Alida Airaghi, Frontiere del tempo

19/09/2007
Versi e commenti, di Alberto Toni

Dalla prima sezione “Tempo di Dio”, fino all’ultima, “Tempo mio”, l’autrice tenta di scandirlo “nelle sue varie dimensioni e connotazioni: storica e personale, metafisica e mentale”. Ne viene fuori un tipo particolare di poesia, tra il filosofico e l’esistenziale, una poesia supportata spesso dal verso breve e da un ritmo cantabile, come un segno, un’incisione: “Tempo prima del tempo, / essere che non c’eri, / vuoto dell’esistenza, / ieri prima di ieri”. Nell’ultima parte del libro il discorso si fa più personale, emergono ricordi, situazioni, volti che appartengono al passato, ma di un passato ancora presente: “Metto la tua vestaglia, / papà, / quando di notte / ho freddo. In cucina / compio antichi gesti, / esitanti”. La poesia nomina il tempo della vita, con la consapevolezza che i giorni “sono degli addii” e che ciò che è stato non tornerà, perché “la vita fugge e non s’arresta un’ora”. Il tempo è attesa, porta in sé la vita nuova, costruisce l’identità, la parola sicura per raccontarlo.

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