Marco Pivato, A poca voce

14-01-2009
L’amore sussurrato di Pivato, di Rossano Astremo
 
Canta l’amore Marco Pivato, scrittore riminese alla sua raccolta d’esordio edita da Manni dal titolo “A poca voce”. Il libro di Pivato, che nella vita fa il giornalista scientifico, vanta la prefazione di Sergio Zavoli che, senza mezze misure, così si esprime: “Questi versi d’amore,di una struggente e persino ribalda sincerità, si inseguono al di fuori di ogni educazione sentimentale, finché non splenda la prima qualità di cui è insignito l’amore, cioè la ricerca e la conoscenza, la percezione e il sentimento di quello stato regale e del suo indefettibile dominio”. La raccolta di Pivato è un vero e proprio poema, un testo coerente e coeso all’interno del quale si dipanano le tappe progressive di un amore totale vissuto e “narrato” seguendo il punto di vista dell’io lirico. E, pur nella discontinuità raggiunta circa la bellezza dei testi, non mancano i versi che meritano la citazione: “Il pensiero di te assume consistenza / che pare tatto: / si sente della crema strisciando / fra i denti il tuo ricordo, / lì vicino alle papille”; o: “se vorrai ascoltarmi / non ti farò del male, / ma con punti che conservo, / e sfilati alla tua gonna nera, / proverò / a poca voce, / a rammendare la memoria / della nostra storia”; o, ancora, questi due versi: “Il tuo abbraccio è nobile: / come con un gas; non riesco a stringerti”. Una buona prova d’esordio con alcuni punti deboli, piccole dosi di patetismo che, spesso, si raggiungono quando s’affronta un tema così diffuso, ma sempre ostico quale quello dell’amore.