Chiusure

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Articolo:
Gianluca D’Andrea
Chiusure
È un libro di movimento, di distanze che improvvisamente si riempiono perché trasfigurate nell’invenzione poetica…
Mimmo Cangiano
Questa poesia funziona come una specie di tesa ricognizione: non solo di ciò che c’è, ma anche di ciò che manca e che si desidera.
Massimo Gezzi
info-copertina
Chiusure
Libro novità
anno: 
2008
pagine: 
80
isbn: 
978-88-6266-087-7
Menzione al Premio Montano per poesia inedita 2008
Gianluca D’Andrea è nato nel 1976 a Messina, dove vive e insegna nella scuola media. Per i suoi testi poetici ha avuto significativi riconoscimenti in campo nazionale. Collabora a riviste di poesia e critica. Questo non è il suo primo libro.


DUE NOTE CRITICHE

Chiusure di D’Andrea è un libro di movimento, di distanze che improvvisamente si riempiono perché trasfigurate nell’invenzione poetica, di movimento perché continuamente alla ricerca del contatto, dell’abbraccio, di un qualcosa di materico con cui fondersi, con cui realizzarsi. I costanti riferimenti alla sfera del corpo e a quella della terra non possono far pensare ad una poesia semplicemente rivolta verso l’interno, tutt’altro, il tentativo è piuttosto quello di colmare i vuoti, mancanza e distanza sono altri due termini chiave, fra il sé e l’altro da sé, non però come formazione di un assoluto indistinto, ma come rinsaldamento di relazioni perdute o sul punto di rompersi: “ancora una tensione illusoria/forse il disastro di fibre/l’espansione assidua dello sguardo/, o ancora le fibre assorbono gli scambi/scartano una luce che percorre/adagia raggiunge gli occhi che altri vetri decompongono/. In questo senso si può comprendere anche l’oscurità che spesso caratterizza Chiusure, il poeta non mira infatti ad una concretizzazione dell’astratto, ma, conforme con la sua visione, si limita a rendere concrete le relazioni che intercorrono nel mondo, e nel far ciò crea una poesia di terra, visualizza una camera-mondo percorsa da fili e vibrazioni tutt’altro che invisibili, ma fatti di sangue, di ammassi di carne. Ogni cosa si estende, e da quelle estensioni altre ne nascono, ogni cosa si contorce alla ricerca dell’unione: Distanziati in continue mutazioni/movimenti indefiniti/per restare incollati/nell’abbraccio siderale.
Volendo anche solo soffermarci sulla prima parte dell’opera, quella intitolata Svista d’origine, potremmo trovare ben trentuno passaggi che hanno come riferimento lo sfibrarsi, il dilatarsi, l’esplodere, la trama: il raggio sfibrato, le sfere si dilatano in pelle, smottamenti, flussi rossi ampliano il legame di fibre, elastici, sostituendo i frantumi e via dicendo.
Devo confessare che ad una prima lettura il libro non mi era piaciuto affatto, l’andamento eccessivamente prosastico e anti-musicale che si registra anche quando il verso è estremamente ridotto aveva fatto scivolare il mio giudizio verso il negativo, probabilmente è stata la citazione dal poeta cinese Yang Lian con cui il libro si apre a mettermi almeno in parte sulla strada giusta, comprendere è inevitabilmente giustificare. Lo stile del san wen è per quella letteratura proprio di una scrittura individuale in cui lo scrittore mette in atto la propria visione del mondo e della letteratura, e in questo senso si muove D’andrea nella creazione di un universo che si vorrebbe anti-dialettico: Ora invento la linea/il tragitto che unisce i tuoi tratti/ora disegno l’immagine/ e lego la trama, intreccio le fibre/…/le tue labbra carne e pieghe/dilatate si gonfiano/costruendo la mia volta attuale.
La fisicità ha sostituito la metafisica, il poeta non ci dà un libro sociale, ci dà un libro etico, sofferente perché mira all’Uno, ma in questo caso un’unità ricca di arterie, di venature, di relazioni, e in ciò raggiunge forse uno dei traguardi più importanti, suggerire una via diversa ad un’ormai logoratissima poesia “corporea”, una via in cui l’istintualità, pur presente, soggiace ad una ben precisa visione del mondo, tutt’altro che irrazionale.

Mimmo Cangiano

"Nei momenti migliori, cioè quelli in cui l’andamento ragionativo quasi solenne si accompagna a un gusto incontenibile per la nominazione di cose e di realtà, questa poesia funziona come una specie di tesa ricognizione: non solo di ciò che c’è, ma anche di ciò che manca e che si desidera (vedi la lunga serie di infiniti desiderativi che sorreggono i testi della prima o della quarta sezione). Colpisce l’alternanza di registri e di atteggiamenti espressivi: la «chiusura» della prima sezione, ad esempio, contraddice l’ariosità dialogica e lirica dell’ultima, dove Chiusure, ai miei occhi, tocca i suoi risultati migliori."

Massimo Gezzi

Gianluca D'Andrea, Chiusure

01/09/2008
Nella pupilla immaginale del mondo, di Francesco Marotta  
I.

Gianluca D'Andrea, Chiusure

07/10/2008
Oltre la parola il suono, di Antonio Spagnuolo

Gianluca D'Andrea, Chiusure

26/10/2008
La cifra barocca, di Gianfranco Fabbri

Parlo quest’oggi dell’ultimo libro del messinese Gianluca D’Andrea. S’intitola Chiusure e lo pubblica Manni di Lecce nella sua collana “Pretesti”. L’autore ci riporta, con quest’ultima fatica, a certe atmosfere del suo precedente lavoro, intitolato Il laboratorio (LietoColle editore), così pervaso di freddezza linguistica e di improvvisi, quanto inaspettati, lampi carnali.

Gianluca D'Andrea, Chiusure

18/11/2008
Nella pupilla immaginale del mondo, di Francesco Marotta
 
I.  
Una caratteristica di questo splendido libro (un vero e proprio oggetto alieno nel panorama omologato e privo di respiro della poesia che in genere oggi si pubblica e si legge), rintracciabile immediatamente in tutte le sezioni in cui si articola (stanze/stazioni di/in un ciclico percorso di rinascita e rifrazione del mondo attraverso gli specchi del corpo), è la tensione costante, ininterrotta, a un’estrema rarefazione

Gianluca D'Andrea, Chiusure

27/12/2008
Ardito è moderare la voce, di Maurizio Cucchi

Gianluca D’Andrea, messinese, (classe ’76), pubblica Chiusure (Manni, pp.76, e12), proponendo un sano incontro tra lirismo e riflessione in versi, non disdegnando a sua volta movimenti in direzione del poemetto o del breve componimento in prosa.

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