón Vásquez, quasi evirato da Jan Miromar, marito troppo geloso e –soprattutto– bene informato.
Lo sapeva Ermínia Santos, madre di tre figli e moglie di un uomo impotente.
Lo sapeva anche il prete, don Paco, innamorato di Conchita, moglie di un suino allevatore di suini, e lo sapeva anche il señor Hugo, forse, innamorato da sempre di colei che non poteva avere e mai rassegnato a non averla.
Lo sapevano tutti, a Baro.”
 

 

Ha scritto Cesare Segre:

 
Nevica sull’Isola di Baro evoca la vita in un’isola sperduta (in cui si mescolano portoghesi e spagnoli), dove una moralità tradizionale si esprime qualche volta con i tuoni di una religione minacciosa. Quello che unisce tutti è un parlare conciso e aforistico, di antica, laconica sapienza. Un cambio di coltura, dalla canna da zucchero alla banana, segna il passaggio dall’oscurantismo alla libertà, nonostante il sabotaggio di un monsignore che perisce attizzando, più o meno volontariamente, un incendio nello zuccherificio: riducendosi senza volerlo a un cadavere caramellato di zucchero e melassa. Gli abitanti, trentasette famiglie, si dividono tra i moltissimi sedentari e i pochi viaggiatori, che consumano la propria avventura, consapevoli dell’onnipresenza del caso o della sorte, ma finiscono sempre per tornare all’isola. Nessuno di loro è proprio quello che sembra, nessuno sembra proprio quello che è, perché in questo piccolo mondo i cambiamenti e i travestimenti, maturati altrove, si svolgono nella terminale intimità degli individui, e un ridotto spazio ospita infinite possibilità. Su tutto domina la simpatia. È un romanzo fuori del comune, con una notevolissima capacità di affabulazione.

Ha scritto Antonio Prete:

Storia di un’isola, storia di un passaggio dal mondo oscuro della superstizione religiosa al mondo luminoso della libera comunità, dal mondo della penitenza al rigoglio della vita. Corrado Sobrero ha scritto un romanzo che ha l’andamento poematico e che unisce il ritmo della evocazione onirica con la narrazione avventurosa. Gli eventi sono legati, tutti, a un’unica storia. La storia di una decisione, di una scelta: sostituire alla monocoltura della canna da zucchero la coltivazione della banana, ancora sconosciuta nell’isola. Intorno a questo passaggio si dipana l’intrigo romanzesco, con personaggi definiti nei loro vizi e nelle loro passioni, con paesaggi che hanno l’esotico per fondale, con fughe e ritorni, agnizioni e perdizioni. Il colore e la luce prendono via via campo, e una suspence trattiene il lettore di pagina in pagina nei nodi di vite individuali che si svolgono lungo destini inattesi.

Per ascoltare la recensione di Piero Dorfles sul GR2 dell'07/08/2006: http://switchboard.real.com/player/email.html?PV=6.0.12&&title=Edizione%5FGR2%5Fore%5F1930%5Fdel%5F07%2F08%2F2006&link=http%3A%2F%2Fwww.radio.rai.it%2Fgrr%2Fgr%5F2%2Farchivio%5F2006%2Faudio%2Fgr2%5F20060807.1930.ram

Per ascoltare Fabio Volo che legge su Radio Deejay scarica il podcast dalla pagina http://www.deejay.it/dj/podcast/channel/idRssChannel-11?data=2009-04-15