Raffaello Brignetti

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Articolo:
Aldo Perrone
Raffaello Brignetti
La vita, le opere, la critica letteraria
È questa la prima approfondita monografia sulla vita e le opere di Raffaello Brignetti. La vicenda biografica dello scrittore elbano è lo sfondo in cui si inseriscono i suoi lavori letterari. Accanto ai romanzi più noti dove il mare è in primo piano, sono analizzati anche gli altri scritti per delineare compiutamente la figura di uno dei narratori tra i più originali e importanti del secondo Novecento italiano.
 
info-copertina
Raffaello Brignetti
no
anno: 
2008
pagine: 
104
isbn: 
978-88-6266-052-5
Aldo Perrone è nato nel 1941 San Giorgio Jonico. Vive a Taranto dove è Dirigente scolastico. Collabora alle pagine culturali di quotidiani e riviste. Ha al suo attivo varie opere di critica letteraria e testi di narrativa e poesia per i quali ha avuto significativi riconoscimenti.



INTRODUZIONE



Comparve all’orizzonte, seguito da un gabbiano. Errava senza punti di riferimento, siccome nel suo cammino ogni punto diventava il centro di una distesa cinta da un cerchio, e questo a sua volta si trasformava con ogni suo punto nel centro di un’altra distesa. Ora si affacciò all’orizzonte di una corvetta da guerra. Essa scorreva a filo nello spazio visibile di un faro, che aveva in opposto diametro, da una parte quella corvetta e dall’altra un veliero.
Migrante e senza approdi segnava larghi giri che subito si cancellavano; si restituiva indietro e proseguiva; dipanava un filo e lo imbrogliava secondo che il vento lo spingesse in un verso o nell’altro, confondendo destra e sinistra, il punto dove sorgeva il sole e quello dove tramontava; secondo che le correnti seguissero il corso del vento o che invece lo contrastassero o lo curvassero in tralice. Fra tante possibili mire, quel viaggio non aveva in se stesso una qualsiasi componente fissa e prevedibile o una circostanza che potesse ripetersi o non ripetersi con sicurezza. Così essi vagavano, in due, uno morto e uno vivo, presi nel nodo della morte con la vita e fatali in uno spazio indiviso, in un tempo sospeso dal principio, vicino o lontano, alla fine, prossima o remota.



