Argentina-Baini, Messi a 90

10-06-2010
Gli azzurri «Messi a 90», di Giacomo Annibaldis
 
Siamo alle solite. La nazionale italiana di calcio va al mondiale in Sudafrica e il popolo mugugna: così non supereremo nemmeno il primo turno; è una formazione di vecchietti; mancano le vere personalità… La nostra squadra parte – anzi, a ben vedere, è sempre partita – sotto i più infausti pronostici, schiacciata dal cumulo delle frustrazioni del Paese, circondata dalla «sfiducia nelle nostre possibilità». Non è certo questa la prima volta e non sarà l’ultima. Sicché qualcuno può sentenziare: «L’Italia non è una nazione (e una nazionale) vincente. Quando accade, quasi se ne vergogna e fa di tutto per dimostrare che è stato un errore». A mettere per iscritto questo pensierino-autogol è Fiorenzo Baini, milanese, che con il tarantino Argentina firma il volume Messi a 90. Il volume, edito dal salentino Manni, si prefigge – come spiega il sottotitolo alla Wertmüller – di ricordarci «le partite più raccapriccianti dell’Italia ai mondiali», adornandole di «altre storie di ordinaria follia calcistica». La telecronaca delle partite è di Baini; lo sguardo oltre, fuori o ai margini del campo è quello lanciato da Argentina (naturalmente con il suo stile guascone e la passione meta-calcistica a volte estrema, profusa anche nel romanzo Cuore di cuoio). Due telecronisti difformi.
D’altronde questa inclinazione italica alla soccombenza è tutta espressa nel titolo, in cui Messi a 90 sarebbe la posizione erotica espressa con un piegamento in gradi centigradi. E l’Osvaldo S. che firma la prefazione – non osiamo pensare che si voglia «rievocare» l’ombra dell’argentino Soriano, anche lui grande tifoso di calcio -, dopo aver sentenziato che «la mediocrità è il carnaio a cui anche il calcio attinge», lo dice chiaro: «Ecco dunque alcuni scampoli dei mondiali del passato, scampoli di seconda scelta, collocati in una zona d’ombra. Laterale (…). Il libro che avete davanti è anche per amanti del calcio, certo, ma è soprattutto per gli amanti delle prospettive insolite».
Si parte dunque dai mondiali del 1966, con quella indimenticabile partita Italia-Corea 0-1, rimasta nella mitologia della sfiga calcistica, e rievocata ogni volta che noi tifosi vediamo addensarsi nuvole nere sul gioco dei nostri atleti azzurri. Quasi sempre, bisogna ammetterlo. E si arriva alla incredibile vittoria del 2006, quando tutto il globo del pallone ci dava per stracotti e perdenti, a causa di «calciopoli». Una utile carrellata, affidata alla penna – senza troppi dribbling esaltanti – di Baini, piena di curiosità e di episodi rimossi. Quello che manca del 2006 è l’impatto della testata di Zidane a Materazzi; ma – come dichiarato nel sottotitolo – quell’episodio fa parte dei misteri gloriosi del nostro calcio (e comunque esso lascia il suo imprinting in copertina, su cui due calciatori di subbuteo si confrontano: quello con maglia francese si piega e la sua testa sembra colpire al petto il giocatore con maglia azzurra).
Il controcanto narrativo lo innalza invece Argentina: la sua fantasia va spesso oltre la linea e – poggiando le sue sgroppate laterali su fatti verosimili – ci mette in contatto con calciatori di altre nazionali, bulgari o olandesi, coreani o belgi: ognuno con le proprie (inventate?) tragedie private. O con invasioni di campo di pornodive e prostitute: che siano Cicciolina e Moana nel 1990 in Italia, o sia una attempata Laudamia di Potenza corsa a Berlino a far soldi. Fallosi appaiono i suoi approcci: Argentina – tra le boccette scaramantiche del Trap e gli escatologici trofei di un difensore italiano (Gentile?), estratti con la pratica di infilare il dito nei deretani degli attaccanti avversari – mette le ali alla sua sfrenata immaginazione, alla truculenza.
In «zona Cesarini», i due autori si mettono anche loro «a 90», e fanno chiudere il libro al Pelè, portiere di un condominio: «Scrivere un libro sulle peggiori partite poi, mi sembra un’ulteriore fesseria. Ma questo, professor Baini e professor Argentina, non scrivetelo che forse è meglio». Consiglio non ascoltato. Dissuasivo, parentetico.