Alberto Rollo alla Centofiori

Giovedì 24 giugno - ore 19

Libreria Centofiori


Piazzale Dateo - Milano

 

Alberto Rollo

L'ultimo turno di guardia

 

con Marco Zapparoli

 

Che meriggio lungo,

immobile, feroce ci corteggia

dal cerchio di finestre. Che catena

di tetti, spigoli, acutezze

è inchiodata alla calce

umida del cielo.

Non passa, pensi, mio pretino. Passa,

invece, e d’unghie

metalliche segna, di stridori,

il mio durare, il mio guardare.

 
 

 

cover rollo

 

La scena è l’interno di una torre, forse cella di isolamento, forse appendice di un nosocomio, forse rifugio metropolitano: comunque un luogo di segregazione e contemplazione.

Chi parla è un malato di tempo, una figura a metà strada fra l’avo vaticinante, il lungodegente, il condannato. Il suo interlocutore è una sorta di liquido testimone, di infermiere-carceriere. Una spia neghittosa.

L’allettato parla, immagina, comanda, si commuove, mette in disordine i ricordi, e l'altro ascolta, più distratto che ammaliato, più sordo che sedotto. Entrambi confitti nello spettacolo di un transito senza fine.

Alberto Rollo torna alla scrittura con un poemetto teso, nervoso, allucinato.

Un lavoro che l’ha accompagnato per almeno un quarto di secolo.







 

 

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