Giovanni Bernardini, Fuga dalla notte

07-04-2010
 Racconti «in fuga» e note poetiche, di Dino Levante
 
 
Due autori, due stili narrativi, un’unica casa editrice. Questi i nostri consigli per la ripresa del piacere della lettura, dopo le festività pasquali.
 
Il primo scrittore ha attraversato tutte le stagioni umane e sociali. Ha conosciuto la gioia e la sofferenza, la guerra e la pace, l’esperienza dello spettatore e dell’attore principale anche nel ruolo di protagonista politico. Parliamo di Giovanni Bernardini e del suo recente volume di racconti Fuga dalla notte. «Questi racconti – scrive nell’attenta prefazione Giovanni Invitto – non presentano alcuna visione pessimistica e “gotica” della vita e della morte. Il libro sviluppa una tesi già esplicitata nell’exergo, ripreso da Stanislaw Grochowiak: la scrittura cura le ferite e, scrivendo, anche la morte è lontana come lo è nell’infanzia. Alla fine, è l’autore che dà la chiave di lettura della “filosofia” presente nei racconti: l’immortalità è nei libri. La morte è sconfitta dalla scrittura. Quando parla di questo Bernardini parla di se stesso, di ogni scrittore, di ogni libro in cui sono depositate la nostra esistenza e la nostra anima».

Di tutt’altro impatto i testi lirici di Antonio Fracasso (fatti pubblicare dai figli), raccolti nel libro Il tredicesimo alla cena, una settantina di poesie con coda musicale. Nato a Tricase nel 1918 l’autore ha vissuto diversi anni a Lecce, dove è deceduto nel 2003. insegnante elementare nelle scuole rurali, a Nociglia, a Galatina e infine a Lecce alla “Armando Diaz”, dopo quarant’anni di docenza, in pensione dal 1978, acquistò un pianoforte cominciando un secondo impegno di passione e di studio, accanto alla scrittura poetica e narrativa, compagna di sempre. Ai versi unì la composizione musicale dando vita a melodie che gli valsero grandi riconoscimenti. Lecce nu me murire, eseguita dall’Orchestra della Provincia, diretta dal maestro Realino Mazzotta, negli anni Novanta, è fra le sue composizioni più belle e toccanti.