Giuseppina De Rienzo, Vico del fico al Purgatorio

16-06-2008

La piccola umanità e la forza del riscatto, di Claudia Presicce

La commedia e la tragedia umana. In quanti punti si toccano, quante volte convergono, quando diventa difficile scindere l’una dall’altra…? Ma niente mai ferma il corso di entrambe, il fluire della vita di un’umanità piccola e perduta sotto i colpi del destino che ad essa è toccato in sorte.
Senza l’idea pervicace di dare un messaggio, di insegnare niente nessuno, ma con una scrittura sapiente e ficcante, quanto dinamica e lieve, Giuseppina De Rienzo racchiude il senso della tragedia e della commedia umana di un Sud, come ce ne sono tanti, in un bellissimo romanzo, non a caso in corso per il Premio Strega 2008. Il titolo ardimentoso e faticoso è Vico del fico al Purgatorio e rende la stessa complessità e lo spessore dei due primi personaggi che si incontrano, quelli che in qualche modo conducono nella storia di un omicidio che si cerca di ricostruire nell’arco del romanzo. L’editore è Manni, alla sua quarta esperienza negli ultimi cinque anni tra i finalisti del celebre premio fondato da Maria Bellonci. Giuseppina De Rienzo è infatti entrata nella rosa dei dodici finalisti resa nota il 15 maggio nel corso di una cerimonia a Benevento che ha aperto la 62ª edizione del Premio quest’anno diretto da Tullio De Mauro. La prima votazione che determinerà la rosa dei cinque nomi che si contenderanno lo Strega 2008 come sempre avrà luogo a casa Bellonci a Roma il 19 giugno alle 19 col il voto dei quattrocento “Amici della Domenica”. Il vincitore verrà poi premiato al Ninfeo di Valle Giulia, a Roma il 3 luglio.
Il senso che sembra racchiudersi dietro questa storia potrebbe essere quello del riscatto finale che c’è dopo il purgatorio, dopo il dolore e l’amarezza, dopo una vita di ingiusto subire. Perché la sottomissione non è solo una cosa degli umili e degli ultimi, esiste prima o poi nella vita di tutti, la necessità di doversi piegare alle decisioni altrui, di dover sottostare a scelte di altri che condizionano il nostro destino. E il destino si subisce molto più di quanto ognuno se la voglia raccontare. Qui sia la protagonista che racconta e ricostruisce la storia che la donna che lei assiste legalmente perché accusata di omicidio, pur essendo due donne totalmente lontane socialmente e culturalmente, sono persone che hanno tollerato l’intollerabile da parte dei loro compagni, strette nella morsa di una difficoltà ad “agire” la vita molto femminile. Ma fino ad un certo punto. Arriva per tutti il momento in cui si gira la boa e la vita che fluiva via da sola per convenienza o per consuetudine, in un modo o nell’altro si riprende in mano.
Il palcoscenico di questa storia è Napoli, quella dei vicoli e delle famiglie proletarie tutte intrecciate ai limiti dell’incesto, dove tutti sanno tutto, ma nessuno vuole sapere, dove i tradimenti e le umiliazioni si sopportano e si seppelliscono nell’ipocrisia di interi clan. E dove la fede diventa rifugio e speranza di un mondo migliore che probabilmente quella Napoli come tanti altri Sud per adesso non vedrà. Accanto all’avvocatessa, giovane e con un graffio nell’anima legato al rapporto con la madre riversato inevitabilmente poi in un amore sbagliato, c’è un settantenne con una comica parrucca a caschetto, che non rinuncia alla sua diversità e alle paillettes neanche in un’aula di tribunale. Napoletano verace, è lui il Caronte che accompagna in questo mondo la donna e che ha molte più chiavi in mano di quante ne mostri e ne emergano nel raccontano.
In realtà tra stereotipi e caricature, senza mai tradire una liricità di fondo ben compiuta, questo libro è composto da personaggi senza tempo, non legati in alcun modo alla quotidianità di questi tempi, né dei precedenti o dei prossimi. Sono prototipi umani presenti in tutte le stagioni, come un’erba infestante che ricresce continuamente. La madre anaffettiva e rabbiosa nei confronti del mondo, il marito padrone violento e traditore, l’uomo con famiglia complicata che circuisce amanti ingenue per soddisfare i suoi bisogni erotici extraconiugali, la donna affamata d’amore che cede alle richieste dell’uomo che non avrà mai, l’adultera di mestiere che si concede per soldi al migliore offerente: ci sono tutti, volti e facce note nel ritratto abilissimo di questa scrittrice napoletana che restituisce un purgatorio di anime dove dell’amore vero, quello puro e spontaneo che cambiai il mondo, non c’è traccia.