Ermanno Detti, I predoni del deserto

01/01/2011

Una collana coraggiosa, di Claudia Camicia

Registriamo con soddisfazione l’emergere di una coraggiosa editoria per ragazzi in Puglia, e ne attribuiamo il merito, oltre che agli imprenditori, alla sensibilizzazione operata dalle Università di Bari (prof. Giancane e Associazione L’Aquilone) e di Lecce (prof. Cavallera).
Ermanno Detti si occupa da decenni di editoria per ragazzi e di illustrazione, le sue competenze professionali e la sua qualità di fine scrittore lo collocano in compagnia di quelle poche selezionate firme a garanzia di progetti editoriali coerenti e di qualità. La collana “Remake” – ci ha spiegato – ricalca il metodo cinematografico con cui un regista o uno sceneggiatore scelgono una pellicola antica e la ripropongono con variazioni cronologiche, ambientali e stilistiche per farla conoscere ad un pubblico nuovo, che ha altre esigenze di comunicazione. Così il primo libro della collana ripropone una delle note avventure sahariane I predoni del Sahara anche per celebrare in centenario dalla nascita del prolifico scrittore. Lo stile fluido e la narrazione ricca di descrizioni guidano il lettore nel deserto assieme al protagonista miliardario inglese William Fromster malato di spleen malinconico. La sua avventura lo porta a incontrare i Tuareg il cui capo Selim decide di offrirgli in sposa la bella e gioiosa figlia Afza. Il testo originale ha pochi elementi in comune con l’edizione Remake, rimane l’atmosfera esotica, l’ambientazione e i personaggi locali ma nel testo originale spiccano invece gli inserti divulgativi in cui Salgari descriveva animali, usanze, costumi con una lividezza iperrealistica. Il suo Marchese di Sartena, un còrso coraggioso accompagnato dal solido aiutante sardo Rocco, si innamora di Esther, una ebrea abile con la carabina che lo conquista per la sua bellezza e adattabilità alle difficoltà della traversata. Afza, il personaggio ideato da Detti, ha invece la dote dell’affabulazione con cui intrattiene il miliardario e lo affascina con movenze e gestualità esotiche. La veste grafica è pregevole: Alberto Gennari illustra alcune tavole a tutta pagina con colori carichi propri del fumetto e incastona dei dettagli nel testo che è arricchito da parole in rosso. L’alternanza di testo e immagini rende dinamica la lettura e anche i meno appassionati saranno incuriositi dalla vicenda del protagonista.
Giuseppe Fiori invece rievoca un personaggio classico dei feuilletons francesi presentando un giovanissimo erede, attraverso due generazioni, dal famoso “genio del male”, che si trova a dover gestire il possesso di un antico baule e a cercare di ritrovare un tesoro (ma sarà davvero tale?). La struttura narrativa è originale perché inserisce nelle pagine documenti e indizi vari (lettere, ritagli di giornali, foto…) che il personaggio e il lettore dovrebbero seguire.

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