Gualdo-Dell'Anna, La faconda Repubblica

19-02-2005

Il politico e il facondo: i giornali sono pigri, di Carla Marello


L’Italiano che si parla in pubblico o si scrive per un vasto pubblico sta cambiando velocemente, e da un lato insegue, dall’altro modella l’italiano per così dire familiare, privato. Gli osservatori di professione, i linguisti e in particolare gli storici della lingua, scelgono sempre più spesso di studiare questo italiano contemporaneo in diretta, senza lasciarlo decantare, come si sarebbe detto, e probabilmente fatto, un tempo.
Le ragioni che li spingono a farlo sono molteplici, non solo di studio ma anche di alfabetizzazione politica dei giovani. Il libro di Gualdo e Dell’Anna La faconda Repubblica è per tre quarti occupato da un’antologia di testi che vanno dal discorso di fine anno agli italiani (1 dicembre 1992) di Oscar Luigi Scalfaro, al discorso di Romano Prodi alla Convenzione dell’Ulivo del 14 febbraio 2004, passando per il discorso della «Dichiarazione d’indipendenza e sovranità della Padania» pronunciato da Umberto Bossi il 15 settembre 1996 a Venezia. Si tratta di 21 documenti che variano dal parlato-parlato, come l’intervista televisiva e il dibattito con contraddittorio, al parlato-su-scritto, rappresentato dall’intervista giornalistica e da discorsi tenuti in occasioni di comizi e congressi, al parlato-scritto dei discorsi parlamentari e dei discorsi preregistrati per la radio e la televisione, allo scritto-scritto a cui appartengono le tesi programmatiche,m gli opuscoli informativi, i manifesti, i volantini.
I testi sono frutto di trascrizioni di materiali audio e video, fatte apposta o ricavate da siti istituzionali (Camera, Senato, Quirinale) o scaricate dai siti web dei partiti. Li precedono due saggi uno di Gualdo e l’altro di Dell’Anna volti soprattutto a mettere in rilievo le peculiarità del cambiamento in atto nel linguaggio dei politici: la retorica dell’antipolitica, la meditazione, il cambiamento dei luoghi e dei simboli dell’agire politico, le principali tipologie testuali e argomentativa. I documenti sono anche intercalati da presentazioni e vivaci commenti dei due attori che più puntualmente mostrano in contesto le tendenze discusse nei capitoli iniziali.
Gualdo, ad esempio, commenta così il discorso di insediamento alla Presenza della Camera dei Deputati tenuto da Pier Ferdinado Casini il 31 maggio 2001: «Subito definito, in modo un po’ irriverente, il “discorso della Madonna”, quello di Casini è un felice esempio di moderatismo di pasta democristiana condito in salsa maggioritaria».
Da parte sua Dell’Anna mette in rilievo nella replica di Rutelli al discorso di insediamento del secondo governo Berlusconi (21 giugno 2001) che «dal punto di vista argomentativo il discorso assume sin da subito i tratti dell’argumentum ad personam sostenuto abilmente dalla contrapposizione noi/lei, e da quelle analoghe opposizione/maggioranza o ancora opposizione/Governo», e che «le dittologie sinonimiche fanno tutt’uno col generale stile binario, anche oppositivo, del testo».
Il volume, rivolto ai curiosi della comunicazione politica, è stato pensato anche per studenti che si vogliano orientare nella lettura dei testi prodotti dai politici e si rivela davvero un efficace strumento, come del resto il libro di De Benedetti sui titoli di giornale, L’informazione liofilizzata, che ha in comune non solo il periodo considerato, ma anche la funzione informativa.
Il titolo di giornale è un testo particolare che secondo i casi può richiedere ampie integrazioni per essere capito: ogni titolo parla agli altri titoli della stessa pagina e può implicare conoscenze molto vasti di precedenti titoli di romanzi o film, oppure essere autosufficiente. È d’altro canto la parte più letta  nei giornali e come tale svolge un ruolo cruciale.
De Benedetti ha condotto la sua analisi sui titoli de Il Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Il Manifesto, con incursioni fra i titoli de Il Messaggero, Il Sole 24 Ore, Tuttosport, La Gazzetta dello Sport. È un’analisi qualitativa che tiene conto della peculiarità del titolo giornalistico, quasi mai deciso dall’autore dell’articolo.
De Benedetti indaga il lessico presente nei titoli e ne illustra la natura fra metafore di guerre, sfide e duelli politico-calcistici, metafore meteorologiche, nomi, cognomi e soprannomi, dal Senatur a Schumi, dal Cinese a Torino. E stila una tipologia. Ad es. titoli dialogici: «Touur? È come andare in miniera». Monologici, come «Garante contro Fininvest», Urlati, brevi, a caratteri cubitali tipici dei giornali sportivi: «Ultimatum Zidane».
Nel capitoli intitolato «Citarsi addosso» l’autore, che è anche un giornalista e nel libro ha dimostrato di sapersi dare titoli azzeccatissimi, ci fa capire come siano difficili da intendere certe citazioni dei titoli. Matrici letterarie e cinematografiche ormai abbastanza incomprensibili per i giovani continuano a trionfare (che età hanno i titolisti?). Nei titoli pullulano 007, padri-padrone, padrini, giorni più lunghi, grandi manovre, giovani leoni, ultime spiagge. Ci sono anche personaggi più recenti come Top Gun, Robocop, Braveheart, ma si vede che i titoli non parlano tanto ai giovani.
Molto frequenti sono anche gli schemi derivati da titoli di trasmissioni televisive e da film o serie di film che a loro volta si rifanno a titoli di romanzi famosi: Gli X per caso, La cronaca di un X annunciato, X può attendere, X colpisce ancora, il ritorno di X, Alla ricerca dell’X perduto. Dal film di Troisi derivano i titoli Ricominciare da X e dalla canzone di Jovanotti, che riprendeva il linguaggio giovanile, pensare + aggettivo in funzione avverbiale.