Polito-Pennetta, La guerra del vino

09-09-2010

In Puglia rosso sangue sul rosso così scoppiò la «guerra del vino»

È oggetto di diverse iniziative storico-culturali l’anniversario della sollevazione popolare, provocata dal crollo del prezzo delle uve, e sfociata nei luttuosi avvenimenti di San Donaci (Brindisi): quel 9 settembre 1957 la forza pubblica aprì il fuoco sui manifestanti provocando tre vittime, tra cui una donna, e diversi feriti.
Un primo e significativo risultato è l’organizzazione di una mostra e la pubblicazione di un volume di documenti dal titolo emblematico La guerra del vino, a cura di Alfredo Polito e Valentina Pennetta (per l’editore Manni di Lecce) che restituisce la memoria delle tensioni sociali degli anni Cinquanta che coinvolsero non solo San Donaci, ma anche altri comuni come San Pietro Vernotico, Cellino San Marco, Torchiarolo e San Pancrazio Salentino, per la Provincia di Brindisi, e di Guagnano, Salice, Squinzano, per la provincia di Lecce.
A pochi anni dalla riforma agraria che aveva acceso le speranze di contadini senza terra – che si erano impegnati in una ennesima opera di cambiamento di aree agricole arretrate impiantando culture arboree, in particolare vigneti – i «giganti della trasformazione», come furono definiti i contadini pugliesi dal grande economista salentino Antonio De Viti De Marco, si ritrovarono impotenti a fronteggiare la febbre speculativa del sistema di commercializzazione dei prodotti. La forte tensione sociale sfociò in un ennesimo eccidio determinato dall’azione repressiva della “Celere”, in base alle direttive emanate dal ministero dell’Interno, guidato in quegli anni prima da Mario Scelba e poi da Ferdinando Tambroni.
Dopo l’eccidio diversi esponenti della CGIL e del Partito comunista, tra cui Giuseppe Di Vittorio e Giorgio Napolitano, attuale Presidente della Repubblica, si recarono nelle zone interessate non solo per manifestare la solidarietà alle famiglie delle vittime e per evitare ogni forma di speculazione, ma per riportare la situazione alla normalità, alla legalità ed al rispetto delle regole democratiche.
Con la «rivolta del vino» vennero alla luce i fenomeni speculativi, soprattutto nella commercializzazione dei prodotti della viticoltura, a cui non erano estranei gli interessi dei grossi commercianti ed industriali del Nord, senza considerare l’inerzia governativa relativa al problema delle ingenti quantità di vino invenduto dell’annata precedente.
Tra i risultati di questo significativo recupero della memoria si colloca anche la costituzione di un centro di documentazione permanente a San Donaci, la presentazione di una mostra itinerante ed un portale multimediale che conterrà le video-interviste ai grandi e piccolo protagonisti di questa epopea salentina.