Parole al vento
In quella che dà inizio al volume, ultima prima della sua improvvisa scomparsa, Malerba dice: “Quattro chiacchiere scritte, dunque. Parole al vento è un mio libro a tutti gli effetti, da inserire nella mia bibliografia.”
Queste interviste
È sempre stata sua abitudine quella di farsi mandare le domande scritte in modo da poter rispondere per scritto, come lui stesso ha affermato. L’oralità non è mai stata il suo forte, lo ha sempre agitato ricevere domande dirette a cui dover rispondere. Per questo motivo le interviste (parlo delle risposte naturalmente) raccolte in questo volume sono tutte, tranne alcune eccezioni, suoi testi autentici.
Di tutti aveva conservato la copia in stampa. Solo raramente era stato messo da parte anche il dattiloscritto. Si era formato così un enorme archivio, piuttosto caotico, composto da una grande quantità di pagine di giornali datati dagli anni Sessanta in poi.
Quando mi ha chiesto di aiutarlo in questo lavoro ho cominciato a ordinare per tema e per testata le interviste. Così le ho lette una per una ripercorrendo periodi e vicende di cui, ancora bambina, sentivo parlare, discutere in casa, con amici, episodi che avevo a modo mio vissuto con interesse, a volte con ansia, soprattutto quando si trattava di processi o citazioni in tribunale per polemiche ambientali. Episodi, discussioni, ansie accantonate nella memoria mi sono ritornate alla mente. Ho ritrovato i pensieri che hanno ciclicamente accompagnato la scrittura e la vita di mio padre, “fissazioni” delle quali ci faceva partecipi, provocandoci, forse per verificarne la solidità.
La lettura e la riorganizzazione di questa mole di scritti, attraverso la quale ho conosciuto meglio, ritrovato o a volte semplicemente ricordato il lavoro e la vita di papà, è stato un impegno lungo e a volte complicato. Molti giornali si erano rovinati negli anni e non erano più del tutto leggibili, di altri non si vedeva più la testata, la data e via dicendo. In questi casi ho lavorato per rintracciare l’appartenenza esatta delle interviste a questa o quella testata, l’anno, il numero del periodico. Poi ho fatto una prima selezione rileggendole nuovamente, escludendo quelle ripetitive o meno interessanti e tagliando alcune parti dei testi. Le ho tutte schedate, anche quelle poi escluse dalla pubblicazione, in modo da poterle, se necessario, ritrovare.
A questo punto ho passato il lavoro a papà che ha proseguito tagliando ancora il materiale in modo molto più drastico di come avevo fatto io. D’altro canto pubblicare tutte le interviste non sarebbe stato possibile. Così, con un certo rammarico per avere escluso almeno metà del materiale, si è arrivati al risultato attuale. Papà ha anche finito di correggere le bozze ad aprile e il volume avrebbe potuto essere pubblicato a giugno. L’intervista che gli ho fatto risale al novembre 2007. Adesso mi sembra strano pubblicare questa breve introduzione senza che lui l’abbia letta e mi addolora molto che questo volume debba uscire postumo, so che papà ci ha lavorato con molto impegno ed è l’ultimo lavoro al quale si è dedicato prima di lasciarci. Il titolo è suo.
Giovanna Bonardi