È l’impareggiabile incipit del racconto Il grande mare, pagina ineludibile della letteratura italiana del secolo scorso. Un incipit di straordinaria bellezza, che si rammenta come quelli di grandi poesie o partenze di celeberrimi romanzi: in questi righi c’è lo sviluppo di quella che poi sarà la storia letteraria di Raffaello Brignetti, scrittore che merita di avere la massima attenzione da chi ama la grande letteratura. L’Italia, così sbrigativa a dimenticare e a non praticare strade importanti e serie, dovrebbe tornare a proporre, ad incontrare Raffaello Brignetti, autore di successo e di fama, che vinse il Premio Viareggio nel 1967 e nel 1971 il Premio Strega. Brignetti ha dato le pagine di mare più importanti e di qualità che si potesse dare alla letteratura italiana, ma la sua pagina di mare ha pochi raffronti anche considerando le altre letterature. Bisogna riscoprire subito i due capolavori di mare, Il gabbiano azzurro e La spiaggia d’oro. Ma poi certamente il lettore si troverà altri lavori assai singolari con pagine che non sono mare. Allora va detto che nella letteratura italiana questa è una figura sorprendente che, se non è molto frequentata – e questo per verità è sorte comune a un tale numero di grandi talenti che dispiacerebbe qui elencare, e il “riepilogo” il lettore può farlo da solo – lo è proprio a causa di notissimi limiti che una patria di scrittori ma non di lettori ha sempre mostrato.
Il suo esordio letterario, nato nel 1921 all’Isola del Giglio e la sua gioventù la trascorse all’Isola d’Elba; fu invece dal profondo Sud, da Taranto, in Puglia, che partì la sua storia e il suo successo di scrittore. Lì partecipò ad un premio letterario, presieduto dal grande poeta Giuseppe Ungaretti, sulla tematica del mare, per inediti, che si tenne per la prima volta nel 1949, ed ebbe poi quattro importanti edizioni consecutive. L’incontro quasi fortunoso con il Premio Taranto fu felice perché il “premio del mare” scoprì immediatamente l’unico vero scrittore di mare che mai avesse avuto l’Italia.
Si può ben parlare di una funzione di avanscoperta della iniziativa tarantina per l’assoluto anticipo rispetto al corso naturale degli eventi letterari, poiché non fu solo Brignetti fra i nuovi segnalati o premiati, ma talenti che troveremo come stelle fisse, in seguito, nel firmamento letterario. In quattro anni il Premio Taranto trovò tra i concorrenti scrittori come Carlo Emilio Gadda, Vittorio Sereni, Pier Paolo Pasolini, Giorgio Caproni, Gaetano Arcangeli, Sandro Penna, solo per fare qualche nome. Ed anzi si può senz’altro affermare che una rassegna antologica di quegli scritti costituirebbe ancor oggi una sorpresa straordinaria.
Le particolari condizioni del primo dopoguerra consigliarono gli organizzatori a tentare una formula assolutamente aperta: far concorrere i testi e non gli autori, una scelta giusta ma considerata da alcuni un azzardo. Tuttavia la cosa riuscì. Il premio, altro elemento singolare, poneva una base economica non piccola, specie per i tempi, e anche di gloria: la giuria infatti fu di alto prestigio, sempre. L’organizzazione impose subito una serietà inattesa in iniziative del “profondo Sud”, decisamente lontano dai luoghi sacri della cultura italiana in azione, per così dire. Che non si sarebbe premiata la notorietà ma si sarebbe guardato ad una vera pagina marina divenne un tam tam che in quei giorni difficili in ogni campo, e mitici, del primo dopoguerra, portò nella città dei due mari – com’è noto così è chiamata Taranto, per la presenza del golfo del “mar Grande” e dell’insenatura del “mar Piccolo” –, non solo numerosi concorrenti, ma in quei giorni del premio li fece giungere come a convegno in incontri che si rivelarono un fertile limo. Poi il successo così travolgente della prima edizione portò il gruppo degli organizzatori, raccolti attorno al settimanale tarantino, la “Voce del Popolo”, guidata da Antonio Rizzo, un giovane di grande talento, ad aggiungere anche una sezione di pittura (ed una mostra) che fece affluire i maggiori artisti italiani, da Savinio a Birolli, da Cassinari a Casorati, a Fausto Pirandello, e tanti altri e dette all’iniziativa tarantina una vera consacrazione.
Quanto a Raffaello Brignetti si vide subito che si trattava di un talento notevole, una nuova voce, autentica ed originale. Da Taranto raggiunse presto la notorietà con libri di mare, ma anche di diversa “materia”, e s’impose anche come inviato speciale di notevole caratura. Nel 1960 un incidente d’auto bloccò la vitalità fisica dello scrittore, ma non la sua fantasia. La prematura scomparsa, avvenuta nel 1978, per motivi legati ai danni recati dall’incidente, non ha consentito la completa evoluzione del ragazzo della Torre di Marciana Marina (era la sua abitazione, sul mare, durante la fanciullezza e giovinezza). Non poco, tuttavia, della sua misura, egli aveva già dato, in libri, e non solo.
Non è facile in un sistema che privilegia le mode dare alle cose il loro giusto valore, ricollocarle nei posti giusti. Socrate aveva ricordato che i morti vincono sui vivi, e di questo bisogna essere convinti. L’autore di questo piccolo libro ha la ferma convinzione che questo sia il caso di Raffaello Brignetti, che è di certo uno dei maggiori di quella generazione che ha visto i più celebri Calvino e Pasolini, ma di questi senz’altro non di minor valore. E poi, come dice Leonardo, col tempo ogni torto si dirizza.
 

Aldo Perrone, Raffaello Brignetti

30/10/2008

La biblioteca di Writer, di Alberto Cappi

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