Argomento “La Mosca di Milano”

Giorgio Mobili, Penelope su Sunset Boulevard

01/06/2012

Sul viale del tramonto, di Luca Stefanelli

Matteo Bonsante, Dismisure

01/06/2011

Verso l'alterità, di Giuseppe Moscati

Sarah Tardino, Il custode

01/06/2010

Il custode, di Aky Vetere

 La silloge Il custode di Sarah Tardino è un’opera artisticamente matura, che «passa da strappi quasi epigrammatici a una forma di canto inquieto», come cita Maurizio Cucchi nella prefazione. Ma la forma, seppur “stridente”, costringe chi si avvicenda alle sei sezioni del libro, a riconoscere lo strumento poetico che indaga la profondità dove si cela il contenuto dell’opera. Sarah Tardino usa la parola come il vasaio usa l’argilla. C’è un vaso per l’acqua, e un vaso per il vino.

Roberto Maggiani, Cielo indiviso

01/06/2010

Cielo indiviso, di Anna Pennisi

Cielo indiviso è la quarta raccolta di poesie di Roberto Maggiani. La densa prefazione del poeta Domenico Cara introduce il lettore a cogliere nei versi di Maggiani «le estasi indivise», quel senso panico di annullamento del proprio esistere, quel farsi mare e cielo in una dimensione quasi mitica per acquistare una nuova e diversa fisicità, che non è più esperienza storica, ma ansia e bisogno d’Infinito.

Piera Mattei, L'equazione e la nuvola

01/06/2010

L’equazione della Mattei, di Luisa Pianzola

Francesco Macciò, L'ombra che intorno riunisce le cose

01/05/2009
Una fisiognomica d’ambiente, di Massimo Morasso

Ci sono autori, nei quali la parola porta con sé le tracce del suo sposalizio con un genius loci imprescindibile. È ben vero che l’impronta di un paesaggio locale può diventare viatico stilistico, cifra di riconoscibilità, e, nei migliori, perfino stimmate di un’avvenuta visione. In quest’ultimo libro di Francesco Macciò i volti dei microcosmi torrigliesi o della Val Trebbia non sono soltanto apparenze sensibili.

Giacomo Leronni, La polvere del bene

01/05/2009

Il capitale di Leronni, di Davide Puccini

Piera Mattei, Melanconia animale

01/12/2008

Chiavi plurime per la Mattei, di Mariella Bettarini

Roberto Bertoni, Fili

01/12/2008

Un ordine arbitrario, di Roberto Bugliani

Il libro di Roberto Bertoni, Fili (Manni Editori, Lecce 2008) è caratterizzato dalla disposizione dei testi narrativi secondo l’ordine alfabetico dei loro titoli. Ora, come ha osservato lo studioso francese Roland Barthes, l’ordine alfabetico è il più arbitrario degli ordini, in quanto non è un ordine significativo né tanto meno asseverativo, e la successione dei testi è lasciata alla neutralità, almeno apparente, dell’alfabeto.

Giovanni Catelli, Treni

01/12/2008

Le istantanee degli occhi, di Matteo Zola

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