Il Novecento dei bambini

06-07-2006

Così i bambini raccontano ai loro coetanei il Novecento

La Storia non appartiene soltanto ai vincitori che, per così dire, la “fanno”, bensì anche ai vinti che la subiscono e a chi si trova nel gorgo degli eventi senza propriamente “fare” né “subire”, in una posizione che non è di vittoria, né di sconfitta, piuttosto, di curiosità e scoperta. Si pensi ai bambini: siano essi nati fra vinti o vincitori, il loro atteggiamento non appare chiuso e univoco, ma sempre all’insegna di quella fondamentale capacità di sorprendersi che negli adulti è ormai svanita. Accade di trovarsi a fronteggiare una povertà materiale e morale troppo grande per rispondere con il sorriso; accade che molestie e abusi abbrutiscano i più piccoli costringendoli a crescer –male!– prima del tempo: ecco, in simili circostanze, purtroppo non infrequenti, l’infanzia perde innocenza e meraviglia e, tuttavia, non può continuare a dirsi infanzia poiché di essa non ha più le caratteristiche trapassate, oramai, in amarezza, vuoto, rassegnazione o desiderio di vendetta. Un corpo bambino non è un bambino: la differenza è nell’anima che guarda la Storia con occhi spalancati, stupiti, allegri, tristi, increduli, tutte emozioni che nascono immediate e, per fortuna, riescono ancora a evitare l’etichettatura della psicopatologia.
Raccontare la Storia attraverso le interpretazioni, le idee, lo spirito dell’infanzia non è impresa facile per scrittori già adulti, benché vicini all’età più tenere per professione e passione: è questo il caso di Roberto Piumini, Giovanni Caviezel, Lucia Castelli che hanno scelto di narrare il Novecento mettendo insieme dieci storie, una per decennio, di ragazzini italiani. Piumini, poeta, inventore di filastrocche e racconti, è un nome presente e apprezzato nelle antologie scolastiche e nella narrativa per l’infanzia: il suo stile ricorda, a tratti, il lavoro di Gianni Rodari che, grazie alla sua “Grammatica della Fantasia”, ha percorso e illustrato gli infiniti sentieri del fantastico e le possibilità di plasmare la materia fiabesca in modi sempre nuovi, con l’aiuto dei bambini stessi. Piumini raccoglie e mette a frutto la lezione di Rodari, cimentandosi anche nell’adattamento dei capolavori epici in versioni accessibili ai più piccini. Ne “Il Novecento dei bambini”, edito di recente nella collana “Bibò – Libri per ragazzi” della salentina Manni e scritto a sei mani con Giovanni Caviezel e Lucia Castelli, Piumini si trova ad affrontare una bella scommessa, perché la Stoia è materia non plastica e duttile come la letteratura: un secolo non si può “riadattare”, se mai esporre in maniera più semplice e piana, tralasciando rapporti di causa-effetto troppo complessi per il livello di apprendimento dei lettori, anche se, per questo, esistono già i libri e la didattica. Allora, come evitare di riproporre il classico “Sussidiario” e, insieme, badare a costruire un libro chiaro, ma non banale, semplice, ma non spoglio? In breve, come avvicinare alla conoscenza della Storia sena annoiare? Vi è soltanto una strategia: lasciar parlare i bambini ai bambini, compenetrare Storia e quotidianità con leggerezza e sapiente alchimia narrativa. D’altronde, la Storia è, in parte, quotidianità: oltre i conflitti armati, le conquiste, le crisi economiche, politiche e sociali, la vita e le azioni di uomini grandi o meschini, le ingiustizie patite da intere popolazioni, troviamo l’esistenza di tutti i giorni, la gente che lavora e, talvolta, non sa come arrivare a fine mese con i magri guadagni. E poi, tradizioni, costumi, modi di divertirsi, relazioni interpersonali. Lo studioso avveduto s’interessa anche di questi argomenti realizzando una storiografia che descrive l’humanum nella sua totalità e non “a una dimensione”.
Dalla Prima Guerra mondiale alla strage di Bologna, dalla protesta giovanile al crollo del Muro di Berlino, dalla Lira all’Euro, dai primi personal computer a internet, da Carosello ai cartoni animati a colori. Un secolo denso di avvenimenti e di rivolgimenti storici sul quale è vivo e aperto il dibattito. I tre autori –Piumini, Caviezel e Castelli– associano a ogni vicenda un nodo cruciale del Novecento, integrando la narrazione con fotografie e schede informative. La data della comparsa di Mickey Mouse in Italia, le riproduzioni dei giocattoli in voga negli anni Trenta, le “regole del bravo bambino”, le immagini d’archivio di momenti drammatici impressi nella memoria collettiva. La cavalcata termina con il Duemila e, dunque, con l’ingresso del nuovo secolo che, a giudicare dai primi anni, non è meno sanguinoso del precedente. Un giorno, forse, racconteremo la Storia della guerra in Iraq: chissà quali ricordi serberanno i bambini di oggi, se alcune fra le più crude immagini trasmesse in televisione si sono depositate nella loro memoria e riemergeranno in un futuro non lontano per esser raccolte da scrittori attenti e consapevoli.
“Il Novecento dei bambini” è un libro consigliato nella fascia d’età compresa fra gli otto e i dodici anni, tuttavia, anche gli adulti possono leggerlo con piacere, rivivendo gli anni dell’infanzia e quel senso di comunità e solidarietà che la nostra epoca virtuale ha dissipato. Quando tre generazioni –anziani, adulti e bambini– si riunivano nell’unico bar provvisto di televisore per assistere alle puntate di “Lascia o Raddoppia” bevendo un bicchiere di buon vino e un’aranciata. Sì, oggi ci si incontra nel discopub e, qualche volta, si guarda persino la partita di calcio insieme, ma non è la stessa atmosfera, tipica della “famiglia allargata”, che si respirava un tempo. Quando i bambini giocavano tranquilli in una strada libera dalle automobili e sorvegliata da gruppi di donne più o meno giovani che raccontavano gli ultimi pettegolezzi e si scambiavano confidenze femminili.
 
Quando, a bordo di un’utilitaria stracarica, con il numero minimo di tre figli a bordo, si partiva alla volta del mare. Quando possedere una bicicletta era il sogno più grande dei ragazzini. Il passato non torna: è inutile assumere un atteggiamento nostalgico e sciocco mitizzare quel che è stato. Non dimentichiamo che la prima metà del Novecento ha visto l’affermarsi dei totalitarismi in Europa: avremmo gradito vivere nell’Italia di Mussolini? E nella Germania di Hitler? Dagli anni Venti fino alla metà degli anni Quaranta, la qualità della vita è stata fortemente inquinata: assenza di democrazia, repressione, sterile retorica, ingannevole propaganda. I Balilla addestrati a una disciplina militaresca, esaltati dalla fulgida idea dell’Italia colonizzatrice e latrice di civiltà, costretti a imparare canzoni come “Faccetta Nera”. In Germania, “la gioventù di Hitler” altrettanto imbottita di retorica e ipnotizzata dal culto della violeza.
Il bello del libro scritto da Piumini, Caviezel e Castelli è nella completa assenza della volontà dell’indottrinare i lettori: fenomeni come l’avvento del Fascismo e la protesta studentesca sono riportati in maniera obiettiva con l’ausilio delle schede informative cui abbiamo fatto riferimento in precedenza. L’intento non è quello di propagandare un’idea, ma di chiarire ai lettori la sequenza degli avvenimenti in maniera onesta e interessante.